Brevettare un gesto

Delle due recentissime sentenze Apple-Samsung quella che sta facendo più parlare, e scrivere, è chiaramente quella “americana”.
Tale sentenza, dopo che il magistrato aveva anche sollevato dubbi sulla assunzione di sostanze psicotrope da parte degli attori, ha riconosciuto una parte dei claim di Apple, stabilendo che, fra l’altro, Samsung dovrà pagare un miliardo e spiccioli a favore della Mela .
Fra le tante frasi che si possono cogliere nei vari commenti ce n’è una che mi ha particolarmente colpito e che viene proposta sia come affermazione che come interrogativo.
Si può brevettare un gesto (?).
Uno dei tanti elementi in discussione in tribunale era proprio la famosa “gesture” del “pizzico” per zoomare una pagina.
Si sono formate due correnti di pensiero: ovviamente una a favore e una contro. Leggendone le motivazioni pare che il tutto sia legato alla nozione stessa di “gesto” che per le due “fazioni” è evidentemente diversa.
Chi nega la brevettabilità di un gesto sostiene che un movimento di una qualunque parte del corpo non può essere brevettabile, ne’ l’eventuale significato ad esso associato. In effetti se fosse possibile/consentito noi italiani avremmo l’Ufficio Brevetti più grande ed impegnato del mondo, salvo poi scoprire che lo stesso gesto che noi facciamo con un significato, ne ha uno molto diverso in un altro posto (basta pensare ai “gesti” con la testa per assentire o negare). Non hanno torto…

Chi sostiene la brevettabilità intende il “gesto” semplicemente come la attivazione, mediante un dispositivo capacitivo (lo schermo iPhone , iPod e iPad) di una serie estremamente complessa di righe di codice che portano alla esecuzione di specifiche funzioni. E questo presuppone non solo una idea iniziale (più o meno geniale) ma anche centinaia di ore di programmazione, che non sono proprio una attività intangibile; mettendo come “carico da undici” che quelle ore di programmazione non esisterebbero in assenza della idea iniziale. Anche a questi è duro dare torto…

Gli esempi a favore dell’uno o dell’altro sono innumerevoli, o forse anche questo rende queste cause in tribunale estremamente spinose (e per alcuni anche molto redditizie.

Due soli esempi fra i tanti.

Un nuovo gioco di carte (tralasciamo tutti quelli tradizionali che lo Zio Pino esercita fra un bicchiere e l’altro). Il mazzo di carte, nella sua forma, nei suoi disegni nel suo aspetto generale è in qualche forma tutelabile (anche se in modalità diverse dal brevetto); invece le regole del gioco non lo sono (almeno in Italia).

Un sistema di “puntamento/gestione” ottico di un qualunque dispositivo (dai sistemi d’arma-per i più cattivi- ai sistemi di supporto alla comunicazione per disabili, come tetraplegici ecc.). Tutto ciò è ampiamente brevettabile e brevettato.

Ci sono anche i sostenitori della libera circolazione delle invenzioni (che solitamente hanno fonti di reddito che non dipendono direttamente dalle invenzioni, a almeno dalle loro invenzioni…) che vorrebbero tutto disponibile per tutti. Anche costoro hanno una buona serie di ragioni…

Nel frattempo l’entropia aumenta….

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