Chi si fa, e di cosa?

Farsi di crack

Il giudice chiede alle parti se per caso abbiano fumato del crack, ne avete sentito parlare no? Sapete sicuramente pure che le parti sono niente di meno che Apple e Samsung, o meglio i loro eserciti strapagati di rappresenti legali.

Il giudice in questione, se avete avuto occasione di vederla in una delle tante foto che circolano in rete, sembra uno di quei giudici che si vedevano nelle sitcom familiari anni 70, impegnati a sbrogliare complicate liti di vicinato.

“Ragazzi” avrà pensato il giudice in un momento di disperazione “datene un po’ anche a me, che per venirne fuori da questa storia altro che droghe pesanti…”

Il giudice, pensando forse di essere ancora in una delle classiche dispute da Famiglia Bradford, cerca di mediare, di portare le parti alla ragionevolezza, ad un ragionevole compromesso.

Nel frattempo i media ci danno dentro a testa bassa nel dar risalto a questa ennesima sfaccettatura della soap giudiziaria più celebrata, dopo quella di Ponzio Pilato. Per non parlare dei blog di appassionati delle due parti, che seguono la Beautiful dell’IT con lo stesso entusiasmo degli ultras alla vigilia del derby Inter-Milan.

A volte viene il dubbio che certe uscite non siano altro che mosse di marketing ben architettate.

Chi ha copiato chi, dovrebbe essere la domanda a cui il giudice cerca di dare una risposta.

Dove potrà portare questo business che finisce puntualmente in tribunale, mi viene piuttosto da chiedere.

Io ho una sola certezza: queste vicende non porteranno a nulla di buono al mondo dell’IT. Faranno spendere un sacco di soldi e risorse altrimenti utili alla collettività ai contribuenti dove si svolgono i processi, e per quanto poco peseranno pure sui prezzi dei prodotti.

Lucy Koh, giudice nel processo che vede Apple contro Samsung

Lucy Koh, giudice nel processo che vede Apple contro Samsung

 

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Un Commento a “Chi si fa, e di cosa?”

  1. Alessandro Ivanoff 22 agosto 2012 at 00:06 #

    Concordo in molte cose dette da Roberto, in particolare:
    “Dove potrà portare questo business che finisce puntualmente in tribunale, mi viene piuttosto da chiedere.
    Io ho una sola certezza: queste vicende non porteranno a nulla di buono al mondo dell’IT. Faranno spendere un sacco di soldi e risorse altrimenti utili alla collettività ai contribuenti dove si svolgono i processi, e per quanto poco peseranno pure sui prezzi dei prodotti.”

    Però è anche vero che Apple (e Samsung, e Google, e Microsoft, e praticamente tutti in tutti i campi) spendono sempre fior di milioni di dollari per brevettare tutto il possibile (e oltre) per non farsi copiare e – soprattutto – per minacciare di cause legali gli avversari. Ora il problema è: se uno spende per proteggersi e poi non è protetto che spende a fare? Forse sono proprio da rivedere i concetti di tutela del diritto di autore, di copyright, di brevetto in generale.

    Io sono un felice utilizzatore di Apple, ma sono contento che esista Android perché costringe Apple a migliorare il suo sistema per iOS. Così come sono contento che esistano alternative a OSX. Perché mi piace scegliere il prodotto che considero migliore per soddisfare le mie necessità; in questo momento per me è Apple (compresi i difetti che ha), ma è bene per tutti che ci siano alternative “agguerrite” in grado di creare concorrenza e continuo stimolo di innovazione.

    Detto tutto questo, resta la domanda di Roberto; dove potrà portare questo business che finisce puntualmente in tribunale?

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