Giocare, imparare, studiare

Bill Gates non si occupa più di Microsoft, ma della prima fondazione filantropica al mondo, fondata insieme a sua moglie, che agisce anche nell’ambito dell’educazione.

Recentemente, in un’intervista, ha mostrato come le sue posizioni non collimino con quelle di Apple.. In diversi modi i due Steve hanno mostrato nel corso degli anni di volere tenere in considerazione le potenzialità educative dell’informatica, ed in molti hanno visto nella presentazione di iBooks Author e di iTunes U app il raggiungimento di uno degli obiettivi che la biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson aveva svelato: rivoluzionare i manuali scolastici, ambito a suo dire paralizzato da una situazione di oligopolio ed asfissiato da un’organizzazione burocratica elefantiaca. Un contesto all’interno del quale l’iPad è visto come un sostituto ideale del libro, ricco di nuove potenzialità.
Una visione che non condivide Bill Gates, che sostiene delle soluzioni come la Kahn Academy (leggine sul Forum di Tevac): le nuove potenzialità non potranno esprimersi, avere un effetto, ex se, al contrario serve agire innanzi tutto su chi si serve dello strumento, e sulla maniera in cui lo strumento entra in gioco. È solo dopo avere modificato il programma e l’approccio dell’insegnante che lo deve entrare in gioco lo strumento, e deve avere una tastiera, come Surface, perché lo studente non deve essere mero ricettore di informazioni e stimoli, leggendo e guardando video, ma attivo e produttivo.
Una contrapposizione tra due logiche che resta comunque molto simile, come nota Anthony Nelzin, e del resto Apple non ha mancato di mostrare delle occasioni nelle quali iPad e applicazioni rendevano possibile un insegnamento diverso, nel video mostrato alla WWDC. Due logiche che comunque affidano allo strumento informatico il ruolo di vettore, intoccabile, e si situano all’opposto della visione difesa da Nicholas Negroponte, che vede l’informatica come un campo di gioco capace di fare scoprire sempre nuove possibilità allo studente, un laboratorio personale. Quello di cui parlava tempo fa Fabrizio Venerandi (leggi su Tevac, iPad o Apple][+?):

Io non ho comprato un computer apple solo perché ho bisogno di scrivere o di connettermi in rete, io ho comprato un computer apple perché sono una persona intelligente. Perché sono curioso, di tante cose diverse e ho bisogno di uno strumento che permetta alla mia intelligenza di esplodere come una roba schizzata su un vetro che prende mille direzioni diverse. Questa cosa esiste e si chiama “computer”, casualmente la apple ne produce alcuni molto interessanti. Il mio interesse alla sorte della apple si esaurisce a questo ambito.

Poprio quello che iPad (anche se permette di scrivere un’applicazione, leggi sul Forum di Tevac Cargo, gioco per iPad, scritto su iPad) non è, secondo più pareri. Non sarebbe ad esempio molto più indicato il RaspBerry Pi (leggi sul Forum di Tevac Computer davvero piccoli), apprezzato da Linus Torvalds?

The recent launch of the Raspberry Pi, running on Linux, has attracted a lot of attention. Are you hopeful it will inspire another generation of programmers who can contribute to the Linux kernel?

So I personally come from a “tinkering with computers” background, and yes, as a result I find things like Raspberry Pi to be an important thing: trying to make it possible for a wider group of people to tinker with computers and just playing around.
And making the computers cheap enough that you really can not only afford the hardware at a big scale, but perhaps more important, also “afford failure”.
By that I mean that I suspect a lot of them will go to kids who play with them a bit, but then decide that they just can’t care.
But that’s OK. If it’s cheap enough, you can afford to have a lot of “don’t cares” if then every once in a while you end up triggering even a fairly rare “do care” case.
So I actually think that if you make these kinds of platforms cheap enough – really “throw-away cheap” in a sense – the fact that you can be wasteful can be a good thing, if it means that you will reach a few kids you wouldn’t otherwise have reached.

I prodotti Apple, che prescindendo dalla loro qualità, sono cari, e che hanno sacrificato molte libertà alla semplicità ed alla sicurezza, potranno realmente dimostrarsi degli strumenti educativi efficaci come lo sperava Steve Jobs? E se riuscisse, nelle scuole e nei licei, non si rischierebbe di rendere più difficile l’uso dell’informatica facendone un ambito riservato a pochi eletti? Speriamo che il futuro ci stupisca, e meglio se in collaborazione con Apple.

Shortlink: http://wp.me/p2C5cJ-2Nx

3 Commenti a “Giocare, imparare, studiare”

  1. Filo63 30 giugno 2012 at 13:34 #

    Scusa se te lo dico ma questo articolo è incomprensibile… Si fa fatica a seguirne la logica!!!
    Per quanto riguarda le frasi finali permettimi di farti notare che l’informatica è materia per pochi mentre gli strumenti informatici devono essere il più possibile per tutti, per questo motivo Steve Jobs è ritenuto un grande innovatore e visionario. Un computer per tutti, non per scrivere programmi o “smanettare”, bensì per comunicare, scrivere, leggere, informarsi, lavorare e divertirsi… Semplicemente questo!!! So che non è stato l’unico, neanche il primo ma, credimi, vedre una madre di 75 anni senza competenze informatiche usare con semplicità un iPad fa piacere, non credo che posta davanti ad una macchina Linux ne sarebbe stata capace!!!

    • Daniele Pitrolo 30 giugno 2012 at 13:37 #

      Mi spiace, forse è effettivamente difficile da seguire, forse è consustanzialmente incomprensibile, di sicuro parliamo di due prospettive diverse: la mia non nega per nulla la tua.

  2. Simulacron 30 giugno 2012 at 20:26 #

    Beh…Mettiamola così: come tutti gli strumenti, adoperati per fare qualunque cosa, può essere adeguato o meno allo scopo per cui ès tato destinato.

    Per quanto riguarda l’educazione….Quanto ha detto Bill Gates non sta nè in cielo e nemmeno in terra.

    Per un paio di motivi:il primo più importante è che deve essere l’insegnante a decidere cosa è adatto alla sua materia e cosa non lo è. Bill Gates è poco adatto, per usare un eufemismo.

    Se poi ( secondo motivo….) dice quelle cose perchè la Microsoft non riesce a vendere dispostivi con Windows x.y e, quindi, Microsoft non riesce a speculare sulla pelle, per così dire, di scuole, ragazzi e adulti che la frequentano per le loro ragioni….Non fa che peggiorare le cose.

    Forse, se Bill Gates si limitasse a gestire la sua fondazione, magari potrebbe persino ridurre le figuracce che riesce a rimediare con questo genre di interventi.

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