La rete è in pericolo e TU puoi salvarla

Il 2014 sarà l’anno in cui perderemo il web. Così teme Cory Doctorow. Lo scrive pensando alla (catastrofica) introduzione dei DRM nelle specifiche di HTML5, ma non è la sola minaccia per la rete, e non è la più imminente. A fine Febbraio l’Europa intera potrebbe già avere perso la neutralità della rete.

Il principio della neutralità della rete

Benché se ne sia discusso un po’ nell’ultimo decennio, la neutralità della rete non è un concetto ancora ben noto, forse in virtù della sua apparente banalità: l’infrastruttura deve essere neutra e non discriminare gli usi: l’acquedotto non deve favorire il consumo di té rifiutando di fare uscire acqua dai rubinetti di chi vuole preparare un caffé, così come in un edificio la scala deve svolgere la sua funzione in maniera neutra e non impedire chi vuole raggiungere l’ufficio reclami del terzo piano. Ora, se questi esempi paiono bislacchi e possono anche stranire, è perché diamo per acquisito il principio che l’infrastruttura sia neutra.

È probabilmente per lo stesso motivo (veniva dato per scontato) che il concetto di neutralità della rete è stato formalizzato solo nel 2003. Eppure tutto cambia nel momento in cui l’infrastruttura è informatica e gestisce il transito di dati: girando il rubinetto non informi l’acquedotto di cosa vuoi fare con l’acqua che richiedi; quando il rubinetto è il computer, sì. Il tuo fornitore di accesso ad internet sa che vuoi usare internet per fare una telefonata, sa che stai scaricando un film, sa che stai consultando il sito di un’associazione di consumatori.

Il rischio

Senza una legge che difenda la neutralità della rete, un fornitore d’accesso ad internet può impedire l’accesso al sito di un sindacato che organizza una protesta (è già successo).

Della neutralità della rete si è parlato di nuovo recentemente, per una sentenza negli Stati Uniti. Può sorprendere (o no) che un giornale in linea non ne sia consapevole, ma il tema della neutralità della rete in Europa non è meno attuale e non può essere liquidato in poche righe.

La minaccia

Questi sono gli ultimi giorni a disposizione per modificare una proposta di regolamento dell’Unione Europea. Se verrà opportunamente modificato, il regolamento permetterà di difendere e salvaguardare la neutralità della rete, ma allo stato attuale, il testo potrebbe avere effetti catastrofici.

Il testo autorizza i fornitori di accesso ad internet a mettere in atto dei “serivizi specializzati”. In questo modo viene accolta una loro richiesta volta a fornire connettività con standard qualitativi garantiti per degli usi altamente esigenti, come i processi industriali.

Nel testo attuale, però i “servizi specializzati” sono definiti in maniera insufficiente. Questo permetterebbe di interpretare qualunque uso della rete come un “servizio”, lasciando agli operatori la possibilità di renderlo “specializzato”. E la tua connessione potrebbe non includere più questi “servizi specializzati”, costringendoti a pagare degli extra per continuare ad averli.

Tutti i siti e servizi internet potrebbero avere un prezzo supplementare: YouTube, Wikipedia, Skype, Whatsapp…

Il rischio però non riguarda solo chi cerca contenuti su internet, ma anche chi su internet vuole farsi trovare: hai un sito, magari legato alla tua professione? Permettere a tutti di accedervi potrebbe presto essere un “servizio specializzato” e solo chi sarà in grado di pagare questo servizio potrà ancora essere realmente presente in rete e raggiungibile da tutti.

Agire subito

Si può ancora impedire che questo accada, e tu puoi essere determinante. Puoi chiamare gli eurodeputati, segnalare loro la tua preoccupazione e chiedere che difendano la neutralità della rete: ha già funzionato quando i cittadini di tutta Europa sono riusciti a fare rifiutare ACTA, può funzionare ora.

Visita questo sito, ti fornirà le informazioni e gli approfondimenti di cui puoi avere bisogno e ti permetterà di chiamare, in maniera semplice e gratuita, gli europarlamentari. Fatti sentire e salva internet!

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11 Commenti a “La rete è in pericolo e TU puoi salvarla”

  1. Claudio 5 aprile 2014 at 15:19 #

    Non c’e’ alcun riferimento al DRM in alcuna specifica del W3C, tanto meno in quella dell’HTML5. Il DRM e’ delegato ai codec e a chi vorra’ usufruirne.

    • Signor D 16 aprile 2014 at 11:20 #

      Claudio, non ho capito se fai osservazioni di un livello più raffinato di quello che posso cogliere immediatamente o se non sei al corrente. Nessuna specifica attuale del W3C include i DRM, hai ragione, ma ci si sta lavorando, e se non sbaglio il gruppo di riferimento è questo: http://www.w3.org/community/restrictedmedia/. Ad ogni modo un articolo relativo al progetto è questo: https://www.eff.org/deeplinks/2013/10/lowering-your-standards

      D

      • Claudio 16 aprile 2014 at 12:11 #

        Tu ti riferisci all’EME (http://www.w3.org/TR/encrypted-media/), ma non si tratta di includere il supporto per il DRM nello standard HTML5. L’idea e’ di creare un’estensione (opzionale) per fornire un’API ai browser attraverso la quale decodificare contenuti protetti. Se il browser non supporta tale estensione, semplicemente non sara’ in grado di decodificare tali contenuti, ma il supporto non e’ richiesto per la compatibilita’ con lo standard HTML5.

        • Signor D 16 aprile 2014 at 19:28 #

          Qualcosa mi sfugge: ovvio che il sistema è opzionale, da quando in qua un qualcosa di html5 potrebbe essere obbligatorio? Siamo tornati indietro dall’impostazione draconiana di XTML 1 Strict. Non è neppure indispensabile il doctype o l’apertura di html!

          Nondimeno viene integrato il sistema di DRM in HTML5, non trovo scorretto dirlo, e, cosa grave, il W3C lavora per permettere che il Web diventi una piattaforma che nega diritti agli utenti.

          D

          • Claudio 16 aprile 2014 at 19:36 #

            No, aspetta! Non ci confondiamo: per essere compatibili con lo standard HTML5 (quindi supportarlo) sei *obbligato* a implementare una serie di funzionalita’, chiaramente. Altrimenti non stai implementando l’HTML5. Tra queste funzionalita’ obbligatorie non e’ incluso L’EME in quanto opzionale.

            Il W3C non lavora per negare diritti agli utenti, anzi fornisce agli utenti il diritto di vedere contenuti protetti tramite API. Chi nega il diritto agli utenti e’ chi protegge i contenuti, non chi ti da la possibilita’ di usufruirne.

            Detto questo, personalmente non aggiungerei il supporto al DRM per protesta; niente a che fare col negare o consentire i diritti degli utenti. In altre parole, la penso come te, ma Barner Lee e’ piu’ furbo di quanto si pensi.

          • Signor D 18 aprile 2014 at 13:48 #

            Grazie Claudio per le tue precisazioni, ho capito che tu guardi la questione dal punto di vista dei navigatori!

            Io però ho un punto di vista diverso: offrire la possibilità di integrare DRM nell’HTML5 (pur in maniera indiretta) è tradire tutte le premesse del Web, che permette la comunicazione mettendo il messaggio al centro e mittente e destinatario sullo stesso piano, stessi diritti. È così che il web si è imposto sui suoi concorrenti ed ha vinto la sfida. Che il W3C lavori per integrare questi sistemi è sbagliato. Che Sir Tim Berners Lee (ti è sfuggito un refuso sul cognome, se vuoi te lo correggo) non sbagli, e sostanzialmente sono d’accordo con Cory: http://boingboing.net/2013/03/12/why-tim-berners-lee-is-wrong-a.html
            E penso che in questa maniera collabori a frenare la rivoluzione che il Web stesso ha portato, a mantenere il sistema del copyright attuale.
            Mozilla ha pensato a non integrare EME, ma non è una via percorribile, che lascia il navigatore indietro rispetto ai concorrenti.

            D

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