I’ve shared a document with you called “[…]”
segue indirizzo internet
Questo era il testo di un messaggio mandato da Google Docs un paio di mesi dopo che il nome Writely era stato definitivamente abbandonato. Un’idea semplice, un’idea luminosa quella di Writely, e non è un caso che il progetto, nato ad Agosto 2005 sia stato adottato (e comprato) da Google pochi mesi dopo, a Marzo 2006. Nell’idea, però, non era preannunciato solo il passaggio della tecnologia nella nuvola, ma anche la delocalizzazione dell’allegato: cosciente che questo potesse stupire, Google Docs aggiungeva anche una frase per evitare malintesi.
It’s not an attachment – it’s stored online at Google Docs & Spreadsheets. To open this document, just click the link above.
Due idee, quindi, una delle quali è stata vista come un nuovo ed interessante mercato nel quale lanciarsi, tanto che Google è arrivata ad elevare la nuvola a sistema con i suoi Chromebook, annunciati e usciti quest’anno, ma che non sembrano avere conquistato il mercato.
L’allegato, invece, ha vissuto ancora tranquillamente per tanto tempo, dato che nessuno pensava di potere cavare granché dalla sua morte, e solo quando si trattava di spedire documenti di grandi dimensioni si faceva ricorso a soluzioni alternative (ben prima di siti come You Send It, ricordo le Jumbo Mail di libero.it, fino ad un GB). Grazie alla competizione tra programmi che vogliono migliorare la gestione della posta elettronica (leggi su Tevac Mail 5 è POPsibile!), però l’ora dell’allegato potrebbe essere giunta! Anzi, per lui qualcuno ha già suonato la campana a morto (ed alcuni osservatori non sono rimasti indifferenti all’annuncio.
L’idea è semplice: applicare il principio di Dropbox o di Cloud.app alla gestione degli allegati, anzi, meglio ancora, servirsi proprio di questi due programmi, ben più efficienti che non un servizio di posta elettronica per caricare un documento in rete, e strumenti più appropriati alla gestione dei documenti. All’interno del messaggio, come nel messaggio di cinque anni fa citato sopra, non un documento ma un indirizzo internet, dove è possibile recuperare il documento.
Chi lo fa? L’ottimo Postbox (che costa 29 Dollari statunitensi e che fino al 22 Dicembre fa parte del pacchetto promozionale proposto da MUpromo, già segnalato sul Forum di Tevac a partire dalla versione 3, un programma disponibile sia per Mac che per Windows. Prima ancora di Postbox, però, a lanciare questa vecchia idea è stato Sparrow, che dopo avere inaugurato il servizio valendosi di Cloud.app, ora permette di ricorrere anche a Dropbox: all’utente la scelta.
Il documento da allegare viene caricato, tramite il programma dedicato, in maniera più efficace che non tramite il client di posta, non resta eternamente appiccicato ad un messaggio perennemente affidato alla vostra casella di posta (ed a quella del destinatario, occupando spazio prezioso su due server), e, se non è più necessario, può essere rimosso. Inoltre Cloud.app permette di controllare se e quante volte un documento è stato visualizzato.
Ora non ci resta che aspettare il prossimo passo, che l’invio sia slegato dal caricamento: ad oggi (quanto meno con Sparrow e Cloud.app) è necessario avere completato il caricamento del documento prima di inviare il messaggio. A che pro? Il caricamento può avvenire mentre il messaggio già viaggia: basta attribuirgli, prima, dell’invio, un indirizzo, e si può migliorare ancora il servizio.
La prima difficoltà che mi viene in mente è che spesso al lavoro recupero vecchi allegati, ma se dal momento dell’invio passa 1 settimana, 1 mese, e il mittente lo cancella dalla nuvola? A chi dovrebbe spettare poi la gestione/cancellazione dalla nuova? Rimane li per sempre?
ciao a tutti!
una doppia nota:
@Daniele = sai che ho anche un sito in italiano? Potevi linkare sull’argomento questo mio post
Grazie comunque di leggermi!
@Roby10 = sebbene comodo da fare voglio ricordare che l’email NON è un deposito software. Quindi sia che si scelga un client con formato mailbox che maildir si va “presto” incontro alla morte del client con problematiche non semplici da risolvere (singoli file mbox troppo grandi >4GB o cartelle con troppi file dentro che esauriscono i nodi del file system. Da questo punto di vista il compianto Eudora aveva una buona politica di gestione degli allegati fisicamente scorporati dall’email ma ad essa legati tramite riferimento interno.
Gli allegati, quindi, vanno salvati a parte, purgando – quando reso possibile dal client – il contenuto dell’email.
Sì, avrei potuto segnalare quel tuo pezzo, ma non sapevo che avessi un sito in italiano! Grazie a te della segnalazione.
Robi: chi carica il documento sul suo conto ne è il responsabile, e può gestirlo, lasciandolo eternamente o eliminandolo appena il documento è stato consultato. È comunque buona norma, se si è il destinatario di un messaggio con allegati, confermare la ricezione del documento, proprio in quest’ottica: alleggerire il peso del proprio archivio di posta elettronica, a beneficio sia proprio, sia del gestore del servizio, sia, infine, di tutto il nostro ecosistema.
Ho visto un sistema molto simile un paio di anni fa presso un nostro cliente.
L’archiviazione era gestita dal server di posta (IBM Domino), il mittente non si accorgeva di nulla, ma il traffico di rete si era limitato notevolmente.
Il vantaggio del sistema è che lo storage veniva gestito dal server di posta (garantendo il dato nel tempo), lo svantaggio è che era limitato alla posta interna.
La mia sensazione è che sia una soluzione ottima per la posta intra aziendale, ma questo tipo di “cloud” come servizio su larga scala mi sembra ancora molto acerbo.
kOoLiNuS, Cappecar, voi che siete più competenti in materia: qual è il problema degli allegati nella posta elettronica cui accennate? Io trovo che lo strumento non sia efficiente e che porti ad un comportamento non razionale ecologicamente ed economicamente, ma ci sono anche problemi informatici veri e propri?
beh, per dire… Thunderbird ha il limite fisico dei 2 (o 4? ora non ricordo più) GB di una “cartella”.
mi son trovato a dover smadonnare non poco in almeno 3 casi per ‘pulire’ queste cartelle, archiviarle per anno
Progetto
|- Progetto 2008
|- Progetto 2009
|- …
e ridare all’utente modo di aprire e consultare la sua posta.
Io credo che raramente il problema sia nello lo strumento, spesso è nel suo utilizzo.
Faccio un esempio pratico: io! Io faccio il programmatore lavoro spesso fuori sede, la posta elettronica è il principale mezzo di comunicazione che uso sia con i colleghi, sia con i clienti. Tolto lo spam conservo tutto. Mi è utile (anzi fondamentale) come storico quando cerco informazioni.
Mediamente 1,5Gb di posta/anno che tengo archiviata con un sistema misto progetti/anno. Personalmente gradirei poco una soluzione cloud come quella dell’articolo perchè dovrei cambiare le mie abitudini.
Appesantire la posta con allegati comporta (oltre ad un elevato traffico di rete) un carico di lavoro per il server di posta, ed una archiviazione sui client che spesso non sono all’altezza.
Molti clients di posta hanno un limite fisico (come thunderbird o outlook express) ma anche nei clients più evoluti appesantire l’archivio appesantisce tutto il sistema (soprattutto le ricerche).
I problemi che questo sistema potrebbe risolvere sono quindi di tipo logistico/organizzativo.
Su Mail le mie 50 mila (e più) e-pistole non hanno problemi.
Gli allegati? Teoricamente li rimuovo, ma con molta indolenza. Quindi la maggior parte è ancora lì. E Mail funziona senza problemi.