Alla ricerca della tastiera perfetta (parte prima)

Ven, 25 Maggio 2007 - 23:34

Inviato da: fbrzvnrnd

In pratica ero di fronte alla bluetooth apple e la guardavo e scrivevo qualche riga e poi mi fermavo tornavo a guardarla e poi scrivevo ancora un po' e poi mi sono girato verso cecilia e le ho detto, cè questa tastiera apple fa schifo, e lei mi ha chiesto perché fa schifo, perché dici che fa schifo? e io sono tornato a fissare la tastiera e ho detto 'non lo so, ma adesso mi applico e lo scopro'.

i tipi di tastiera

In natura esistono diversi tipi di tastiera e sono quasi tutti sbagliati. Wikipedia americana distingue circa undici tipi di tastiera, ma per semplificare tra di noi possiamo dire che esistono tre tipi di tastiera, da cui poi derivano quasi tutti gli altri. Le tastiere cosiddette a membrana, la scissor-key e le tastiere a switch meccanico.

le tastiere a membrana

Se entrate in un qualunque negozio per computer e comprate una tastiera, avrete quasi sicuramente comprato una tastiera a membrana. Tutte le tastiere esterne apple -ad esempio- sono a membrana, anche la bluetooth e anche la apple keyboard. Chi vende tastiere a membrana dice che i vantaggi delle tastiere a membrana sono che sono morbide e silenziose. Ora, la verità è che il vantaggio delle tastiere a membrana è che costa pochissimo produrle, mentre 'morbidezza' e 'silenziosità' per una tastiera non sono un vantaggio, sono un problema. La tastiera a membrana (più precisamente una tastiera dome-switch) è formata da due circuiti sovrapposti sui quali è posata una specie di tappetino di gomma. Su questo tappetino -in corrispondenza di ogni tasto- c'è una piccola bolla: premendo il tasto, viene premuta la bolla che va a toccare i due circuiti. La grafite che c'è alla sommità interna della bolla, attiva il circuito e il carattere appare sullo schermo. L'elasticità del tasto e della sua risposta è data quindi dalla bolla di gomma. Costruire queste tastiere è evidentemente molto economico. Scriverci però è poco piacevole. Quando si scrive su una tastiera è importante avere un feedback di quello che si sta facendo: questo feedback in parte è dato dal carattere che appare sullo schermo, ma in parte è dato dalla sensazione di percorso fornito dalle dita sulla tastiera: a meno che non si sia ottimi dattilografi è facile che lo sguardo non sia fisso al video ma che corra dal video alla tastiera per controllare quello che si sta scrivendo. Anche in questo caso il nostro cervello non dà comandi singoli di movimento delle dita, ma come dire, gestisce una serie di automatismi che si sono creati nell'utilizzo della tastiera stessa. Quando scrivo, il mio cervello non cerca con gli occhi la 't' e per poi muovere le dita sulla 't', ma gestisce il fatto che le mie dita stiano andando nel posto giusto, perché dentro di me io so dove è la 't'. Per rendersene conto provare a scrivere alla cieca su un tavolo, senza nessuna tastiera: le vostre dita andranno 'automaticamente' a ricostruire il layout della tastiera che utilizzate. Ora, in questo processo, che è rapido e in parte inconscio, il feedback che viene dalle dita è molto importante. Quando premo un tasto io devo sentire un 'arrivo' e un 'ritorno' meccanico, perché altrimenti il mio dito 'affonda' nel tasto più a lungo di quanto sia necessario, impastandosi senza riuscire a capire se e quando il carattere è già arrivato a video. Non è un caso che in molte tastiere a membrana alcuni tasti chiave come lo spazio, il return, il delete, lo shift, utilizzino un meccanismo differente, sia per far vivere di più questi tasti che sono più utilizzati di altri (specie la barra spaziatrice) sia per dare un feedback tattile e sonoro più consistente. Scrivere a lungo con una keyboard apple a membrana è un esercizio più faticoso e foriero di errori rispetto a farlo con una vecchia Extended, perché il meccanismo che stava dietro a quelle tastiere era radicalmente differente. Erano le tastiere a switch meccanico.

le tastiere a switch meccanico

Se entrate in un negozio di computer e chiedete una tastiera a switch meccanico, due cose possono accadere: a) il commesso farà una faccia arcigna mentre dentro la sua testa un rudimentale spotlight starà inutilmente facendo lo scanning delle periferiche tailandesi che ha in negozio b) il commesso metterà la sua mano destra sotto il mento a tititllare il pizzetto e vi chiederà con aria sorniona "a switch meccanico, a switch meccanico... non vorrai mica dire quelle rumorose che facevano vent'anni fa?" In effetti le tastiere dei computer anni '80 e primi anni '90 erano facilmente delle tastiere a switch meccanico, come la apple keyboard, la apple keyboard II, la apple extended keyboard e la più famosa apple extended keyboard II. Le tastiere a switch meccanico hanno -per ogni singolo tasto- un meccanismo che si attiva quando il tasto stesso viene premuto. Questo rende le tastiere a switch meccanico più costose, più durature nel tempo e più resistenti. Il fatto di avere un componente meccanico per ogni tasto, rende l'utilizzo delle tastiere meccaniche più soddisfacente anche per chi scrive: generalmente la forza che viene utilizzata per scrivere con una tastiera a membrana è maggiore di quella che realmente sarebbe necessaria, proprio perché la mancanza di feedback 'tattile' obbliga a premere il tasto quasi sempre fino a fine corsa. Le tastiere a switch meccanico producono il carattere già a metà corsa, dando un feedback più dinamico e permettendo una digitazione più rapida e meno faticosa. Non tutte le tastiere meccaniche sono uguali, lo switch meccanico determina anche il tipo di feedback che l'utente riceve: si passa dal 'linear action', in cui la resistenza del tasto è costante durante tutta la la sua corsa e non ci sono forti feedback acustici, fino al "tactile" switch che dà invece una sensazione di fine pressione e un 'click' di fine corsa. I 'tactile' possono poi essere soft (o light) se il feedback è di scarso rilievo, high se più sostenuto. È difficile avere una tastiera meccanica. Non le troverete nei negozi di informatica sotto casa, mentre sarà possibile trovarle in reseller specializzati in america: in questo caso dovrete poi "aggiustare" il layout da americano a italiano, usando degli adesivi e dovrete accontentarvi di un acquisto 'alla cieca' senza poter provare prima il feedback dei tasti, basandovi sulle (di norma scarne) recensioni e schede tecniche. Tra le più famose per macintosh, la estesa Matias Tactile Pro, e la compatta Macmini keyboard (conosciuta anche come SMK-88).

scissor keys

Tra le tastiere a membrana e quelle meccaniche si collocano le cosiddette tastiere scissor-keys. La maggior parte dei portatili usa questa metodologia. Si tratta di una tecnologia abbastanza recente ed è basata sempre sul metodo già visto delle tastiere a membrana, con l'aggiunta di un meccanismo a forbice che rende più reattivo il rilascio del tasto, dando un feedback più consistente con una corsa del tasto molto più breve (circa due millimetri contro i quattro di una normale tastiera a membrana). Per capire bene come è composta una tastiera scissor-keys è sufficiente lasciare un bambino di circa due anni vicino a una di esse e uscire dalla stanza. Rientrando dopo qualche minuto troverete i coperchietti del tasto estrapolati dalla tastiera e una serie di piccole U di plastica sparse a terra. Riconnetterle alla tastiera, ricomponendo l'intreccio a forbice, sarà un simpatico esercizio serale per tutti i membri adulti della famiglia. Si tratta di tastiere più costose di quelle a membrana, di durata molto maggiore (grazie all'utilizzo di tre circuiterie sovrapposte -mi dicono- e al componente elettrico dello switch), ma molto più facili da trovare rispetto a quelle meccaniche (per macintosh, la Icekey di Macally ad esempio). Anche in questo caso la tecnologia non è di per sé portatrice di assoluto valore e la cosa migliore è provare la tastiera per vedere se ci si trova bene. Le scissor-keys dei powerbook sono di notevole qualità, reattive e veloci a rispondere mentre -personalmente- non mi sono mai trovato con quelle 'trasparenti' degli ibook g3 ultima generazione, troppo morbide.

il layout

Apple fino a qualche tempo fa adottava il layout qzerty, odiato dai programmatori e detestato da chi si avvicinava al mondo macintosh provenendo da windows. In pratica la z era al posto della w (e viceversa), la m era a fianco della l, e i tasti da uno a dieci erano utilizzati per segni grafici (le parentesi, le vigolette, gli apostrofi) e per parte delle accentate. Da qualche anno apple adotta invece il layout 'ita-pro' che altro non è che quello utilizzato da anni sulle macchine windows. Felici i programmatori, meno felici gli scrittori, visto che il layout qzerty era notevolmente più comodo per scrivere in prosa rispetto a quello qwerty (reo, tra le altre cose, di aver messo nello stesso tasto la è e la é). Non ci sono possibilità di scelta e l'unico modo di utilizzare ancora il vecchio qzerty è quello di attaccare adesivi sulla tastiera e poi scegliere dal menù internazionale il layout 'ita' classico che -per fortuna- è ancora presente in osx. Chi volesse fare scelte più radicali può provare anche il controverso Dvorak, che garantisce movimenti più rapidi tra i tasti, utilizzando un layout ripensato da zero. In questo caso, se si scrive in prosa, bisogna ricrearlo (ad esempio con l'utility Ukelele) aggiungendo le accentate, che in quello presente di default in osx non sono presenti se non come combinazioni di tasti.

nelle prossime puntate

Ho ordinato una smk-88, mi dovrebbe arrivare tra una decina di giorni. Nelle prossime puntate vi racconterò le peripezie subite per ordinarla e farò una recensione di questa tastiera meccanica compatta che spero mi aiuterà a diventare uno scrittore ricco e circondato da babysitter prosperose.
Questo articoletto è stato scritto con mellel, una bluetooth apple, la scissor keys del powerbook e una tastiera a membrana del defunto imac tangerine.

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