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Arriva Kindle in Europa. Basta che si metta in fila…

E’ notizia di questi giorni che il Kindle, il famigerato lettore di ebook di Amazon, è acquistabile anche in Italia. Quello che pochi giornalisti aggiungono è che gli ebook reader sono in Italia da un bel po’ di tempo e che la sola differenza di questo ultimo arrivo è la connessione tra il lettore e il negozio on line di amazon, quello americano ovviamente. Anche la iRex, la produttrice dell’iLiad, ha annunciato l’uscita di una nuova macchina che si connetterà con il negozio di Barnes & Noble, segno che il mercato di questi lettori si sta prendendo spazi sempre più sostanziosi e interessanti.

Colazione con tazza sbeccata e giornale digitale
Colazione con tazza sbeccata e giornale digitale

Anche Apple da tempo ammicca al mercato, sia con l’iPhone, sia con questo ‘tablet’ che da decenni tutti si aspettano che Apple rilasci.
Ma questi ebook reader valgono effettivamente la pena? Ci sono alcuni segnali, magari secondari, che danno però il senso di un cambiamento in atto. Il primo è che poche settimane fa su Amazon, il libro di Brown era primo in classifica dei libri più venduti nella categoria “mistery and thrillers”. E questa non è una grande notizia. La grande notizia è che il secondo libro più venduto era… il libro di Brown. In edizione cartacea. Avete letto bene, su Amazon, l’ultimo best seller di Brown ha venduto più copie in versione digitale che in edizione paperback.
Questo significa molte cose: che la sinergia tra reader/player e venditore di contenuti, già inaugurata da iTunes, funziona sia nel vendere reader che nel vendere contenuti; che leggere un romanzo su un reader di ebook è piacevole quanto farlo sulla carta; che avere un libro digitale è un opzione in più per chi legge, non un tradimento del buon vecchio libro di carta.

La Stampa in digitale su Kindle
La Stampa in digitale

Un secondo segnale è La Stampa per iLiad (e ora anche per Kindle). Ogni mattina verso le sette del mattino, mentre finisce di fare colazione, il vostro venerandi accende il suo iLiad e scarica in automatico il numero del giorno de La Stampa a cui si è abbonato, in un formato reimpaginato ad hoc per iLiad. E’ una conversione che viene fatta di notte dai tipi della Simplicissimus Book Farm e di fatto permette al venerandi di portarsi dietro il quotidiano e di leggerlo nelle pause di lavoro o durante il pranzo. Leggere La Stampa su iLiad diventa un’esperienza di lettura che è diversa sia dal leggerlo su carta, sia dal leggerlo su computer: da un lato posso leggere gli articoli ‘veri’ del giornale, anche quelli ad ampio respiro, e non solo le civette di una paginetta che si trovano su internet; dall’altro lato ho un giornale virtuale con hyperlink, che posso portarmi dietro e conservare e rileggere per mesi e anni.
Un terzo segnale è che chi sta investendo in questo campo continua ad investire. Escono nuovi lettori, i formati si perfezionano, la tecnologia migliora la resa a video (il nuovo Opus ha un formato tascabile e una risoluzione di 200 punti per pollice davvero piacevole), si diversificano le offerte.
Apple probabilmente ne resterà fuori, il suo concetto di digital hub continua a concentrarsi in player che devono riprodurre il maggior numero possibile di contenuti, e oggi uno schermo a inchiostro elettronico è troppo ‘monomedia’ per la casa di Cupertino. Se venderà libri lo farà per player che utilizzano ancora l’lcd che, per chi utilizza e-ink, è barbarie.

Concludo con una considerazione personale. Dopo aver desiderato per decenni che i computer diventassero oggetti che “facessero tutto”, oggi che finalmente lo fanno, mi trovo nella sgradevole condizione di rendermi conto che il mio desiderio era qualcosa di un po’ feticista e un po’ positivista “a tutti i costi”. L’aver messo in un computer tutti i miei ricordi, i miei scritti, la mia musica, le mie foto e trovarmelo in costante collegamento con il mondo, in un aggiornamento di contenuti che è senza sosta e che va sopportato costantemente per non restarne fuori, ecco, questa multimedialità completa e sociale da un lato mi offre cose impensabili fino a un decennio fa, dall’altro lato mi crea ansia, mi fornisce insoddisfazioni e stress di inadeguatezza.
Forse si sono concentrate troppe cose in un solo oggetto che amiamo e odiamo nello stesso tempo e forse questa non-identità del computer (oggetto di lavoro, ma anche di svago, ma anche di comunicazione, ma anche di conservazione della memoria, ma anche di studio…) lo ha reso un oggetto pesante, moralmente pesante nella vita di tutti i giorni.
Dopo questa sbornia di iperpotenza forse torneremo a volerci relazionare con gli oggetti in maniera più identitaria, a voler una cosa che faccia una cosa, in modo da poter stabilire con essa una relazione chiara e rassicurante.
Forse i lettori di ebook, nel loro essere così monofunzione, ci rassicurano nel momento che li accendiamo che stiamo per fare qualcosa di chiaro: ci stiamo per mettere a leggere.

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About fabrizio venerandi

Fabrizio Venerandi è nato a Genova nel 1970. Ha pubblicato “L’amore è un cavolfiore” (Coniglio editore, Roma, 2006), “Pantagrognomicon” (Di Salvo editore, Napoli, 2001), “Il trionfo dell’impiegato”, (Editrice zona, Genova, 1999). Ha partecipato alle antologie “Il bestiario” (Zandegù, Torino, 2006), “Suicidi falliti per motivi ridicoli” (a cura di Gianluca Morozzi e Gianmichele Lisai, Coniglio editore, Roma, 2006), “Essere magri in Italia” (Coniglio editore, Roma, 2005), “Jam session” (Lampi di stampa, Milano, 2004), “Swing in versi” (a cura di Guido Michelone e Tini Brunozzi Francesca, Lampi di stampa, Milano, 2004), “Poesia in azione” (Milanocosa, Milano, 2002). I suoi versi raccolti in “monitor” (2005) e “doctoribus cadde” (2002) sono stati stampati ne ifiglibelli di Mauro Mazzetti. Dal 2003 al 2006 ha curato la rubrica di racconti della rivista Macworld Italia. Nel 2007 ha curato per Mazzetti e lulu.com la raccolta Giovani Surrealisti Canadesi. Fa parte del laboratorio datti+venerandi.

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  1. 14 ottobre 2009 a 16:13 | #1

    Mi trovi pienamente d’accordo con la tua conclusione finale… si rischia di passare più tempo ad aggiornare i contenuti (e i mezzi per usufruirne) che non a “goderne”… per non parlare dell’ansia da backup… (visti anche gli ultimi scherzetti che ci ha fatto SL).
    A mio avviso si tratta però di una cosa insita nella “digitalizzazione” stessa dei contenuti: poco cambia il fatto di avere tutto concentrato in un solo dispositivo o di averlo in più dispositivi distinti.

    ciao

  2. c1p8
    17 gennaio 2010 a 15:17 | #2

    Concordo anch’io… un backup è assolutamente necessario per tali dispositivi e finora non ho sentito nessuno parlarne.

    E’ un po’ come con l’iphone: installi, installi e poi ti ritrovi ogni giorno ad aggiornare applicazioni, non a usarle.

    Comunque date un’occhiata a questo prodotto: http://www.wired.it/news/archivio/2010-01/12/altro-che-kindle,-l‘ebook-lo-leggo-con-skiff.aspx

  1. 14 ottobre 2009 a 15:53 | #1
  2. 15 ottobre 2009 a 9:34 | #2
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