Si parla spesso dei prodotti Apple, dei nuovi modelli, della grande ingegnerizzazione ideata a Cupertino, meno spesso si parla di quelli che questi Apple li fanno, fisicamente. Si parla di suicidi, di condizioni di lavoro implacabili, anzi ottime, le migliori del mondo. Il buzz e l’antibuzz Apple sovrastano con il loro rumore di fondo la voce delle persone, ridotte ad essere unità di produzione, o vittime sacrificali da agitare per un no-glob fatto solo in rete.
Dreamwork China ci fa sentire queste voci: i loro studi, i loro sogni, la loro vita. Un documentario girato nell’area metropolitana di Shenzhen, di fronte alle industrie della Foxconn.
Da un documentario di 55 minuti, scritto e diretto da Tommaso Facchin e Ivan Franceschini, è possibile vedere un corto, di poco più di dieci minuti. Dieci minuti capaci di portarci nella lontanissima cina e scoprire che è invece normale, identica, quotidiana.
Buona visione.
Per il fatto che l’ultima grande nazione comunista, in epoca di tardocapitalismo avanzato, sia diventata il principale serbatoio dei neoschiavi-tecnosciucia’, assemblatori di lussuosi gadget da sofa’ per annoiata clientela superbrandizzata, la definizione “ironia della sorte” pare pochino.