Universal Binary: una questione di un paio d'ore?

Lun, 31 Luglio 2006 - 08:59

Inviato da: marcocoisson

Poco più di un anno fa, Steve Jobs gettava un grosso sasso nello stagno in cui vivono quegli strani animali denominati Macintosh, agitando le assonnate acque ormai avvezze al lento, impercettibile progredire dei processori PowerPC: il piede enorme, gigante, del colosso Intel stava sconquassando il nostro piccolo universo, cambiando le regole della vita, le prospettive per il futuro, l'atteggiamento verso il mercato. Piaccia o no, la transizione ai processori Intel è avvenuta molto più rapidamente di quanto annunciato, e tra pochi giorni probabilmente assisteremo, almeno sulla carta, alla scomparsa definitiva dei Mac con processori PowerPC dal listino della Casa della mela. Non parleremo, in quest'occasione, dell'hardware, di PowerPC, Core, Core 2, confronti, situazione attuale, prospettive di sviluppo. Parleremo di software.

Poco più di un anno fa, Steve Jobs ci ha sottoposti tutti ad una massiccia dose di campo di distorsione della realtà (una sua ben nota specialità), facendoci credere durante la sua presentazione che la transizione ai processori Intel sarebbe stata assolutamente indolore. Wolfram, la "mitica" Wolfram produttrice di Mathematica, simbolo nell'immaginario collettivo di un software complicatissimo e avanzatissimo (avrei qualche obiezione in merito, ma me la tengo), avrebbe convertito il suo fiore all'occhiello, Mathematica appunto, in pochissimo tempo, adattandolo ai processori Intel. Il buon Steve ha omesso di dire che Wolfram ha usufruito di chissà quale aiuto e sostegno diretto da parte di Apple, né abbiamo modo di verificare quanto facile, rapida ed indolore sia effettivamente stata la conversione di Mathematica in Universal Binary. Ammettiamo comunque che essa sia stata realmente facile, rapida ed indolore. A distanza di un anno (abbondante) dal "grande salto", che ne è del software per Macintosh? Qual è la disponibilità di titoli ricompilati per processori Intel? Com'è stato il percorso di aggiornamento?

Una statistica esaustiva sarebbe impensabile, chissà quante migliaia di titoli andrebbero esaminati, improponibile. Mi limiterò alla mia sola esperienza personale, diretta; naturalmente è un caso limitato, ben lungi dall'essere generale, ma è anche un invito rivolto a tutti i frequentatori di Tevac a riportare, nei commenti, la loro realtà specifica, per confrontare le esperienze.
Ho elencato le applicazioni presenti sul mio PowerBook G4, fatta eccezione per quelle incluse col sistema operativo o comunque fatte da Apple (come quelle delle suite iLife o iWork), ho tralasciato i giochi e le applicazioni "ludiche" in genere (come gli emulatori di vecchi sistemi o console, difficilmente di interesse per chi sta valutando la disponibilità di software Universal Binary per decidere se cambiare o no il Mac con cui lavora), e tutte quelle applicazioni scaricate come freeware e shareware dicendo "poi le provo" e che non ho mai provato (non avendole mai provate, vuol dire che non le uso e quindi non mi servono). Perché tutto questo? Perché se volete cambiare Mac, se volete prenderne uno con processore Intel, e col Mac ci lavorate, difficilmente vorrete affidarvi a Rosetta, che di certo non brilla in quanto a velocità ed è dannatamente affamata di RAM: se col Mac ci lavorate, è essenziale che per lo meno il software di uso costante o più frequente sia Universal Binary; se non lo è, tanto vale restare col Mac vecchio e aspettare, o cambiare software (se si può).
Ho elencato il software presente sul mio PowerBook, dicevo, e l'ho suddiviso in due categorie:

  1. software che uso costantemente o molto frequentemente: il giorno in cui vorrò acquistare un Mac con processore Intel, questo software dovrà necessariamente essere disponibile in versione Universal Binary; se non lo sarà, il mio lavoro ne risulterà negativamente affetto, cosa che naturalmente non ritengo accettabile;
  2. software che uso meno di frequente: questo software mi fa comodo che sia disponibile in versione Universal Binary, ma non è così essenziale; in prospettiva, naturalmente, anche questo software dovrà prima o poi essere convertito.
Qual è il risultato dell'indagine? Al 30 luglio 2006, le applicazioni di categoria 1 (quelle di uso costante o molto frequente) sul mio PowerBook sono 40; di queste, 22 (55 %) sono già disponibili in versione Universal Binary, di 6 (15 %) è noto che è in sviluppo una versione compatibile coi processori Intel (disponibile probabilmente entro la fine del 2006), di 12 (30 %) non si sa nulla o si sa che difficilmente verranno aggiornate. Le applicazioni di categoria 2 (quelle di uso meno frequente) sono 22, di cui 13 (59 %) sono già Universal Binary, 2 (9 %) sono in preparazione, e di 7 (32 %) non si sa ancora nulla, o si sa che difficilmente verranno aggiornate. Ecco un grafico riassuntivo:




In altre parole, in tempi più o meno brevi (diciamo indicativamente entro la fine del 2006, quindi nel giro di un anno e mezzo dall'annuncio di Steve Jobs di giugno 2005), circa il 70 % delle applicazioni per me indispensabili e il 68 % di quelle importanti ma meno fondamentali saranno disponibili in versione Universal Binary. Se il bicchiere sia mezzo vuoto o mezzo pieno è questione di gusti, io personalmente non sono molto soddisfatto (vuol dire che se dovessi cambiare computer alla fine dell'anno mi ritroverei ad avere ben il 30 % del software che uso per lavorare che deve arrancare sotto Rosetta), ma altri potrebbero avere opinioni diverse. Forse, il giorno in cui, nella prima metà del 2007 probabilmente, cambierò il mio Mac, mi toccherà sostituire un po' del software che uso quotidianamente, e con soddisfazione (e dopo averlo pagato), alla ricerca di qualche cos'altro. Che bello.

Come dicevo, il mio caso particolare non è certo rappresentativo, e quindi non ho la pretesa di aver fornito una statistica affidabile; ma da questa analisi ho comunque potuto trarre alcune informazioni interessanti, oltre a quelle che già vi ho proposto. Ad esempio è emerso che i più celeri a fornire software Universal Binary sono stati (mediamente) gli sviluppatori che collaborano a progetti OpenSource e quegli sviluppatori individuali o di piccole e medie software house i cui prodotti sono nati specificamente per MacOS X e non hanno codice "antico", eredità di ere antecedenti; si tratta delle applicazioni più facili da ricompilare, e in effetti sono state ricompilate più rapidamente di tutte le altre, anche se in alcuni casi, specie per quanto riguarda gli sviluppatori individuali, emerge l'ammissione che la versione Universal Binary non è mai stata testata su Mac con processori Intel. Molto più in difficoltà sono gli sviluppatori, sia di grandi software house che di realtà molto più piccole, che devono maneggiare codice che risale ai tempi di MacOS 9 o addirittura antecedenti. In questi casi, il passaggio da Classic a MacOS X, grazie a Carbon, è stato relativamente semplice, mentre il passaggio da PowerPC ad Intel è molto più ostico e richiede molto più lavoro e molti più test. Sono questi i casi di quegli sviluppatori, in genere individuali, che amaramente mi hanno comunicato che stanno cercando di capire se riusciranno ad aggiornare le loro applicazioni, o se invece dovranno mollare e rassegnarsi, loro e i loro utenti, a fare affidamento su Rosetta. Naturalmente ci sono anche i nomi grossi (non è il caso che parli di Adobe, vero?, che comunque non rientra nelle mie statistiche personali non avendo io nessun prodotto della sua Creative Suite), e medio-grossi, per i quali il supporto alla piattaforma Intel è scontato, ma tutt'altro che pronto. Così come le applicazioni che sono state abbastanza prontamente aggiornate sono quasi sempre state rese disponibili senza costi aggiuntivi, quelle di più difficile aggiornamento, e che si faranno attendere ancora alcuni mesi, in molti casi saranno proposte con (significative?) aggiunte di funzionalità, che dovrebbero giustificare la richiesta di pagamento di un corrispettivo in denaro per effettuare l'aggiornamento. Politica sensata per la software house, ma discutibile per l'utente, che potrebbe non essere interessato alle nuove funzioni e che si ritrova a doverle comunque acquistare per poter usare il software su un Mac di nuova generazione.

La famosa passeggiata di poche ore o di pochi giorni che Steve Jobs ci aveva propinato e che ci avrebbe consentito, con semplicità ed allegria, di convertire le applicazioni PowerPC in sfavillanti e velocissime applicazioni native per i processori Intel si è allora rivelata una scalata molto più impegnativa, con tratti anche assai accidentati; e in molti ancora non hanno completato la salita, e alcuni, a distanza di un anno, ancora stanno valutando se valga la pena iniziare la scalata, o se invece non sia meglio restarsene giù, a guardare dal basso, con amarezza e con invidia, quanti sono riusciti, alcuni con facilità, altri con fatica, a salire. Sarà bene che il più in fretta possibile si definisca chiaramente il panorama delle applicazioni ancora solamente per PowerPC che supporteranno nativamente i processori Intel, e di quelle il cui sviluppo invece sarà abbandonato, e che nel primo caso gli aggiornamenti giungano nel giro di pochi mesi, perché tra pochi giorni, ricordiamolo, almeno sulla carta dovrebbero sparire dal listino gli ultimi Mac con processori PowerPC; e non solo gli appassionati, gli entusiasti, i pionieri, ma presto anche i professionisti dovranno fare i conti con la nuova architettura; e poter rinunciare a Rosetta, o dover convivere con essa, può fare la differenza.

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