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LAMBDA 8300

11 dicembre 2009   fabrizio venerandi

lambda8300

Sono stato a sant’olcese da quando avevo due anni a quando ne avevo diciassette e quando è arrivato il PAC-MAN ne avevo circa quattordici, si è trattato di un periodo di tempo abbastanza lungo, e in questo periodo non ho mai becciato a sant’olcese, nessuna santolcesina ha mai infilato la sua lingua nella mia bocca, nessuna mi ha messo le mani sotto ai calzoni per sentire se avessi un muscoletto e se fosse o meno duro, nessuna scopata neppure parziale, nessuna fellatio, nessun bacio notturno con mani che si agitano a cercare di sbottonare qualche cosa, niente odore di marcio o di umido o di amore proveniente da qualche adolescente pelosa, nessun abbraccio sotto le stelle con tette aliene che premono contro qualche parte del proprio corpo, nessun succhiotto nessuna limonata nessuna venuta, è vero che mi sono amato tantissimo, questo sì, non dico solo a casa, ma per la strada, nei bagni della bocciofila, tra i boschi di castagno, nelle fognature tra sant’olcese e vicomorasso, sopra alle vasche di sangue bollente, di notte dentro al campo da calcio del sant’olcese club, e in tutti quei luoghi che per un po’ diventavano invisibili e senza tempo, ma mai mai mai una santolcesina si è strusciata contro di me per farmi venire e per venire e mandare quei rochi sussurri che avrei scoperto più tardi, in posti completamente differenti e ora -guardandomi indietro- posso dire che non era giusto, che nell’economia della storia mia e della storia di sant’olcese mi sarei meritato di avere una volta nella mia vita quella lingua nella bocca, di sentire quegli odori e di venire in quel modo assurdo nei pantaloni, era giusto che in sedici anni di adolescenza io potessi umidificare roba fertile addosso a qualche capo di vestiario di qualche stronzetta disinibita di sant’olcese, ma questo non avvenne e ancora adesso mi chiedo come sarebbe stata diversa la mia vita con una lingua femminile in bocca, con una che per una volta mi avesse messo sotto e mi avesse scopato o mi avesse detto qualcosa di incredibile, avesse detto quelle parole assurde che echeggiano poi per anni dentro al corpo e ritornano a galla nei momenti più scomodi e preziosi.
Per fortuna mio padre per il natale del 1984 mi portò il LAMBDA 8300, e con il LAMBDA 8300 io capii che potevo andare avanti di mano ancora per qualche anno visto che il LAMBDA 8300 era la goccia che faceva traboccare il mio vaso d’amore.
Per la vita sociale ci sarebbe sempre stato tempo.
Non ricordo se nella mia vita arrivò prima il PAC-MAN o il LAMBDA 8300, probabilmente arrivarono nello stesso periodo.
Sulla scatola del LAMBDA 8300 c’era un bambino con il proprio padre davanti al LAMBDA 8300 e un televisore che mostrava immagini tipo grafici, e sotto la scritta in inglese YOUR COMPUTER. Padre e figlio erano felici e sorridevano. O forse non c’era nessuna foto della famiglia, forse c’era solo scritto for family, educational and entertainment use.
Il LAMBDA 8300 aveva i tasti di gomma verdi, premendoli uscivano sullo schermo con difficoltà le lettere e con una pressione particolare di tasti si potevano ottenere dei simboli speciali come il fantasmino del PAC-MAN.
Mio padre mi regalò il LAMBDA 8300 il giorno di natale e subito lo collegammo al televisore e io ero al settimo cielo, iniziai a usare i simboli grafici per disegnare una casa, scrivevo questo lungo comando che era in realtà una serie di simboli grafici che rappresentavano una casa, andai avanti per diverse righe, era una casa enorme, non so perché iniziai a fare una cosa tanto stupida, ricordo solo che quando finii arrivò mio padre che disse oh bene ora aspetta che salviamo quello che hai fatto e batté il tasto ENTER e il LAMBDA 8300 disse ?SYNTAX ERROR e cancellò tutto il mio disegno e io guardai mio padre con l’orrore negli occhi e lui disse non capisco e provò a premere di nuovo il tasto ENTER e poi disse eh niente l’hai cancellato, non dovevi farlo così, non è il modo giusto, lo ricordo ancora adesso, non è il modo giusto, e in quel momento preciso, che non dimenticherò mai, iniziò quel processo di distacco tra padre e figlio che a ben vedere non si è concluso pacificamente neppure oggi che scrivo. Non dovevi fare così, non dovevi premere enter.
Quel giorno comunque mio pare era entusiasta quanto me e dopo aver distrutto la mia casa si siede con me e dice proviamo a scrivere qualcosa in basic e tira fuori un libro e inizia a copiare delle frasi in basic e scrive PRINT “HELLO”, poi preme invio e il LAMBDA 8300 tranquillo cancella lo schermo e scrive HELLO e io e mio padre ci guardiamo senza dire niente ma stiamo ridendo dentro.
Eravamo in sala e le tende della sala erano bianchissime, la sala era fatta con dei mobili di truciolato ricoperto di formica aspetto legno. Fuori dalla finestra si vedeva il cielo con le strisce degli aerei che passavano. Tutto era pulito e disinfettato, mia madre puliva il pavimento anche più volte al giorno, non c’era mai polvere, anche per terra era sempre tutto pulito, mia madre puliva e si lamentava anche del fatto che dovesse pulire, ma non poteva farne a meno, doveva pulire per terra altrimenti era uno schifo. I mobili erano di legno aspetto legno e alcuni coprisportello arancione. Anche quel giorno era tutto pulito, non c’era polvere, c’era l’odore di chiuso tipico delle case di inverno.
In quel momento arriva mia madre che dice ok ragazzi spegnete quella cosa che è pronto il pranzo, e stiamo parlando del pranzo di natale e io e mio padre non rispondiamo neppure, siamo dentro al LAMBDA 8300 che scriviamo i primi passi del linguaggio del futuro e mia madre torna un po’ di volte è sempre più incazzata e noi non le diciamo di no, diciamo certo che adesso finiamo, che finiamo una cosa e non ci alziamo continuiamo a scrivere cose dentro al LAMBDA 8300 siamo pronti a meravigliarci per qualsiasi cosa.
Poi sentiamo piangere e andiamo in cucina è mia madre seduta da sola tra i piatti gelati che dice mi avete rovinato il natale, mi avete rovinato il pranzo di natale.
Io guardo mio padre che si butta su mia madre con le braccia aperte.

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About fabrizio venerandi

Fabrizio Venerandi è nato a Genova nel 1970. Ha pubblicato “L’amore è un cavolfiore” (Coniglio editore, Roma, 2006), “Pantagrognomicon” (Di Salvo editore, Napoli, 2001), “Il trionfo dell’impiegato”, (Editrice zona, Genova, 1999). Ha partecipato alle antologie “Il bestiario” (Zandegù, Torino, 2006), “Suicidi falliti per motivi ridicoli” (a cura di Gianluca Morozzi e Gianmichele Lisai, Coniglio editore, Roma, 2006), “Essere magri in Italia” (Coniglio editore, Roma, 2005), “Jam session” (Lampi di stampa, Milano, 2004), “Swing in versi” (a cura di Guido Michelone e Tini Brunozzi Francesca, Lampi di stampa, Milano, 2004), “Poesia in azione” (Milanocosa, Milano, 2002). I suoi versi raccolti in “monitor” (2005) e “doctoribus cadde” (2002) sono stati stampati ne ifiglibelli di Mauro Mazzetti. Dal 2003 al 2006 ha curato la rubrica di racconti della rivista Macworld Italia. Nel 2007 ha curato per Mazzetti e lulu.com la raccolta Giovani Surrealisti Canadesi. Fa parte del laboratorio datti+venerandi.

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  1. tec4mac
    11 dicembre 2009 a 8:30 | #1

    E’sempre un piacere leggerti. In particolar modo in questo articolo mi rivedo nel 99% delle cose che hai scritto, con un misto di malinconia e stupore per come anch’io ho passato l’adolescenza!

  2. 14 dicembre 2009 a 15:02 | #2

    Io mi ricordo a Natale il mio primo computer… UN Vic20, inutile a pensarlo adesso (la mia chinacalcolatrice rende di più), ma che emozione, che tecnologia allora!!!!
    Me lo regalarono i miei genitori, come monitor la TV e i giochi in cassetta o in slot…

    Grazie di avermelo ricordato! ;)

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