Quando fu ucciso aldo moro io stavo giocando a un livello abbastanza avanzato di centipede. La cosa che mi affascinava di più di centipede erano i colori, aveva questi colori così sgargianti con questi accostamenti rivoluzionari, la storia di centipede era che tu impersonavi una specie di navicella testa-di-serpentello che stava a fondo schermo e tutto lo schermo era pieno di funghi e dall’alto iniziava a scendere un centipede e tu da sotto sparavi e colpivi il centipede il quale si spezzava in centipedi più piccoli che continuavano a scendere, e ogni volta che arrivavano a fondo schermo o che toccavano un fungo scendevano sempre più in basso e tu dovevi ammazzarli tutti prima che arrivassero a terra, con la difficoltà dei funghi che ti bloccavano i colpi, e ogni volta che ammazzavi tutti i centipedini, cambiavano i colori dei funghi e ne arrivava giù un altro, e più avanzavi nei livelli, più i colori erano pazzeschi, tipo viola+giallo, più il centipede era veloce e bastardo, e ogni volta che beccavi un centipede, il pezzo che beccavi si trasformava in fungo, anche i funghi potevano essere distrutti ma necessitavano di molti colpi, il segreto era di lasciarsi libera la parte bassa in modo da poter permettere alla testa-di-serpentello di muoversi senza essere bloccato e poi se non c’erano funghi si rallentava la discesa del serpente che era costretto ad andare fino a fine schermo prima di poter scendere di una riga verso di te.
Certo centipede non era niente in confronto a PAC-MAN, non c’era una storia vera e propria, mentre PAC-MAN aveva delle scenette di intermezzo in cui lo schermo diventava nero e si vedeva pac man scappare e un fantasmino che lo inseguiva stava quasi per prenderlo ma poi il suo vestito da fantasmino si impigliava in un chiodo e si strappava e mi pare che si vedesse un piede, una cosa di questo tipo e il fantasmino si fermava e si vergognava, queste scenette servivano per dare un senso alla storia di PAC-MAN e alla sua infinita fuga all’interno dello stesso labirinto, in centipede non c’era niente di tutto questo era solo una situazione che si sarebbe ripetuta in eterno, la lotta tra la testa di serpente e i centipedi che continuavano a scendere a fondo schermo in in diluvio di colori elettronici, ancora oggi se devo pensare all’espressione ‘colori elettronici’ penso agli accostamenti di centipede, a quelle tonalità così brillanti nel piccolo monitor del bar ACLI di sant’olcese.
Tra casa mia e il bar ACLI dove c’era il centipede passava la strada principale, e sulla strada principale qualcuno di notte aveva scritto qualcosa su aldo moro. Ricordo che era una scritta di vernice bianca molto grossa, attraversava tutta la strada come se fosse una striscia pedonale, e io scendendo per andare a giocare a centipede avevo letto questa scritta, non ricordo cosa ci fosse scritto, ma ricordo il nome di MORO, anche perché era una cosa davvero inusuale a sant’olcese che qualcuno si mettesse a fare delle scritte, sant’olcese era un po’ il tipico paesino-giocattolo, dove la principale fonte di attrazione turistica era il salame e in secondo luogo il verde, i campi verdi, i prati, le colline dove andavano i milanesi d’estate. La scritta su aldo moro era una anomalia tanto che chiesi a mio padre chi era aldo moro e lui mi disse qualcosa di poco importante, e la cosa finì lì, non domandai ma più niente su aldo moro e la scritta si cancellò con una certa lentezza.
Le cose arrivavano attutite a sant’olcese, non era come vivere veramente in italia, l’italia era un posto vicino, a mezz’ora di macchina da sant’olcese, dove accadevano cose che poi avrebbero cambiato alcuni aspetti marginali della vita dei santolcesini. Tutto si muoveva con lentezza, le cose cambiavano con una lentezza tale da far pensare che anche il tempo scorresse in maniera diversa. Le cose davvero importanti, la festa danzante per i turisti, la messa, la partita domenicale del sant’olcese, le ragazzine del muretto, lo scuolabus, quelle cose erano eterne c’erano sempre state e ci sarebbero state anche dopo. Il resto erano cose del mondo esterno, il prete di sant’olcese diceva spesso durante la predica della domenica che il centro del mondo era sant’olcese e visto da una certa prospettiva aveva anche ragione, anche io bambinetto avevo una concezione del mondo che vedeva al centro di ogni cosa sant’olcese, e fuori da sant’olcese dipartivano una serie di sentieri in parte conosciuti in parte magici e segreti che andavano ramificandosi in posti in cui ero stato a volte dal vivo, a volte solo in sogno, come un lungo torrente di pietra ai cui lati si aprivano grotte chiuse da porte di legno e una di queste grotte conduceva in un tunnel che arrivava in un armadio a muro di un palazzo popolare nuovissimo in fase di costruzione sulle alture di una collina del tutto disabitata, molte volte andavo in quel sentiero di pietra e poi prendevo il tunnel fino a questo palazzo del tutto disabitato, giravo per le stanze vuote per giorni e settimane, tanto non esisteva, era solo uno delle tante periferie collegate a quella periferia centrale che è e sempre sarà sant’olcese.
Comunque, quando la scritta di aldo moro fu del tutto cancellata arrivò l’ape a portare via il centipede e tutti tirammo un sospiro di sollievo perché centipede aveva un po’ rotto i coglioni, c’era bisogno di qualcosa di nuovo.
“Gustoso” come sempre.
Sono pure andato a cercare Sant’Olcese su Google Maps…
bello ma con qualche imprecisione, Moro venne assassinato nel 1978 Centipede è del 1980
buona osservazione. ma credo che lascerò l’incongruenza; l’idea è quella di portare una mitologia della propria adolescenza, i piani temporali si mescolano. non ricordo esattamente che videogioco ci fosse quando avvenne l’assassinio di moro, ma ai fini della narrazione è ininfluente: per me quegli anni sono un grosso pastone; marcito e gustoso nello stesso tempo: nel mio immaginario quello era il periodo di centipede, di pac man, di the ladder. pesco a caso nella memoria e prendo quello che -a fatica- è rimasto a galla nel minestrone.