Io nicco simo Ferretti pacman e il mac mini nuovo.

Siamo in croazia, è sera e io accendo il powerbook per sentire un po’ di musica mentre lavo i piatti e metto Ferretti e i PGR e Ferretti canta dolente ‘Noto una qual certa difficoltà, difficoltà nel procedere’, e lo ripete anche, ‘Noto una qual certa difficoltà, difficoltà nel procedere’, e allora niccolò che è seduto sul divano che legge topolino alza la testa, guarda il powerbook, e parlando direttamente al powerbook dice a bassa voce, ‘ah. anche tu eh?’, e si rimette a leggere topolino.
Io resto muto spettatore di questo dialogo primogenito-ferretti e stringo la spugnetta abrasiva per i piatti come si stringe il cuore.
Queste cose sono quelle per cui vale la pena fare il padre, cogliere i guizzi inaspettati dei figli, puoi codare quanto vuoi, puoi scrivere i romanzi fichi quanto vuoi, ma sono briciole rispetto a vedere il secondogenito che si tappa il naso e si butta sott’acqua e non riemerge più, e poi riemerge e si stappa il naso e si toglie l’acqua dagli occhi e ti guarda con un sorriso irraccontabile e tu capisci che in quel preciso momento tuo figlio numero due ha smesso di non saper nuotare.
Non è fierezza paterna, è vedere un meccanismo che funziona anche senza di te e questo meccanismo, nonostante l’orrore del mondo che stiamo per lasciargli, è di una bellezza primitiva e virginale. Nonostante il nostro mondo sia vecchio, stanco e depresso, ci saranno ancora ragazzini che lo scopriranno per la prima volta con un entusiasmo imbarazzante.
La fierezza paterna non c’entra, è una cosa diversa. Fierezza paterna e tipo il secondogenito che guarda una forma tonda di formaggio da cui ho appena tagliato la prima fetta, e secondogenito mi dice, sai papà cosa mi sembra quel formaggio? e io dico cosa? e lui dice mi sembra quel gioco che tu sei in un labirinto e sei una palla fatta come quel formaggio e devi mangiare tutti i pallini, e dei fantasmi ti inseguono, e ma se mangi un pallino grosso puoi anche mangiare i fantasmi per un po’ di tempo, sai quel gioco? e io padre abbasso la lama del coltello e lo abbraccio, il ranocchio, perché mai nella mia vita mi sarei aspettato che mio figlio seienne, in croazia, gurdando una forma di formaggio, mi avrebbe spiegato le regole del pac man.
Questa è fierezza paterna, cretina e irrazionale. Divertente e emozionale.
E poco dopo arriva il primogenito e mi dice papà facciamo che ti do l’idea che ho avuto per un libro e tu lo scrivi, e io gli dico, ok ma perché non lo scrivi tu? e lui guarda la tazza del latte e dice, eh perché io non ci riesco, io ti do l’idea e tu lo scrivi, e io gli dico, ok che storia è? e lui gira il cucchiaino nella tazza e dice, non è una storia, è l’idea per un libro e sta zitto e poi dice, ti ricordi in macchina quando vi ho chiesto come si chiama un libro che parla di un altro libro, mi avete detto che si chiama critica o qualcosa del genere.
E io gli dico, sì, si chiama saggio critico o monografia, e il primogenito annuisce e dice ecco esatto quello, devi scrivere un saggio critico. Io mi tiro indietro sulla sedia e dico, e di che libro dovrei scrivere questa monografia?
E allora il primogenito mi lancia il suo sorriso stralunato e mi dice è qua l’idea, tu scrivi una monografia della monografia che stai scrivendo.
“Una monografia della monografia” dico.
“Esatto, scrivi un saggio critico sul saggio critico che stai scrivendo. Tipo fai degli errori e mentre li fai li critichi e poi parli tipo dei caratteri, della distanza dei caratteri, cose così”.
“Nicco”
“Eh?”
“A te il gruppo sessantatre ti faceva le pippe” vorrei dire ma non posso allora gli dico ok, che provo a cominciarlo e poi glielo do da leggere, e niente, lui fa gli occhi che gli si bagnano per le idee e poi scappa via da qualche parte nella incasinata casa in cui viviamo.

Non è che vi sto invitando a fare figli, eh, però vedete voi. A volte viene bene averceli intorno.
È madre natura.

A questo proposito sono con Elettra e Elettra mi dice, fabbri cosa abbiamo fatto di bello nel 2001, e io ci penso e dico ah, è stato l’anno che ci siamo presi l’imac tangerine, e Elettra sta zitta e poi dice, ok e cos’altro, e io ci penso un attimo e e dico, ah cazzo -sì- è l’anno in cui è nato il primogenito, Elettra tira un sospiro di sollievo e dice, ok e invece cosa abbiamo fatto di bello nel 2004, e io ci ripenso e dico, beh è l’anno in cui siamo passati al powerbook 12”, di nuovo Elettra geme silenziosamente e io capisco e aggiungo subito, ma è anche l’anno in cui è nato il secondogenito, e Elettra annuisce pensosamente e allora si gira verso di me e mi dice, ok Fabrizio, allora direi che è arrivata l’ora di comprarci un mac mini, e io faccio il segno del pugno e dico grande, grande! un mac mini.
Poi capisco.

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4 Commenti a “Io nicco simo Ferretti pacman e il mac mini nuovo.”

  1. Puce 6 settembre 2011 at 08:08 #

    Beh, congratulazioni!!!
    Ammetto che io, il coraggio per fare il terzo, non ce l’ho proprio… Non avrei nemmeno la possibilità di dedicargli sufficienti attenzioni (ma questo è un altro discorso)

    PS: “Elettra”? Ma non era “Cecilia”? Mi sono perso (o mi sto scordando) qualcosa?

  2. andrea 7 settembre 2011 at 22:24 #

    scusate l’ignoranza, ma che cos’è il gruppo sessantatré

    si anche a me sembrava che fosse cecilia… forse il Ver ha più di una moglie e/o amanti!! 😀

  3. fabriziovenerandi 16 settembre 2011 at 08:41 #

    Gruppo sessantatré è stato un gruppo di avanguardia letteraria nato appunto nel 1963. Il ver non ha amanti, ma amanti della privacy 😛

  4. mabal 3 novembre 2011 at 07:51 #

    Ti ho perso anni fa sull’ultima pagina di Applicando e ti ritrovo qui, oggi.
    Sono contento.
    La giornata comincia bene.
    Ciao

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