Mentre qui saranno le 19, dall’altra parte dell’oceano tanti sviluppatori assisteranno alla presentazione delle ultime novità di casa Mela. E questo articolo non ne parla (se è questo che vi interessa, il posto che fa per voi è il Forum di Tevac) bensì della fine di MobileMe, il servizio di Apple che chiuderà definitivamente le porte alla fine di questo mese: a chi era abbonato, Apple offre sino a Settembre di accedere ad iCloud e profittare di una quota di spazio analoga a quella che pagavano con il vecchio servizio, un servizio fallimentare, che talvolta è riuscito a fare danni anche dopo la sua morte (leggi su Tevac iCloud, una sincronizzazione anomala, ma ad otto mesi dall’inaugurazione del servizio anche i più prudenti possono pensare di passare al nuovo servizio.

Tim Cook ha definito iCloud la strategia di Apple per il prossimo decennio, gli abbonati del servizio hanno superato i 100 milioni, offrirà sempre più servizi. Al tempo stesso il prodotto è ancora giovane, sarà la carota per spingere ancora più acquirenti e sviluppatori nel recinto del Mac App Store, è disponibile solo per Mac, iOS e Windows, e per funzionare al meglio impone di usare l’ultimo (ancora per poco) sistema operativo di Cupertino, Lion e forse il regalare Snow Leopard può non sermbrarvi abbastanza. In tal caso, buona notizia: nessuno vi obbliga ad usare la nuvola di Apple, e se volete spazio in linea, potete ad esempio pescare nella ricca offerta attuale (leggi su Tevac Chi vuole archiviare all’infinito?).
Nei giorni che restano, contiamo di pubblicare degli articoli per guidarvi nel trovare le alternative a MobileMe che più fanno al caso vostro, e volendo potete segnalarci dubbi, perplessità o bisogni nella discussione che abbiamo dedicato all’argomento, qui sul Forum.
Aspettando i prossimi articoli, la prima operazione che potete già compiere è togliere dal vostroiDisk i documenti che ancora stanno lì, un’operazione che potrebbe anche prendere diverso tempo: meglio non ritardare troppo!
Sappiate innanzi tutto che se non potete farlo con Mountain Lion, un sistema operativo che uscirà tra mesi non supporta questo servizio, già storia vecchia, in prospettiva.
Innanzi tutto bisogna attivare la sincronizzazione tra iDisked il vostro disco fisso, tramite Preferenze di Sistema, Mobile Me, iDisk.
Premete il pulsante che attiva la sincronizzazione, ed aspettate: OS X crea un’immagine disco in locale che contiene tutti i dati diiDisk.
A questo punto bisogna andare nella libreria dell’utente che state usando (se il vostro sistema operativo è Lion e non vedete la libreria, leggete questa parte di WikiTevac): all’interno della cartella FileSync troverete un’immagine disco del tipo nomeutente_iDisk: per recuperare i dati di iDisk basta montarla e copiarne i dati.
Speriamo di pubblicare il prossimo articolo per guidarvi in questa migrazione a breve, ma per questo contiamo anche sulla vostra partecipazione!

A parte l’instabilità del servizio, che lo rende inaffidabile (come affittare una casa con sfratto incombente), ma vorrei sapere quale professionista serio, attento ai problemi di sicurezza e riservatezza, abbia messo i suoi files su un server esterno al proprio ufficio/azienda! recentemente Google ha inviato email di avvertimento che gli utenti potrebbero essere spiati da governi stranieri (alludendo alla Cina)… bella faccia tosta!! dopo che i software di Google scandagliano da anni tutti i dati che gli utenti lasciano sui suoi server e li rivende ai clienti e consente al governo USA di leggere ciò che vuole senza la minima restrizione!!! insomma il grande fratello, quello di 1984.
Uno spot per iCloud: “PERCHE’ IL 2012 SIA COME IL 1984!! (leggi:non il 1984 di Mac, ma il 1984 di Orwell!)”
nessuna azienda seria si basa su soluzioni cloud esterne…. non hanno ancora livelli di affidabilità da permetterlo…
vedi l’idea che qualcuno ha avuto di usare google docs per risparmiare le licenze di office (dopo aver già scartato piangendo per il tempo perso openoffice)… troppi i down time..
o anche tenere la posta su server cloud (siano di google, di ms, di apple o chi per loro)….
Non so se effettivamente come dice Andrea la nuvola informatica sia così poco diffusa (forse in Italia entrano in gioco anche questioni di infrastruttura), a parte le piccole realtà di livello familiare.
Per quanto riguarda la riservatezza è in effetti un vero argomento di preoccupazione, e per questo bisogna pensare alla eventuale cifratura dei dati. Se ne è discusso nel Forum di Tevac, una soluzione interessante per questo scenario è Wuala: http://forum.tevac.com/topic/80199-wuala-la-nuvola-cifrata/
Non per preoccuparvi, ma mi sono occupato di modelli matematici di cifra; insomma, per farla breve, TUTTI i sistemi di cifratura pubblici (ovvero utilizzabili dai privati) sono già crackati, gli algoritmi sono già noti; quelli “nuovi” sono semplicemente vietati, ovvero se li usi, arriva, la CIa, Nsa, il dr. House, Simon & Gurfunkel a casa tua per arrestarti… sono stato sufficientemente chiaro? la cifratura dei dati personali è una fuffa per far pensare che esista un privacy su server esterni: NON e’ così.
p.s. l’unico computer sicuro è un computer spento…
Sei stato perentorio, Stefano.
Che gli algoritmi di cifratura siano un argomento delicato, è evidente: come ti spiegano i ragazzi di 1Password, per venderti il loro sistema, hanno dovuto chiedere l’autorizzazione del Pentagono. Eppure che tutti gli algoritmi in uso siano già stati bucati proprio non mi risulta, e non risulta neppure a Dashlane, non risulta neppure agli investigatori che volevano obbligare un utente a svelare la sua parola d’ordine (http://wuala.com/blog/2012/02/court-rules-you-cannot-be-compelled-to.html ), non risulta a Ben Adida, specialista di crittografia per Mozilla:
e non risulta neppure a Jean Marc Manach che spiega qui come adesso i supercalcolatori di Cina e Stati Uniti tentino di decifrare la cifratura di vent’anni fa: http://seteici.midiblogs.com/archive/2012/04/29/monitoring-internet-manhack.html
Alla maniera dei discorsi che esordiscono all’insegna della brevità, mi sembra che il tuo commento fosse un po’ un giocare con i fantasmi odierni.
Dimenticavo, Stefano: ti presento Truecrypt.
TrueCrypt does not allow recovery of any encrypted data without knowing the correct password or key. We cannot recover your data because we do not know and cannot determine the password you chose or the key you generated using TrueCrypt. The only way to recover your files is to try to “crack” the password or the key, but it could take thousands or millions of years (depending on the length and quality of the password or keyfiles, on the software/hardware performance, algorithms, and other factors). If you find this hard to believe, consider the fact that even the FBI was not able to decrypt a TrueCrypt volume after a year of trying.