iLiad: una recensione

L’ultimo arrivo in casa venerandi è un iLiad, un lettore di libri che utilizza la tecnologia e-ink e un motore intel a 400 mhz basato su una gui semplificata costruita su linux.
Rispetto ad altri lettori di libri come il cybook, bebook o il sony, l’iLiad ha uno schermo un po’ più grande (15,20 x 12,40) e ha una penna wacom con cui si possono dare comandi al lettore o fare segni, scritte e disegnini.
Non esiste nessun’altra periferica di ingresso, non sono previste tastiere o mouse. L’iLiad nasce per leggere e per annotare.
Gli ingressi sono per penna usb, mmc e flashcard. Uno scatolotto che si connette attraverso una presa dedicata, aggiunge la possibilità di attaccare l’iLiad ad un computer, montando le memorie interne sulla scrivania del mac, o di connetterlo ad una presa ethernet per averlo in rete. Le batterie interne si caricano solo attraverso il suddetto scatolotto e un alimentatore.

Leggendo sotto al sole un libro da google books.


L’avvio
All’accensione l’iLiad si avvia, un po’ lentamente, mostrando una foto di libri, giornali e iLiad. Dopo l’avvio ci si può muovere attraverso diverse sezioni per impostare le preferenze, cercare i libri o i giornali da leggere, creare nuove note. Il lettore legge PDF, TXT, JPG e alcuni formati tipici dei libri elettronici, come il Mobipocket. I pochi tasti servono per salire o scendere nelle gerarchie, per selezionare, o per tornare al menù principale. Una grossa (e comoda) barra laterale permette invece di sfogliare le pagine. Quattro tasti dedicati aprono la cartella dei libri, dei giornali, delle documentazioni e delle annotazioni.
Non esiste una modalità di stand-by. Le batterie, se non si usa intensivamente la penna, durano svariate ore (c’è chi dice sei, ma non ho mai avuto modo di fare un test preciso in questo senso).

Lo schermo
Da subito quello che impressiona è lo schermo a livelli di grigio. La tecnologia e-ink è una piccola rivoluzione che cambierà molte cose nell’accesso ai testi digitali. Lo schermo è infatti passivo, a differenza dei monitor tradizionali non emana luce, non ha alcun refresh e ‘costruisce’ la pagina mantenendola poi statica. Non esistono problemi di angoli di visuale o di eccessiva luce, anzi, maggiore è la luce, meglio si legge lo schermo. Il refresh avviene solo al cambiamento di pagina. Una barra posta a sinistra permette infatti di sfogliare le pagine del libro e ogni volta che viene attivata, iLiad cancella la pagina presente e ne crea una nuova.
La risoluzione è di 160 dpi, il che dà al lettore un buon appagamento di lettura, nonostante il “fondo” dello schermo tenda al grigio chiaro più che al bianco, e nonostante che -guardando attentamente alla luce del sole- l’antialising dei caratteri qua e là riveli la sua natura elettronica.

Iliad sotto al sole


La penna
La penna wacom è forse uno dei punti meno convincenti dell’apparecchio. Scrivere non è particolarmente piacevole, c’è un delay breve ma avvertibile tra gesto e apparizione della scrittura; le scritte poi vengono convertite in vettori, il che dà alla scrittura una ‘scalettatura’ abbastanza ruvida. Non posso dire che sarebbe meglio non averla: per quanto digitali i libri sono libri e la possibilità di segnare un testo in fase di lettura rende l’approccio al libro elettronico molto più confidenziale; ma non la consiglierei come mezzo per scrivere pagine di appunti.

Leggere
Ho letto un intero romanzo in bozza e al momento sono a pagina 320 della storia d’Italia di Guicciardini. Su un computer non mi sarei mai sognato di fare una cosa del genere. Leggere su un iLiad è piacevole, in molti casi comodo (la storia d’Italia del Guicciardini prima citata, su carta ‘pesa’ circa 2600 pagine). Meglio che leggere un libro? No, diverso. Un libro risulta avere una leggibilità più netta, i caratteri più definiti e il fondo più chiaro. La carta poi non riflette luci dirette, mentre lo schermo dell’iLiad soffre una fonte di luce piantata contro (non tanto il sole, quanto i terribili neon da ufficio). Di contro iLiad permette di portarsi dietro intere librerie e di poter leggere molto comodamente opere anche voluminose in poco spazio.

I dannati neon


I libri
Nel momento in cui scrivo le case editrici italiane non hanno ancora scommesso su queste periferiche. Tra le grandi case editrici solo Mondadori ha un catalogo di ebook. Ma è piccolo, sovraprezzato, oberato dai soliti DRM, e non compatibile con i lettori digitali in vendita qua da noi.
E’ il solito discorso del cane che si morde la coda: i lettori hanno un prezzo impegnativo (dai 280 euro per il cybook agli oltre 600 dei prodotti punta della iRex) perché se ne vendono relativamente pochi. Ma se ne vendono pochi anche perché ci sono pochi contenuti disponibili per l’acquisto. Ma gli editori non mettono contenuti per l’acquisto perché ci sono pochi lettori e sono costosi. E così via.
La mia impressione è che si tratti di uno stallo dovuto alla giovinezza del mezzo, e che gli esempi fuori Italia mostreranno agli editori che la via è quella di integrare la propria vendita con i contenuti digitali.

La distribuzione
Una delle cose importanti di questi lettori è infatti la scomparsa della distribuzione tradizionale, vero imbuto per ogni produzione libraria, non solo in Italia. Chi decide quali libri comprate quando andate in libreria è il più delle volte il distributore. Chi si prende buona parte dei soldi che spendete quando comprare un libro, è il distributore. Il media, il 50-60% del prezzo di un libro va al distributore. Tolte le spese di stampa e la parte destinata alla libreria, all’editore rimane un 10-20% e all’autore un 10% del prezzo di copertina.
E’ facile capire quindi la potenzialità di un testo elettronico distribuito via internet: nessuna spesa di stampa, nessuna spesa di distribuzione, nessun reso, nessun fuori catalogo. E minori vincoli nella visibilità dei testi in libreria, se non quello della promozione che ogni casa editrice si può permettere. Quanto a capienza, le librerie virtuali sono infinite, tengono tutto.

Fuori dai diritti di autore
Quello che risulta immediatamente accessibile con un lettore di libri digitali è tutto ciò che è fuori dai diritti di autore: i testi dei progetti LiberLiber, i testi concessi in creative commons o quelli semplicemente rilasciati fuori dai diritti di autore. Una biblioteca magari meno appagante per il lettore in cerca dell’ultimo best seller americano, ma enorme e in buona parte godibile anche per un pubblico non specialista. Gratuitamente.
Quello che mi ha colpito, ad esempio, dopo essermi impaginato la storia d’Italia del Guicciardini, è che quella mia impaginazione infilata nell’iLiad non era più un ‘file’ che doveva prima o poi essere stampato, ma era già un libro a tutti gli effetti. Era un prodotto.
Ognuno può diventare ‘editore’ di testi per se stesso, stampandosi in pdf i testi che preferisce, come preferisce.

Il Corriere di Sardegna


I giornali
Ho provato a leggere con iLiad i giornali distribuiti via internet in PDF, come il Corriere di Sardegna e Liberazione. E’ possibile farlo agevolmente, ma mentirei se dicessi che è comodo. Essendo stati i giornali impaginati per formati di foglio ben più grandi, la pagina risulta rimpicciolita per lo schermo dell’iLiad, risultando di fatto illeggibile. A questo punto si usa il pezzino per zummare le parti che si vogliono leggere, e sempre con il pennino si ‘panna’ il giornale per scorrere gli articoli. La lettura a questo punto è ottima, se confrontata con quella a video di un computer è impressionante, ma lo zoom e il pan del testo non avvengono in tempo reale, talvolta i 400mhz della macchina faticano un po’ a macinare grossi PDF e viene automatico sospirare e sperare che prima o poi veda luce il progetto di Simplicissimus (distributore di questi lettori e editore lui stesso) di far uscire quotidianamente La Stampa in formato iLiad.

Conclusione
Sarebbe facile dire che l’iLiad è l’ipod dei libri. Sarebbe lusinghiero, ma sarebbe anche un po’ miope. Ugualmente facile dire che no, un libro non è sostituibile, che questi ‘cosi’ non potranno mai prendere il posto dei veri libri, e tutti i discorsi sul tatto e sull’odore, manco fossero formaggette.
Secondo il parere del vostro recensore, questi prodotti sono una bomba. Sono molto più una bomba di un iphone o di un ipod. Sono una bomba innescata e che prima o poi inizierà a fare la sua lenta ma inesorabile esplosione. Perché creano un prodotto che prima non esisteva, e rendono fruibile un contenuto digitale che in precedenza era più un backup che altro. Perché li vedremo nelle scuole a sostituire i libri di testo. Perché li utilizzeremo ogni giorno per leggere il giornale scaricato in automatico alla mattina. Perché permetteranno a nicchie di mercato di essere facilmente accessibili a prezzi contenuti. E perché adesso, con questi aggeggi, parlare di hypertesto inizia ad avere un senso.
Certo, se le case editrici (come mi pare facciano spesso all’estero) penseranno a massimizzare i profitti vendendo ebook allo stesso prezzo con cui vendono oggi le edizioni economiche su carta (magari alzando anche il prezzo delle edizioni rilegate), o finché la legislazione italiana punirà come ladro chi si scansisce anche solo una pagina di un libro “di carta” regolarmente acquistato, ecco, il percorso sarà più lungo o più faticoso. Ma la potenzialità che sta dietro a questa tecnologia è paragonabile a quella dell’mp3 per la distribuzione digitale.
Non sostituiranno il libro, lo affiancheranno, facendo tutta una serie di cose che il libro non può fare, per motivi di mercato o più prettamente fisici.

Senza contare che, prima o poi, un nipote di questo schermo e-ink lo vedremo attaccato a una tastiera per usarlo anche per scrivere e navigare. Magari con un macintosh.

Per saperne di più su iLiad e sul distributore italiano, Simplicissimus Book Farm

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