App Store, secondo me…

Elenco Apps su App Store

Ho deciso che per quello che mi riguarda l’App Store è allo stesso tempo una figata e una fregatura.

Sull’App Store tutto è facilmente accessibile, costa pochissimo, alle volte niente. Se a qualcuno venisse il dubbio sul perché uno sviluppatore dovrebbe lavorare per prezzi del genere beh, i numeri dovrebbero fargli cambiare idea, e non è un caso che di tanto in tanto qualche sviluppatore che diventa improvvisamente ricco è la notizia del giorno. Anche fosse vera solo la metà della notizia, credo basterebbe.

L’App Store, poi, è un ottimo veicolo promozionale. Non tanto per la pubblicità diretta che gli si può attaccare, e su cui Jobs ha già messo lo zampino, ma per quella indiretta che le applicazioni possono veicolare. Un’Apps ben fatta, un contenuto furbo, una buona pubblicità sui media e il meccanismo è innescato. Il risultato è assicurato.

App Store, quando arriverà su Mac OS X, potrebbe portare dei giovamenti, sempre che in Apple non decidano di usarlo per siliconare il sistema operativo alle casse di Apple più di quanto già non sia, con tutte le limitazioni d’uso che ne verrebbero.

App Store, dov’è la fregatura?

Le Apps sono tante, tutte apparentemente belle e costano poco, a volte non costano niente. Nel mucchio, a basso prezzo, ci sono tante apps di qualità altrettanto bassa, raramente si può provare, si fatica a scegliere e alla fine si spende molto.

App Store Case History

Sto cercando un’applicazione per gestire le classiche “cose da fare”, una to-do list un minimo furbetta.

La prima cosa che faccio è una ricerca sull’App Store. Tanti bei risultati, costi che vanno dai 2 ai 5 Euri più o meno.
Dopo averle sfogliate individuo quella che, a naso, potrebbe fare al caso mio e la compro. La uso qualche ora e mi rendo conto che non è esattamente quella che fa per me. Non mi rendo conto che ne ho appena comprata una, complice la cifra bassa e il fatto di non dover tirar fuori la carta di credito, che vado a sceglierne un’altra, e finisce acquisto pure questa.

Per cercare meglio magari ho anche sfogliato un po’ il web alla ricerca di recensioni, giusto per trovare più informazioni e qualche impressione da parte degli utilizzatori. Ci spero, almeno.

(Ecco, sulle recensioni bisognerebbe aprire un capitolo a parte, specie nei siti in lingua italiana…)

Alla fine dei giochi ne ho provate (= acquistate per forza di cose) cinque o sei.

Ho speso quanto una applicazione shareware, una delle tante che ho acquistato e che uso con profitto, alcune da parecchi anni. Una buona applicazione shareware, di quelle scelta oculatamente dopo averla provata.

È vero che alcuni sviluppatori su App Store offrono versioni limitate gratuite dei loro lavori, purtroppo non sono molti. Li ho ringraziati tutti inviando il mio feedback.

Morale della favola, ho comprato una manciata di applicazioni che temo non userò mai, e temo di non poterle nemmeno regalarle a qualcuno per Natale.

La fregatura è che non ho speso un’esagerazione, non tanto da rimanerci male o da incavolarmi. La fregatura, temo, è che non sarà nemmeno l’unica volta. Il prezzo di una pizza e una birra, solo che quando caschi male con la pizza In Apple, che non sono degli sprovveduti, con quelli come me si fregano ben bene le mani.

La fortuna e la fregatura dell’App Store.

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16 Commenti a “App Store, secondo me…”

  1. Puce 15 dicembre 2010 at 10:16 #

    Rob, a tutti capita di acquistare sw errato: a me è capitato anche con sw pacchettizzati per Mac, roba il cui prezzo basterebbe per comprare una trentina di applicazioni sull’AppStore (anche un centinaio se pensiamo al prezzo da 79 cent)… e che dire delle mega offerte irrinunciabili di MacHeist o similari: “10 sw del valore totale di oltre 1000$ a soli 44.90$”… peccato che poi, di quei 10 sw, ce n’è magari solo uno o due interessanti, magari anche buoni, magari il cui prezzo singolo sarebbe maggiore (e quindi c’è un risparmio effettivo), ma che probabilmente senza l’offerta non avresti comprato, e dopo averlo comprato usi una o due volte, e poi giace inutilizzato (anche qui ci sono già cascato un paio di volte).
    E’ la legge del prezzo basso che induce all’acquisto “impulsivo”, vale in qualsiasi settore, e l’unica fregatura dell’AppStore è che è tutto così semplice e immediato, presentato bene, e con un’infinita varietà, che compri e scarichi senza neanche accorgertene.
    Personalmente la lezione l’ho già subìta ed imparata, non nel tuo stesso modo, ma comunque con esiti simili, ovvero un manipolo di applicazioni che al momento non ho più nemmeno installate (in generale si tratta di applicazioni che erano le prime del loro genere ad arrivare sullo store, ora superate da applicazioni di gran lunga migliori e vendute a prezzo più basso, oppure rese inutili da migliorie di iOS). Ora sono molto più cauto nell’acquisto e, a meno che non si tratti di App da 79 cent, valuto con attenzione le alternative, visito il sito dello sviluppatore in cerca di ulteriori informazioni, provo (se disponibile) la versione free, e se non ho fretta aspetto… c’è sempre tempo per le offerte…
    Al di là di tutto, è impressionante come si riesca a trovare dell’ottimo software a prezzi bassissimi, e spesso free (questo secondo me è un’ottima cosa e spero che si rifletta allo stesso modo anche sul Mac App Store); il problema è che l’offerta è talmente vasta che spesso ci si perde e non si riesce a trovare quello che veramente si cerca: ci vuole pazienza, magari esplorare quello che gli “Altri hanno aquistato”, e nel dubbio attendere.

    • Roberto Rota 15 dicembre 2010 at 11:49 #

      Infatti, caro Domenico, ho cercato di mettere in evidenza con la mia esperienza il fatto che questo tipo di store è artefice non poco di acquisti impulsivi, senza rendersene praticamente conto per il basso costo dei software, ed a mio avviso la cosa è ben studiata.

      Se a questo ci aggiungi che non è per nulla facile, specie nei software meno noti, valutarne la qualità…

      Anche io ho partecipato ad un paio di bundle, quando ad esempio un sw che mi interessava alla fine mi veniva a costare meno che comprarlo da solo. Dei rimanenti sw nel pacchetto magari li ho pure curiosati, per poi “archiviarli”.

      • Puce 15 dicembre 2010 at 12:21 #

        Buona presentazione e prezzo basso sono le regole d’oro per l’acquisto impulsivo, vale dal supermercato (dove conta anche il posizionamento di certi prodotti) a qualsiasi tipo di negozio. AppStore fa lo stesso giochetto, e sicuramente induce all’acquisto impulsivo (con 79 cent non ti fai “neanche il caffé al bar”), ma basta cascarci una volta per accorgersene, e se poi si ha un po’ di raziocinio non ci si casca più (c’è anche chi, per indole, non ci casca nemmeno la prima volta).
        Esempio: c’è un mio amico che ha l’iPhone dal primo modello (comprato in USA), ma pondera da sempre pure gli acquisti da 79 cent, mentre c’è un altro mio amico che dopo una settimana di iPhone 4, pur ammettendo di “odiare” l’iPhone (è unoi di quelli che si trova spaesato se non vede il tasto start) ha già speso, da quel che vedo, almeno 150 Euro di applicazioni.
        Detto questo, rimane il problema di provare le applicazioni, ma il fatto che esista o meno una versione demo (pardon… una versione free, perché la demo non è ammessa nello store), e che questa consenta più o meno bene di comprendere le funzionalità del software, è lasciato alla bontà dello sviluppatore… così come su ogni altro sistema…

  2. nutsmuggler 15 dicembre 2010 at 11:36 #

    Di certo sull’App Store servirebbe la formula trial. Ci guadagnerebbero sia gli sviluppatori che i clienti. Per i clienti il vantaggio è evidente. Gli sviluppatori vedrebbero sparire le recensioni del tipo “1 stella perché non fa quello che mi serve”.
    Io non ci vedo complotti malefici di Apple dietro l’assenza di trial; secondo me, semplicemente, non hanno (ancora?) trovato una formula semplice che renda chiaro a tutti che trial ≠ acquisto. Molti sviluppatori aggirano il problema con l’upgrade in-app, che però non è la stessa cosa. O sì?

    • Roberto Rota 15 dicembre 2010 at 11:50 #

      Ciao Davide, complotti malefici no di certo, ma “spintarelle dall’alto” all’acquisto “che tanto costa poco alle peggio ci hai smenato solo un paio di euro” questo sì…

    • Roberto Rota 15 dicembre 2010 at 11:52 #

      dimenticavo…

      sì l’upgrade in-app è sicuramente una soluzione, peccato che non venga adottata molto, almeno per ora.

    • Puce 15 dicembre 2010 at 11:55 #

      Diciamo che chi vuol fare la trial spesso fa una versione che chiama free e una che chiama pro (o qualcosa del genere). Certo, non è sempre la stessa cosa, perché non sempre con la versione “free” puoi provare le funzionalità complete… altre volte le due versioni sono sempre complete, ma quella free ha la pubblicità, e quella a pagamento no (soluzione migliore s elo scopo è provare tutte le funzioni).
      Onestamente non comprendo la reticenza di Apple nel pubblicare demo, anche perché (di fatto) con i due escamotage di cui sopra, il risultato è lo stesso… L’unica cosa e che non so se è possibile gestire versioni che scadono dopo un certo tempo, e forse l’intoppo è lì…
      In ogni caso, IMHO, il problerma è generale, e non solo dell’AppStore

  3. nutsmuggler 15 dicembre 2010 at 12:11 #

    Diciamo che, purtroppo, l’app store è simile all’espositore delle caramelle che trovi al banco del bar. Non è che vuoi le caramelle, non hai mai pensato di volere le caramelle, ma costano 1€, e sono colorate, e dolci, e te le trovi davanti, e in fin dei conti cos’è un euro? (fermatemi, sono posseduto da Venerandi). Insomma, impulse purchase. E purtroppo, come molte caramelle, la maggior parte delle app hanno poca sostanza. Su questo sono d’accordo.
    D’altro la gestione di una grande mole di dati è forse il problema principale, esagero, della cultura contemporanea. Abbiamo accesso a database enormi, ma non sappiamo come indicizzarli, cosa cercare, ecc. Questo è il problema di fondo dell’App Store, e immagino che problemi simili ci siano anche sullo store di Android (trial a parte). Una volta l’elite selezionava le perle (o le presunte tali), scremava, e noi potevamo tranquillamente andare in libreria/negozio di software. Adesso l’elite non c’è, o ha una voce debole debole, e i sistemi automatici di indicizzazione non brillano per arguzia. Insomma, bisogna sbattere la testa ovunque fino a che si trova l’App giusta. Oppure ci si fida di MacWorld o del passaparola di amici.

    • Puce 15 dicembre 2010 at 12:22 #

      Quoto… e rilancio… quando hai tante App poi sei pure “schiavo” degli aggiornamenti 😉

      • Roberto Rota 15 dicembre 2010 at 12:25 #

        non me ne parlare, per fortuna che c’è lo “aggiorna tutto”… 😀

    • Roberto Rota 15 dicembre 2010 at 12:25 #

      Diciamo che, purtroppo, l’app store è simile all’espositore delle caramelle che trovi al banco del bar. Non è che vuoi le caramelle, non hai mai pensato di volere le caramelle, ma costano 1€, e sono colorate, e dolci, e te le trovi davanti, e in fin dei conti cos’è un euro? (fermatemi, sono posseduto da Venerandi).

      questa me la incornicio 😀

  4. blueknight 15 dicembre 2010 at 13:36 #

    E’ proprio come dite e confermo che lo store di Android è la stessa cosa. Dopo poco, gli utenti un po’ consapevoli capiscono l’antifona e non ci cascano più. Per quanto mi riguarda, le stelline sugli store non le considero più e valuto se comprare un’app leggendo prima recensioni specifiche su siti terzi o discutendone con amici o in qualche mailing list.

    Il modo più corretto di permettere valutazioni gratis è, come avete detto, pubblicare due versioni dell’applicazione: da quella free ci si rende conto di come lavora lo sviluppatore.

    Lo store di Android, peraltro, dice qualcosa sul meccanismo delle prove. Originalmente, si potevano “restituire” i prodotti acquistati dopo un giorno di prova, e ti rifondevano tutta la spesa. Dopodiché, nonostante vari tentativi di Google di metterci una pezza, qualcuno ha sempre trovato un modo di rompere il sistema, facendo finta di effettuare una restituzione, ma tenendosi il software. Ora Google ha dato un’ulteriore stretta di vite, renendo la prova possibile solo per 15 minuti. Sono diventati pochi, e probabilmente qualcuno riuscirà a fregare anche questo meccanismo. Prevedo che alla fine il meccanismo di prova con rimborso verrà definitivamente cassato.

  5. cappecar 15 dicembre 2010 at 14:51 #

    Con la presentazione di mac os 10.7 Lion mi è gelato il sangue quando hanno parlato di app store per mac.

    Riflettendoci mi sono autoconvinto che Apple non tenti di chiudere il mercato così come ha fatto per gli iOS devices facendo divenire l’app store l’unica vettore col quale installare applicazioni, anche se probabilmente nel medio-lungo termine non sarà una ipotesi da scartare. Pertanto sarà una opzione in più (o installo alla “vecchia maniera” o lo faccio fare ad apple).

    A conti fatti l’app store è un vantaggio sia per il consumatore al quale si semplifica la vita (installazione automatica e garanzia sulla conformità del prodotto), sia agli sviluppatori che potranno contare su uno strumento di vendita potentissimo.

    Quello che mi spaventa è che Apple (azienda) diventerà sempre più potente, e le altre aziende del settore si allineeranno presto.

    Questa è evoluzione, anzi innovazione; succederà al software quello che negli ultimi 5 anni è successo alla musica: addio LP,MC e CD e benvenuto MP3.

  6. nutsmuggler 15 dicembre 2010 at 16:23 #

    Io credo che l’assenza di demo sia dovuta proprio a un problema di implementazione, sia dal punto di vista tecnico (vedi i problemi analoghi su Android di cui ci testimonia blueknight) sia da quello dell’usabilità e della comunicazione. Per quanto scomodo il meccanismo attuale è chiaro: “App gratis è gratis, app a pagamento la paghi”. Per assurdo il sistema delle versioni light finisce per rendere tutto più complicato, anche se è una pezza che ci serve.

    L’acquisto in app sembra LA soluzione, ma anche qui si creano problemi di comunicazione: “ho scaricato questa app gratis, ma se non fai l’acquisto in app non fa nulla, è una fregatura”. Pensate com’è contento della pubblicità lo sviluppatore che ha pensato a questa formula per consentire il trial. (Alcuni sviluppatori scelgono addirittura i prezzi fuori mercato, es 10€, per mettere le cose in chiaro: ti serve? lo paghi, sennò ci si vede).

    Credo che molti di questi problemi siano dovuti al fatto che si è allargato enormemente il bacino di utenza: questi software li scaricano tutti, ma proprio tutti; hanno aperto le gabbie 🙂 Questo non per suonare snob, ma perché con un utenza così varia e diversamente informatizzata si creano problemi che prima non c’erano. Qua alla fine siamo tutti poweruser (senza maiuscola 😉 ), se ci scrivono “Shareware” e ci danno il “Trial” siamo contenti. Ma il restante 90% degli acquirenti non sa nemmeno come si pronunciano le parole qui sopra.

  7. francescodelia 26 aprile 2011 at 09:29 #

    Quello che trovo notevole è la sostanziale riduzione di prezzo di alcune App come Aperture, Final Cut Express, Apple Remote Desktop, iLife e quello che mi sorprende è che queste stesse App siano ancora presenti nell’Apple Store Online ai vecchi prezzi.. Cosa succede se uno acquista Aperture 3 a Eur. 199 quando poteva pagarlo Eur. 62 su App Store..? Bhà.. Forse dovrebbero fare un po’ di sincronizzazione..

    • francescodelia 26 aprile 2011 at 09:37 #

      Mi correggo.. Final Cut Express non c’è…

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