io, primogenito, secondogenito, elettra e cinque cose per l’estate

{1}
Figlio numero uno, ormai decenne è con la madre in sala di aspetto medico, ci sono sette persone prima di lui, tutte donne-madri della genova bene: lui guarda il soffitto, legge un ebook di sherlock holmes, ridacchia, pensa, e a un certo punto dice ad altissima voce, sai mamma c’è una canzone che ho sentito su youtube che mi piace un sacco, si intitola Tua madre gonfia banane giganti!

Tua madre gonfia banane giganti, il titolo echeggia per la sala, rimbalzando di parete in parete. È fisica, è normale che faccia così.

Madre-di-mio-figlio sbianca, sguardi arroventati di madri-per-bene la trafiggono, e io, a qualche kilometro di distanza sento all’improvviso che c’è una perturbazione nella forza.

“Figlio numero due –dico al secondogenito– deve essere successo qualcosa a tuo fratello”. Figlio numero due alza le spalle e mi inquadra con la sua pistola laser spara bolle di sapone made in china {vedi al punto 4}.
“Andiamo a salvarlo” aggiungo sollevando di qualche centimetro le borse della spesa cariche di vettovaglie e indicando da lontano l’auto che sonnecchia in un parcheggio blu.
Parcheggio blu. Il parcheggio blu mi fa partire un penoso e lagnoso flashback che che ti consiglio di saltare agevolmente andando al punto {3}

{2}
Genova, per chi non lo sapesse, è tutta a strisce blu che vuol dire che devi pagare. Sosti e paghi, ma solo in centro, ovvero in tutta genova, visto che genova non ha un centro. È fatta per lungo.
Le strisce blu sono come un virus che divora le strisce bianche, all’inizio erano poche attorno al centro storico, poi sono dilagate, di giorno in giorno aumentano, fra poco esonderanno genova e inizieranno a inquinare le città vicine, i paesi, i prati.
Io parcheggio e vado alla macchinetta per pagare il parcheggio, si paga prima, devi calcolare quanto pensi di stare posteggiato, devi indovinare. Se azzecchi ti va bene, altrimenti se sbagli quando torni c’è un biglietto e c’è scritto che devi pagare la differenza tra quello che pensavi di stare e quanto sei stato, e fin qui va bene. Ma in più devi pagare una penale. La penale significa che non sei stato abbastanza previdente da indovinare quanto saresti stato parcheggiato, quindi il comune di genova punisce la tua mancanza di preveggenza. Volevi fare la spesa e c’era coda alle casse? Eh potevi prevederlo e pagare per due ore invece che per una. Penale. Ah sei andato al fisco e ti hanno mandato di sportello in sportello per tutta la mattina? Penale.
C’è una colpa, c’è una pena.
Stare parcheggiati per un ora costa due euro e mezzo. Due euro e mezzo, nel vecchio conio, corrispondono a un furto.
Quindi io resto con Simone davanti al parchimetro per un tempo abbastanza lungo, e cerco di capire se è meglio che paghi due euro e mezzo o direttamente cinque euro, nel caso sforassi l’ora che penso di metterci. E dentro venerandi ci sono un diavoletto e un angioletto, il diavoletto dice ma sei pazzo venerandi, cinque euro sono un fottio di soldi, per cosa poi, per niente, per posteggiare capisci la fregatura, parcheggiare significa che la tua auto si ferma, e tu paghi perché la tua macchina si ferma, cinque euro ti compri un sacco di roba, devi proprio regalarli al comune? E che cazzo.
Questo il diavoletto. L’angioletto invece dice, non per fare polemica ma anche due euro e mezzo sono una bella cifra, usarli per un parcheggio è immorale, due euro e mezzo oggi, due euro e mezzo domani, così è nata paperopoli e paperon de paperoni suo signore e tu vuoi sperperarli in un parcheggio? Ma scherziamo? E il capitalismo?
Questo l’angioletto. Quindi io mi trovo in una certa difficoltà e chiedo a Simone ma secondo te per andare ad atletica ci mettiamo un ora o un ora e mezzo e lui mi guarda e mi punta la pistola laser contro la faccia e spara spara spara e io crollo il capo e pago due euro e mezzo e sento una perturbazione nella forza (succederà ancora, vedi {1}).
Che poi, secondo me dovrebbe valere anche il contrario. Io parcheggio, pago un ora, ma ci metto meno di quanto pensassi e torno dopo mezz’ora. A questo punto il comune di Genova è in debito con me.
Deve restituirmi la differenza, e fin qua ci siamo. Ma deve anche pagare una penale, per l’ubris di avermi chiesto un anticipo di denaro superiore a quello che davvero gli sarebbe spettato. Siamo al limite dell’usura, caro Comune di Genova.

Questo penso, ma quando torniamo da atletica c’è un biglietto sul parabrezza che sventola come una bandiera bianca della mia opel agila. Simone tira fuori la sua pistola laser e prende la mira: non ha pietà neppure per chi si arrende.

Torno a casa e dico ad Elettra della penale, le faccio vedere il biglietto e lei dice che sono il solito che avrei dovuto pagare subito il giusto.
“Sei senza cuore!” le rispondo.
Lei si ferma, posa una mano sullo sterno altezza tette e resta immobile per un attimo, come a sentire qualche rumore.
“Questo spiegherebbe molte cose” mormora come tra sé e sé, poi si riscuote, esce dalla cucina e io inizio a digrignare i denti.
Fine flashback.

{3}
Lo studio medico del mio medico è in fondo a una ripida salita, o in cima a una rutilante discesa, o meglio in fondo a una ripida discesa o, se si viene dall’altra parte, all’inizio di una terribile salita, oh dannazione, genericamente ad una estremita di un notevole rilievo orometrico.
Il piano è che il secondogenito entri nello studio medico sparando bolle all’impazzata mentre io, –non visto– scivoli tra le bolle e porti via primogenito ed Elettra, prima che le donnette della genova bene si accorgano della nostra presenza e ci mastichino via, spiego bene il piano a simone che ha un vocabolario limitato, legato principalmente ai sinonimi di termini di distruzione di massa. Il piano funziona, nel senso che Elettra e primogenito niccolò escono dallo studio medico quando ancora io e simone stiamo discutendo del piano di attacco e quindi, niente, torniamo a casa in auto mentre Elettra snocciola ricette mediche manco fosse Artusi.
Questo non impedisce a me e simone di immaginarci grandi scene di caccia e di battaglia con pistole laser e madri-donne mostruose e marine (vedi {5}, un breve estratto).
Appena arriviamo a casa, non ho tempo di dire “internet” che figlio numero uno si avvicina a me con il suo Nintendo 3DS e mi dice, guarda papà cosa sono riuscito a fare oggi, e io no no chicco adesso non ne ho voglia, e lui no dai papà guarda solo un attimo guarda cosa sono riuscito a fare oggi, e io no chicco sono appena entrato in casa devo guardare su internet se qualcuno ha parlato di me, e lui no dai papà ti prego gaurda cosa ho fatto oggi con il mio nintendo 3DS e io sospiro, alzo un sopracciglio, odio i videogiochi del nintendo, e dico mh, vabbè, hai finito il livello di rayman? eh? ha finito qualcuno di quegli sciocchi giochini? e lui sorride e mi mette sotto gli occhi in Nintendo e vedo l’icona di Google Mail.
“Cos…” annaspo.
Figlio numero uno ride, e mi sfotte, tu dicevi che il nintendo non si collegava a internet eh? e ride, sotto i miei occhi apre la sua posta Google Mail e con il pennino zoomma e inzia a scrivere una mail con il Nintendo 3DS.

È un geek. Ho un figlio geek.

Gli accarezzo la testa mentre lui dice qualcosa del tipo, chissà se posso fare anche le videochat con questo e intanto muove il pennino sul tastierino virtuale.
Entro nello studio di Elettra e le dico, amore, abbiamo un figlio geek. Lei alza la testa dalla tastiera, mi fissa e dice, avrei preferito gay, guarda. Io annuisco e dico che però non è esclusivo.

{4}
Apriamo, la scena è questa siamo su un tavolo di pietra e apriamo questa dannata pistola made in china, parliamo di una pistola sparabolle presa da un tabacchino, lui la voleva, lui intendo il secondogenito, aveva un potere di acquisto di 5 euro e l’ha utilizzato. La pistola sparabolle, apriamo il pacchetto, lui afferra la pistola sparabolle e la pistola non spara. Non fa bolle.
“Non spara” dico io, e lui guarda la pistola e dice, le pile. Indica un posto della pistola dove c’è una vite e dice, ci vogliono le pile. Guardo, confermo, il piccolo ha ragione, è chiaramente un vano pile costruito da piccole manine cinesi, ci vogliono le pile, vado a prendere un cacciavite, apro il vano in cui la vite autofilettante è stata chiaramente avvitata viva dentro nella plastica, prendo due pile stilo aaa, e le infilo dentro, cioè ne infilo una. Se infilo una pila non ci sta più la seconda, la plastica del manico della rivoltella, che non si chiama manico, l’impugnatura inizia a spaccarsi, si allarga, il vano pile non è stato costruito per due pile, ma per una dimensione generica, molto simile a quella di due pile stilo. Per l’idea astratta che i cinesi devono avere delle pile stilo aaa.
“Ecco simone c’è un problema” dico e mi giro verso di lui e vedo l’orrore, anzi no, l’esclusione, quella pistola sparabolle *deve* sparare bolle. Lo sguardo panico di mio figlio mi terrorizza, vedo un trauma infantile saltellare verso di noi e salutarci con la manina e io lo scaccio con dei finti calci e continuo sudando a cercare di infilare le due pile in uno spazio fisico inadeguato e il manico intanto si allarga, parlo sempre dell’impugnatura.
Ad un certo punto sento un forte dolore al dito, gemo, abbasso lo sguardo e le due pile si sono infilate tutte e due. Non so come ho fatto. Sghignazzo. Simone ride. Richiudo lo sportellino, inquadro il cielo e premo il grilletto.
Nulla avviene.
Non che mi aspettassi di vedere il cielo crollare tramortito, ma niente. Il nulla. Il silenzio estivo del duemilaundici rotto dal respiro affannoso del secondogenito.
“Non spara” dice.
Non rispondo. Riapro il vano e capisco che le due molle che dovrebbero spingere le pile verso la linguetta metallica dello sportellino, non spingono abbastanza perchè le dannate pile sono incastrate nello spazio inadeguato. Per prova tento con il cacciavite a cortocircuitare le estremità e premo il grilletto e si sente la dolce melodia, sto parlando del magico rumore del motorino cinese generatore di bolle. A quel rumore dolce anche simone si scioglie in un sorriso.
Sorrido, e dico beh, se maometto non va alla montagna, guerra preventiva; e forzo la linguetta metallica in modo che vada a toccare le estremità delle pile e mentre forzo la linguetta la linguetta si stacca dalla plastica cinese.

Ho rotto la pistola sparabolle.

Mio figlio guarda la linguetta metallica tra le mie dita, poi guarda la pistola sparabolle, poi guarda me che gli faccio il segno di fonzie con un sorriso formidabile.

{5}
Oh muse che tanta furia umana vedeste
datemi favella per narrar l’imprese
del secondogenito che con furente arma
discinte donne occluse con vischiose bolle

deh Mercurio nel tuo studio medicale
infiniti lutti portammo con Marte guerresco
e Venere Elettra via portammo in altro loco
ove posci riposar e connetter in umana rete

[…]

Shortlink: http://www.tevac.com/?p=8454

2 Commenti a “io, primogenito, secondogenito, elettra e cinque cose per l’estate”

  1. Filo63 2 agosto 2011 at 15:35 #

    Belin… sui posteggi a Genova dovresti scrivere un libro!!!

    Non sono genovese ma sono stato socio di minoranza in una società che aveva la sede in Via Assarotti… con la macchina aziendale eri un re quando riuscivi ad accartocciarla in Via San Bartolomeo degli Armeni 😉
    Per il resto da non genovese è un avventura tale che con una caviglia rotta preferivo fare dalla Stazione Brignole all’ufficio a piedi.
    Genova a differenza della maggior parte delle città è unica, del genere… va be’, giro di li e cerco posteggio più avanti… senso unico, una curva, un senso unico, poi tanto torno indietro… indietro? sei in Piazza Manin e ti ritrovi a Staglieno come niente… e per chi non conosce Genova, Staglieno è proprio tutto da un’altra parte e come minimo devi ritrovare il mare.
    Alla seconda volta dici… Genova non mi frega!!! Sempre da Manin giri per Corso Armellini, Solferino… Magenta, Paganini e trovi il posteggio… inizi a camminare e poi… pou belin della crisi… a occhio se prendo queste scale taglio di brutto e… ti trovi nuovamente in tutt’altra parte della città, ma a piedi… gallerie, piazze, salite, yeti e sherpa!!!
    Meglio rischiare multiple contusioni viaggiando in autobus… contusioni in autobus? Si questa è tutta un’altra storia 🙂

  2. Puce 2 agosto 2011 at 18:14 #

    Se ti può consolare, conosco città dove con 2 Euro ci fai mezz’ora di parcheggio… e vale praticamente in tutta la città…

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