Lo ZoPino, (auto)biografia non autorizzata (e che cavolo di autobografia è?) a causa dei fumi dell’alcool che oramai hanno offuscato vista e memoria….
Scriverò questa autobografia in terza persona, non è usuale lo so, ma ci sono dei buoni e validi perché, non chiedetemeli però…
Lo Zio Pino è un “losco figuro” che molti si sono abituati a vedere su queste pagine, per molti, specie per gli ultimi arrivati, è solo una sorta di “complemento d’arredamento”, o una macchia sulla tappezzeria se preferite.
Ma non è stato sempre così e, soprattutto, lo ZioPino non è qui per caso.
C’era un tempo in cui lo Zio Pino parlava, e pure molto, a volte anche troppo, invece di rimanere asserragliato in cantina come ora, in altre faccende affaccendato (il suo sport preferito, vedere il fondo delle bottiglie ndr), e nonostante le sue sembianze poco raccomandabili era comunque ben voluto e apprezzato, molte le testimonianze di stima e di affetto nel corso degli anni.
Quel poco che si sa dello Zio Pino è scritto su queste pagine, basta sfogliare gli archivi dei primi anni di vita di Tevac per trovare molte tracce del suo passaggio, e soprattutto del suo pensiero.
La apparizione su Tevac non ha una data ben definita. Nel corso del 1999 lo si nomina in diverse occasioni, ma solo marginalmente e spesso fuori dalle cronache ufficiali. Spulciando gli archivi è solo nell’aprile 2000 che, molto in sordina, il nostro comincia a fare le prime apparizioni pubbliche. Un commento qua e la, una punzecchiatura tira l’altra, sempre pronto quando c’è da far casino, figuriamoci quando c’è da bisbocciare.
Sul carattere bisboccioso di ZioPino non ci sono assolutamente dubbi, ecco cos’è successo praticamente in suo nome nel 2002 e nel 2003.
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Ma facciamo un passo indietro nel tempo.
Alle prime apparizioni, dello ZioPino non si sapeva nemmeno che faccia avesse. Non aveva un volto, in molti giuravano di averlo visto con le sembianze più strane e paradossali, ma nessuno era riuscito a portare prove certe. Una specie di UFO del web.
Anche ora non ha un volto, se proprio vogliamo, quella che conosciamo è una sorta di icona, ma così ci piace raffigurarlo.
Solo dopo diversi mesi dalle sue prime apparizioni allo Zio Pino sono state date delle sembianze, quelle che conoscete, ma non sono le sue vere fattezze. Quelle non le conosce proprio nessuno, nemmeno io. Si ritiene che sia talmente trasfigurato dai vizi, specialmente quelli alcoolici, che lui stesso come un vampiro abbia rotto tutti gli specchi della cantina per non vedere la sua imbruttita immagine.
Lo Zio Pino è stato da sempre l’alter-ego alcoolico di questo sito, il promotore di quello slogan letto su Internet e subito adottato “- Internet + Cabernet”, quello che veniva fuori al momento opportuno (ma anche nei meno opportuni) per dire quello che andava detto in quel momento.
Una filosofia forse dimenticata, purtroppo, ma che varrebbe la pena di rispolverare.
Ma quello che molti non sanno è come sia nata quella che noi conosciamo come l’immagine dello Zio Pino.
Dato che ormai era un po’ di tempo che questo figuro lanciava i suoi anatemi senza senso da queste pagine, ma ancora dall’ombra e senza una vaga idea di come fosse fatto, si erano praticamente perse le speranze di potergli dare un volto.
A questo punto però è meglio lasciar parlare il suo scopritore (e pigmalione), tale Roberto Rota:
“Alla fine del 1999 mi trovavo a Lisbona, uno di quei rari periodi lontano dalle cose di Internet, ed in una delle tante passeggiate nella meravigliosa città lusitana per riossigenare il sangue dopo le nottate nei locali del Fado, la meta era lo spettacolare Padrão dos Descobrimentos, il monumento delle scoperte dedicato ai navigatori portoghesi e realizzato nel 1960.
Gli ultimi metri per raggiungere il monumento, provenendo dalle vie centrali di Lisbona, occorre attraversare una strada di grande scorrimento che, senza l’aiuto di un provvidenziale sottopasso, avrebbe falciato parecchi turisti.
I primi pochi gradini ed ecco la folgorazione: lo Zo Pino era li che mi aspettava, l’ho riconoscuto subito. Mi sarei aspettato di trovarlo di notte, nei vicoli maleodoranti della Lisbona meno nota e più vissuta, invece era sì in un luogo altrettanto maleodorante, come tutti i sottopassi pedonali che si rispettino, ma in pieno giorno, del tutto inaspettato. Una apparizione vera e propria.A quel punto potevo tornarmene a casa… come quei navigaori del monumento che sarei comunque andato a visitare avevo fatto la scoperta dell’anno, e mentre salivo sulla panoramica del monumento nel frattempo pensavo già a quando avrei fatto conoscere al mondo le vere sembianze dello Zio Pino.
Il resto della storia la conoscete giù…Per dovere di cronaca, il murales era firmato e da quel poco che si capiva dalla firma, poteva essere opera anche di un autore italiano.
Per mesi ho cercato informazioni su quella firma, inutilmente.
Gli anni successivi ho chiesto a tutti gli amici che si recavano a Lisbona di darmi notizie del murales, ma da quando mi hanno detto che era seriamente deturpato ho smesso di chiedere per non sentirmi dire che non c’era più. Preferisco pensare che, scoperto nella sua tana, lo Zio Pino abbia preferito togliersi di torno per sfuggire agli occhi indiscreti, o agli sbirri…
Termina qui questa (auto)biografia.
Tra qualche decina d’anni, o probabilmente anche prima, qualche archeologo del web troverà tracce di vita passata da queste parti, e forse, con molta pazienza mettendo insieme tassello con tassello come in un puzzle, spostando i cocci delle bottiglie di questa cantina, riuscirà a dare un senso a tutto questo.



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