io niccolò e l’informatica

Insomma sono in auto, guido, ad un certo punto dico al novenne, ah chicco ti faccio un gioco, dimmi un numero a caso e lui sta zitto e dopo un po’ dice che non può.
“Uh, perché?” gli chiedo e lui mi risponde che non può dirmi un numero a caso perché non esistono i numero a caso. “Anche quando dici un numero a caso in realtà dietro c’è un ragionamento” dice e torna a guardare fuori dal finestrino.
Deglutisco. “Capisco” dico e torno a guidare.
Mio figlio è lo stesso che ieri mi ha detto, ah sai papà stiamo guardando un film a scuola che mi piace e io ah forte, cosa? e lui i Blues Brothers, e io i Blues Brothers, e lui i Blues Brothers, è un film in cui uno esce dal carcere e, e io gli ho detto chicco io *so benissimo* cosa sono i Blues Brothers ma tu, diavolo, fai quarta elementare tu non *dovresti* saperlo, e lui è stato zitto un po’ poi ha alzato le spalle e ha detto, lo guardiamo per la lezione di musica.
Beh, certo, musica.
A me a scuola nell’ora di musica mi dicevano cosa potevo farci con il mio flauto, non erano cose da educanda.
E poi, in auto, abbiamo iniziato a dirci i pezzi di trama. Sentire mio figlio dire le parole ‘cavallette’, ‘nazisti’ e ‘erano in missione per conto di Dio’ mi ha fatto capire che qualunque taglio alla scuola pubblica è come se lo facessero alle mie vene.
I tagli alla scuola pubblica.

Apro un blockquote:
qualche giorno fa Tremonti, il mio ministro del denaro, ha detto che i poveri non esistono, e ha chiesto alla platea di banchieri, chi è povero alzi la mano. Ai banchieri ha chiesto, chi è povero alzi la mano.
Nessuno ha alzato la mano.
Peccato, perché se ci fossi stato io avrei alzato la mano. Sapevo la risposta.
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A casa, fast forward, siamo a tavola e sto masticando una pizza precongelata che sa di cartoncino carrefour, e niccolò mi dice ah papà sai ho installato una cosa sul mio computer e io dico eh bene cosa, e sono tranquillo, sto mangiando una pizza con mio figlio, e lui dice che si chiama gip, la cosa che ha installato si chiama gip e io chiedo è un gioco di macchine, jeep che corrono e si superano saltando e lui ride dice no papà è un programma che ti dà l’indirizzo ip del tuo computer, mastica la sua pizza e aggiunge che gip lo ha installato da terminale e io rallento la mia masticazione, lo hai installato da cosa? chiedo e lui continua a mangiare la pizza e dice sì, per installarlo ho fatto sudo apt-get install gip, parla con un po’ di difficoltà perché l’inglese non lo sa bene ma dice chiaramente sudo apt-get install gip e poi continua a masticare la sua pizza di cartoncino e mi fissa con i suoi occhi di novenne affamato. Io ho smesso di masticare e lui dice che il terminale è bello, ci sono un sacco di cose da scoprire.
Io penso ‘Dio fulminami adesso’, voglio dire, a livello educativo penso di aver raggiunto il top immaginabile, ma siccome non succede niente, solo la pizza diventa più fredda, lui continua e mi chiede, e dai! mi dici altri comandi di terminale che poi li provo e io gliene dico un po’ e poi gli dico ssh e lui a ssh gli brillano gli occhi, letteralmente.
“Cioè –mi dice– con ssh uso il *tuo* computer con il *mio* computer? Da terminale?”
“Sì”
“Ma è *meraviglioso*!”
“Beh, niccolò, certo che lo è. È informatica”
Mastichiamo la pizza e ridiamo, sembra una scena presa da uno spin-off di Tron.

Poi mi allontano, lavo i piatti, Niccolò si alza con un saltello e sparisce e quando ho finito vado a cercarlo e lo trovo a fare cose da bambino, lo vedo guardare un cartone animato di Scooby-doo e mi rassicuro. Lui con una certa vergogna mi guarda da lontano come dire, scusa papà ma devo fare anche questo.
E si gira verso Scooby-doo che mangia un enorme panino e poi fa slurp e Niccolò ride e si volta ancora verso di me per cercare una conferma e io sorrido e mi appoggio al muro e Niccolò torna a fissare Scooby-doo che vede un fantasma e fa la faccia spaventata e corre via con le povere zampate hanna&barbera.

Alla sera vado a dargli il bacio della buona notte, sta leggendo nel letto. “È Harry Potter?” chiedo indicando il libro e mi siedo sul letto. Lui fa no no con la testa e mi mostra la copertina. È il Kernighan.
Il Kernighan di quando avevo diciasette anni. “The C programming language”, il Kernighan, la versione in italiano. Lui continua a leggere, è presissimo, poi alza la testa e fa un sospiro. “Qua devi aiutarmi papà, io non ci capisco. Ho capito printf, ma il resto non ci capisco” e mi guarda e io gli dico che certo, che quello che so glielo dico, ci mancherebbe ma capisco subito che quello che so non è niente rispetto alla sua fame, fresca e incostante.

E mi sdraio vicino a lui nel letto, lui ha appena compiuto 10 anni, io quarantuno, che è un anno in più di quaranta, ovvero davvero dentro i quaranta. Sento il suo respiro regolare, si muove, poi sento che dorme, il silenzio.
Resto qualche secondo appoggiato al materasso e poi ci sprofondo dentro, annichilito, sparisco dentro al materasso come un fantasma. Un peso dentro che mi porta nelle grandi profondità della notte, nelle fondamenta del caseggiato.

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