io mio padre renzi, la bignardi, kinder pinguì, kinder fetta al latte, il nucleare e quello là

Sono con mio padre, mia madre in sala guarda la Bignardi che intervista Renzi, io sto mangiando una pizza ma sento la voce della Bignardi che fa una domanda e Renzi risponde e sento il pubblico che ride e poi l’applauso, la cosa si ripete per un po’ di volte, non sento cosa si stanno dicendo, dalla cucina potrei pensare che sia un comico. La meccanica è identica.

Ogni tanto si sente anche kinder pinguì che urla “fetta al latte!” è simone in camera da letto che sta giocando a un videogioco della kinder dove interpreti kinder pinguì che è un pinguino che però può trasformarsi in kinder fetta al latte. Quando lo fa, urla “fetta al latte!” e viceversa. Fetta al latte urla “kinder pinguì!” e si trasforma in kinder pinguì. E viceversa. È orribile.

Mio padre entra in cucina e dice che quel Renzi è simpatico, lo pensa anche mia madre. Si siede. Guardo mio padre e per un attimo vedo mio nonno, mio padre più invecchia più prende la faccia di mio nonno e una volta guardandomi allo specchio mi sono visto con la faccia di mio padre. Ogni volta che ci penso mi viene in mente Bob. Avete presente la scena finale di Twin Peaks? Bob.

Mio padre dice parla di Renzi dice qualcosa, io mangio la pizza, annuisco. Dice qualcosa sul nucleare. Dice che lui in Ansaldo aveva avuto a che fare con il nucleare e che a lui pareva che all’epoca, si parla di prima del referendum, la gente che lavorava al nucleare, i capi, non dicessero proprio tutto quello che c’era da dire sul nucleare. Che di certe cose non parlassero. Ma che nonostante questo secondo lui, secondo mio padre, il nucleare era l’energia più pulita. Che non possiamo scappare dal nucleare, che rispetto a carbone, legna, petrolio, il nucleare è un’energia più pulita.

Io mangio la pizza e prendo un po’ di acqua e sento dalla sala Renzi che dice una cosa, alza leggermente la voce e si sente ridere e poi l’applauso e penso che Renzi alla fine, cioè mi immagino che se fossi Renzi e entrassi in questo meccanismo, alla fine direi cose che mi fanno venire l’applauso. Rendere allegra così tanta gente, che vita. Penso all’enorme tv dei miei genitori dove Renzi ha la testa grossa come la mia pancia, penso a kinder fetta al latte in questo mondo ghiacciolo, penso alle luce accese in tutta la casa, penso al forno, il calore, il riscaldamento in tutte le stanze e bevo l’acqua.

E gli dico che secondo me, consumiamo troppa energia. Mio padre si tira indietro e gli dico che secondo me stiamo consumando una quantità di energia assurda, folle. Con una mano prendo dal tavolo la frutta che mio padre mi ha dato, prendo una banana. La mostro a mio padre e gli dico, una banana, capisci? Mio padre ride e dice che è completamente d’accordo con me, stiamo fottendo una quantità di energia incredibile. È tutto illuminato a giorno. Bruciamo.

Però, dice mio padre, come fai? Dovresti cambiare tutta la società, dovresti cambiare tutto. La gente, cioè non solo la gente, tutto è basato su questo consumo di energia. Non puoi cambiare questo, e fa un gesto come a indicare tutto. Tutto è basato, anzi si è sviluppato su questo consumo, su questo spreco.

Qua ci diciamo una cosa che non posso trascrivere.

E io guardo il piatto sporco di pizza e gli dico che secondo me, e inizio questo lungo discorso e gli dico che secondo me dagli anni ottanta, non so perché dico proprio dagli anni ottanta, dagli anni ottanta, dal drive in, dalle comiche di benny hill, da porchilmondo che ho sotto i piedi, il pranzo è servito, la corrida, da milano, da il consumismo scambiato per benessere, anzi, il benessere forzato all’interno della formina del consumismo, da allora c’è stato un livellamento culturale e intellettuale verso il basso, verso una omologazione, dico queste cose a mio padre che mi guarda e non dice niente.

Gli dico che il fatto che Renzi sia simpatico lo rende una icona, come Berlusconi, come me, papà come me perché ormai siamo tutti icone, siamo tutti nello stesso network, io, te, Renzi, la Bignardi, quelli che vanno all’isola dei famosi, quelli che vanno al grande fratello, siamo tutti messi nello stesso piano, perché non è necessaria nessuna competenza per essere qualcuno, papà, basta un post, basta un feed, la competenza è l’ultima cosa, ora tutti abbiamo diritto di essere qualcuno, qualsiasi cosa, e questo –dico– ci ha reso rabbiosi.

Mio padre sta zitto e poi ripete rabbiosi. Io dico rabbiosi. Voto Renzi perché è simpatico e non perché Renzi sia un funzionario di una ideologia, scusa il termine papà, di una ideologia in cui credo. Si è invertito il percorso, votiamo delle icone, perché ci sono simpatiche o perché sono così ridicolmente icone. Renzi fa ridere, come Vendola. Sono icone, sono dei bot del mercato della comunicazione. Su quanti manifesti dovremo vedere la loro faccia, cristo, in quante migliaia di copie. Berlusconi.

Berlusconi ha modificato la percezione etica degli italiani, o l’ha confermata non so. Avevo dieci anni, non lo so. Berlusconi ha creato una macchina, un immaginario che prima non esisteva. Berlusconi mi ha dato un background confortante, papà, mi ha dato altri quarantenni con cui posso parlare di goldrake, della donna bionica, di hazard. Ho quarant’anni e faccio parte di una generazione che è nata con la testa infilata negli omogeneizzati, che ha avuto un’infanzia talmente unica che oggi posso ricomprarla in blu-ray.

Mio padre sta zitto, gli ho detto queste cose e altre con la voce che mi tremava un po’, e alla fine lui mi dice che quelli, sospira, guarda il soffitto e dice che la sua generazione dà la colpa ai giovani, dice che i giovani non hanno ideali, e altre stronzate e che alla fine la sua generazione dice queste cose perché vuole scaricarsi da questa colpa. La sua generazione è quella che ha insegnato ai propri figli che per campare bisogna arrangiarsi. Alza le spalle. Avevamo paura –mi dice– che doveste patire la fame che avevamo fatto noi e abbiamo pensato a insegnarvi a farvi furbi, mi dice.

Come quello là, dice, e non indica niente, continua a fissare un punto tra il suo naso e il soffitto.

Poi esco dalla cucina e vedo la Bignardi con davanti don Gallo. È allora che succede quella cosa, che la televisione implode, vedo don Gallo che parla, che urla ha gli occhi di un visionario ed è fuori luogo, il pubblico che rideva cortese per Renzi è dietro a don Gallo in ombra e la Bignardi è diventata quello che è, una convitata di plastica che sta zitta mentre don Gallo alla televisione la spacca, se potesse la frantumerebbe in ogni casa degli italiani.

E io dico a Simone che torniamo a casa e lui grida e si butta per terra.

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4 Commenti a “io mio padre renzi, la bignardi, kinder pinguì, kinder fetta al latte, il nucleare e quello là”

  1. macdave 11 aprile 2011 at 10:25 #

    Ho letto l’articolo e – da ultraquarantenne quale sono – mi sono ritrovato a sorridere. Un sorriso sbilenco, però. Quasi una smorfia.
    Ho stampato il tutto e l’ho portato a casa. L’ho letto a mia moglie dopo cena, e ha fatto un sorriso triste anche lei. Sono cose che sappiamo, che abbiamo discusso ed elaborato più e più volte, ma sentirsele raccontare così ha un impatto diverso. Grazie, Fabrizio.

  2. fabriziovenerandi 12 aprile 2011 at 09:43 #

    Grazie. Questo racconto riassume in qualche modo molte considerazioni che mi giravano in testa da tempo. E continuano a girare.

  3. sandro55 13 aprile 2011 at 23:13 #

    Leggerrti è stato piacevole e coinvolgente,sei bravo,Grazie per questi tre minuti…e anche se sono un attimino più anzianotto mi sono rispecchiato nel tuo racconto e condivido le tue riflessioni.

  4. dad265 14 aprile 2011 at 21:38 #

    Anch’io da ultraquarantenne ho letto tutto e , come tanti altri miei coetanei , avrei gradito un presente migliore ….provvederò a leggere il tutto a mia moglie e spero che mio figlio Simone non si lanci a terra ….
    Grazie

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