Diciamo la verità: ogni tanto noi utenti Mac abbiamo dei dubbi. Ma saremo veramente i più furbi? Ma su Windows ci sono davvero tanti problemi? Non sarà che il fascino della melina bianca ci spinge a vedere la realtà come la vogliamo vedere noi? Non sarà che invece le cose, "nell'altro mondo", sono molto meno peggiori di quanto pensiamo?
Ebbene, tranquillizziamoci: le cose, di là, sono esattamente come pensiamo.
Ieri pomeriggio sono stato convocato a casa di un mio zio per rimettere a posto un portatile, dove un cugino sedicenne "ci ha messo le mani sopra, non funziona più niente, non va su Internet, si blocca, ecc.". Insomma, la solita storia che abbiamo udito milioni di volte. Vado e premetto: zio, ci sono dati da salvare su questo portatile? Risposta: no, pialla tutto, lo voglio pulito come se l'avessi appena comprato.
Meglio così, penso io. Il portatile, un Acer, ha in dotazione un "System CD" e due "Recovery CD": uno con Windows XP e l'altro con Windows 2000.
Inserisco il "System CD" e riavvio la macchina, che parte dal CD; appare un programmino Acer che mi chiede cosa voglio fare. La prima delle opzioni è "Ripristina il sistema allo stato di fabbrica". Ottimo, dico: quella! Clicco, e dopo un po' il programma mi chiede: "Inserisci il Recovery CD". Inseriamo quello con Windows XP. Minuti e minuti di attesa, nessuna informazione su cosa stia accadendo. Poi dopo un po' la schermata grafica del programmino Acer si "sporca" in alto a sinistra, perché iniziano ad apparire delle righe di testo, praticamente invisibili. Guardiamo bene: è spuntata l'interfaccia a caratteri, che mi dice che non riesce a leggere dal CD. Abort, Retry, Ignore? Vari Retry non hanno esito. Accidenti, un CD difettoso. E vabbe', capita. Riavviamo il portatile e riproviamo con il CD di Windows 2000. Stavolta va tutto bene. Il disco fisso viene formattato e viene fatta una installazione pulita di Windows 2000.
Al termine installiamo Alice ADSL, così da poterci subito collegare ad Internet e scaricare gli aggiornamenti di Windows. Andiamo sul sito Windows Update e scarichiamo un primo blocco di aggiornamenti, li installiamo, riavviamo.
Al riavvio ritorno su Windows Update, ma mentre Internet Explorer parte iniziano ad apparire sul desktop schermate di donnine nude e programmi di installazione di barre aggiuntive per Explorer che nessuno ha richiesto.
Provo a combattere con queste decine di pop-up e di finestre di dialogo, ma non c'è niente da fare: il sistema è già infetto e sistematicamente si impalla, facendo apparire la classica finestra del tipo "svchost.exe ha provocato degli errori e verrà chiuso. Creazione del registro degli errori in corso. Attendere..."
Sono quindici anni che attendo che Microsoft faccia un sistema operativo degno di tale nome, e quindi non ho più pazienza. Resetto tutto, spengo il PC e chiedo a mio zio di farmelo portare a casa, per lavorarci con calma, anche perché a casa ho Fastweb che, essendo più veloce, richiede meno tempo per gli aggiornamenti (e quindi il sistema è esposto per meno tempo agli attacchi).
La sera a casa mia, dopo cena, mi ci dedico. Sono circa le 23.30. Parto in modalità provvisoria ed a manina me ne vado in giro per il disco fisso a cancellare bot, spyware, trojan ed un'infinità di monnezza. Poi ripulisco il Registro di configurazione. Dopo aver debellato una mezza dozzina di programmi malevoli, spero di avere tra le mani un sistema che riesca a funzionare almeno per quei pochi minuti necessari ad aggiornarlo. Sì, lo so, sono un ingenuo. Ennesimo reboot, Windows Update, inizio a scaricare alcune delle centotrenta patch disponibili sul sito Microsoft. Le prime due o tre vanno bene. Poi ricominciano ad apparire finestre con contenuti osé ed i consueti impallamenti. Sono le 2.45, decido di smettere: ad un certo punto della propria vita una persona sceglie di usare un Mac anche perché si accorge di quanto sia bello dormire, rilassarsi, ed in generale non doversi ammattire per ore a far funzionare un computer.
Stamattina, a mente fresca, pianifico bene la terza fase della mia battaglia. Con il Macintosh, scarico un antivirus per Windows (AVG Free) e lo metto su un CD. Poi accendo il PC e senza collegarlo ad Internet ripeto la procedura di ieri: formatto tutto, reinstallo Windows 2000. Poi installo l'antivirus. Dopodiché collego il portatile ad Internet e pian piano inizio a scaricare gli aggiornamenti (dell'antivirus prima, e di Windows poi). Stavolta non ho avuto problemi. L'antivirus da un lato, e Fastweb dall'altro, mi fanno sentire più protetto.
Ho iniziato gli aggiornamenti alle undici e mezza, ora sono le quattro del pomeriggio ed il portatile è di là, ancora all'opera. Sta installando la patch numero settemiladuecentododici, dunque dovremmo quasi aver finito. L'aggiornamento di Windows ricorda qualcosa del paradosso di Zenone. Ve lo ricordate? A scuola nessuno ce lo ha spiegato, ma Luciano De Crescenzo sì. Dice più o meno che se Achille si trova nel punto A ed una tartaruga nel punto B, Achille non riuscirà mai a raggiungerla perché ogni volta raggiunge il punto in cui la tartaruga si trovava prima che lui partisse, ma lei si è spostata di un pochino. Una spiegazione accurata si trova qui:
<http://www.netsys.it/itis.alessandrini/infinito/achille.htm>
Ebbene, con Windows succede questo. Ti colleghi al sito Microsoft e scopri che ci sono N patch. Le scarichi e le installi tutte. Al riavvio ritorni sul sito e scopri che ce n'è un'altra. Cosa sarà mai? Semplice, la patch della patch. E così via, di patch in patch, da una settimana all'altra.
In ogni caso, mentre dopo circa sei ore complessive di guerra il portatile sembra finalmente piegato ai miei voleri, ho preparato un promemoria per mio zio. Gli spiego per iscritto come aggiornare Windows e come aggiornare l'antivirus, e gli raccomando di farlo spesso, almeno due volte al mese. In ogni caso, per sicurezza, ho chiesto a mio zio:
"Se dovessi avere ancora problemi, hai il mio cellulare?"
"Veramente no".
"Bene, volevo esserne certo".