La via Open Source del PPC

Leggevo recentemente su Abmug, in alcuni commenti su Tevac e sul newsgroup dei macchisti, l’idea di portare avanti la vita di un powerpc passando ad Ubuntu 10.04, ultima release di Ubuntu per PPC, continuando così ad avere un computer aggiornato senza dover necessariamente cambiare macchina. Siccome sono naturalmente curioso, ho voluto effettivamente provare a installare Ubuntu su un PPC per vedere se avrei potuto lavorare su un PPC continuando ad utilizzare alcuni programmi che utilizzo, come Dropbox, PrinceXml, Calibre e Bluefish, che in alcuni casi non esistono o che non sono più aggiornati per Tiger PPC.

L’immagine Ubuntu
Ho scaricato l’immagine di Ubuntu 10.04, con difficoltà. In pratica, per due volte di seguito, l’immagine iso scaricata con il powerbook non è stata validata, e la masterizzazione ha fallito la verifica del cd di installazione. Il giorno dopo ho ripetuto l’operazione con un macmini intel e snow leopard, e questa volta tutto ha funzionato alla prima. Non so se sia stato un caso o se ci sia qualche problema con l’immagine e Tiger.

L’installazione
L’installazione è molto semplice, ho formattato un macmini ppc e in tempi relativamente brevi Ubuntu 10.04 era pronto. Unica cosa strana, al primo riavvio è apparsa una schermata con simboli e linee, ma al secondo riavvio tutto è andato avanti normalmente. E’ apparsa la scrivania violacea, si sono sentiti suoni etnici e il grosso era fatto, ero dentro il magico mondo di Linux.

Tipica scrivania nerd

La gui
La gui di Ubuntu è una specie di clone di quella apple. Nel senso che è molto molto simile, una volta capite due o tre cose non c’è pericolo di perdersi, anzi è divertente andare a frugare nelle preferenze, installare le lingue e aggiornare il kernel. Gli automatismi sono tanti e, almeno inizialmente, non c’è bisogno di mettere mano al terminale. Le opzioni per chi viene da apple sono molte, addirittura è supportata la tastiera qzerty dei mac pre-qwerty italianizzata.

I programmi
Ubuntu ha una specie di grosso controllore dei programmi, basta scrivere il nome del programma che si vuole scaricare, Ubuntu lo cerca e lo installa. Cioè lo installerebbe. Se ci fosse.
Arriviamo alla parte dolente della mia breve esperienza di rivitalizzazione del PPC: buona parte dei programmi che mi servono per lavorare, non ci sono per PPC. E in alcuni casi non possono neppure essere ricompilati. PrinceXml ha abbandonato PPC sia per OsX sia per Ubuntu e i sorgenti sono proprietari; Dropbox non esiste proprio per linux PPC, e anche in questo caso i sorgenti non aiutano. Stesso discorso per Kindlegen. L’installatore automatico di Ubuntu installa versioni binarie di Calibre o Bluefish decisamente datate, e l’unico modo di avere le ultime è –probabilmente– di installarle a mano, andando ad installare anche tutte le librerie necessarie per farli andare (anche apt-get, nella sua configurazione standard, non mi installa le ultime versioni, probabilmente dovrei andare a modificare qualcosa nelle configurazioni).

E qui mi fermo
Nel momento in cui mi sono reso conto che non era proprio possibile avere in Ubuntu i tool che più utilizzo, mi sono fermato. Devo dire che il sistema mi è sembrato molto più interessante rispetto a quando lo avevo provato in precedenza, ma anche in questa zona ‘open’, il PPC resta un ramo secco, e le scelte delle software house commerciali impattano anche le piattaforme libere. Non è ‘no’ assoluto alla possibilità di installare Ubuntu su PPC, ma certamente non è una soluzione universale per chi si trova stretto negli upgrade per le applicazioni su mac: è necessario di volta in volta vedere in che maniera viene gestito lo sviluppo open di quelle che servono e testare l’effettiva possibilità di ricompilarle per PPC.

Commenti o altre esperienze al riguardo sono benvenute.

Tags: , , ,

Shortlink: http://www.tevac.com/?p=8320

3 Commenti a “La via Open Source del PPC”

  1. Roberto Rota 20 luglio 2011 at 23:48 #

    Grazie della testimonianza che mi ha riacceso una lampadina… 🙂

    Qualche tempo fa mi ero cimentato con Debian per PPC, su di un vecchio PB. Mi ero scontrato pure io con un sacco di problemi software, con la scheda wireless e altre cose, tanto che ci ho rinunciato.
    Magari le cose sono migliorate nel frattempo, ma non mi sono più documentato/cimentato…

    Però, perché Ubuntu e non Debian? Anche qui leggevo di storie da fanboy…

    rob

  2. maury 21 luglio 2011 at 01:17 #

    Al momento è abbastanza meglio continuare con Panther o Tiger.
    Le varie distro Linux mi danno la possibilità di avere un sistema con kernel e vari servizi aggiornati, ma poi a livello di software dovrei andare solo di software libero.
    Molti “proprietari” di software proprietario hanno completamente abbandonato i PowerPC e anche per Linux su PPC non rilasciano più.
    Esempio Adobe. Il Flash Player e l’Adobe Reader. Il primo addirittura non è mai stato compilato e rilasciato per Linux su PPC.
    Dropbox l’hai nominato nel post.

    Insomma, non è una soluzione malvagia. Ma prima assicuriamoci di poter vivere tranquillamente di solo free software.
    E spesso anche di aver voglia di compilare dai sorgenti.

    PS: Per l’appunto, nel mio post su abmug.it ho parlato di MacPorts e della possibilità che mi dà di avere software aggiornato (Pidgin, Mplayer, FFmpeg, ecc.). Solo free software. Ma mi guardo bene, al momento, di invitare ad un categorico passaggio a Linux. Il mio PowerPC è ancora un bel po’ spremibile al meglio con il MacOS nativo, molto più che con Linux. E parlo anche da Linuxaro convinto. 😉

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: