Si può entrare nella testa di Steve Jobs?

nella testa di steve jobsSi può davvero sperare di entrare nella testa di una persona notoriamente complicata come Steve Jobs, e soprattutto sperare di cavarsela con 25o pagine?
Mi dispiace per l’autore che ci ha provato, Leander Hahney, già noto nel mondo Mac per i suoi libri sul culto del Mac e dell’iPod, ma per quanto il suo libro sia interessante (e lo è!), l’intento dichiarato del titolo, entrare nella testa del CEO di Apple, non gli è del tutto riuscito.

Ne è uscita comunque una piacevole lettura, e del resto come potrebbe non esserlo, la storia di Apple e dei suoi fondatori ha il suo indiscusso fascino, dal sapore pionieristico che narrativamente certo non guasta, difficile sbagliare.
Non è la storia di Apple, che abbiamo letto in tanti libri, e nemmeno la biografia del più controverso dei suoi fondatori. Un po’ e un po’..

C’è sì la storia, quella di quel complicato periodo di Apple quando sembrava dovesse scomparire, fino al 1997, quando Steve Jobs ne riprende le redini e riesce a condurla in una seconda giovinezza, non meno entusiasmante della prima, con una serie quanto mai indovinata di prodotti che ne hanno delineato l’immagine di azienda leader e innovatrice, capace di trasformare la tecnologia in fenomeno di design e tendenza.

C’è soprattutto il carattere di Steve Jobs, le sue manie, le sue ossessioni al limite della paranoia, la tristemente nota soggezione che incute ai dipendenti, il suo essere dichiarato spirituale e religioso, ed allo stesso temo uomo mediatico e tecnologico, in apparente contraddizione, i tanti aspetti della contorta personalità di un leader visti nell’ottica delle sue decisioni riguardanti la sua creatura più nota.

Vengono ripercorsi i punti cruciali della storia di Apple, in una sorta di slalom parallelo con la vita di Steve Jobs, si cerca di analizzare le strategie ma soprattutto i pensieri che le hanno determinate. Non c’è un ordine cronologico, i capitoli cercano di analizzare le caratteristiche del marketing e delle innovazioni che hanno fatto grande l’azienda di Cupertino, arricchendo il tutto con stralci di interviste molto interessanti.

nella testa di steve jobs nella testa di steve jobs

Si parla anche degli uomini che hanno preso parte all’avventura di Steve Jobs in Apple, sia positivamente che negativamente, del loro rapporto con l’iCEO, parte non trascurabile della storia di Apple e di Jobs e che in questo libro trova la dovuta dimensione.

Ci sono anche i momenti più difficili, inevitabile, anche questi fondamentali per cercare di capire il perché di certe scelte, giuste o sbagliate, perché nella storia di Apple le decisioni sbagliate non sono certo mancate.

Non ho apprezzato, se vogliamo, le appendici dell’autore in ogni capitolo, il perché fare o non fare certe scelte, come comportarsi di fronte a certe situazioni, spacciandole per uno “Steve insegna..”.
Non ho trovato le sue analisi e le sue considerazioni così approfondite tanto da giustificarli, ma è chiaro che ognuno si sente in grado di dispensare consigli come meglio crede, sta al lettore prenderli per buoni o con le dovute molle.

Appendici dei capitoli a parte, la lettura come ho già scritto all’inizio è molto piacevole, si legge d’un fiato e mi sento di consigliarlo anche a chi la storia di Apple e di Steve Jobs bene o male già la conosce.

Nella testa di Steve Jobs
di Leander Kahney
Sperling & Kupfer
16,50 Euro

Un ringraziamento all’amico Denis Rizzi del Multicenter Mondadori di Via D’azeglio a Bologna.

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2 Commenti a “Si può entrare nella testa di Steve Jobs?”

  1. abath 8 giugno 2009 at 10:51 #

    Roberto, condivido in pieno la tua critica al libro in questione.
    Il libro si legge tutto d’un fiato ed è pieno di aneddoti e altre curiosità.
    Anche mia moglie, alla quale non gliene frega proprio niente del mondo dei computer dato che le li usa come elettrodomestici, lo sta leggendo molto soddisfatta perché incuriosita dal personaggio e da come il libro è stato scritto.
    Condivido in pieno la tua critica al riassunto alla fine di ogni capitolo che deve soddisfare la solita esigenza americana del “take away” ovvero di quello che mi porto via alla fine di un corso, di un libro.

    Un mio amico buddista è riuscito ad incontrare il Dalai Lama, e, per quello che vale, si è fatto fotografare assieme a Sua Santità.
    Ecco, per quanto mi riguarda, vorrei farmi fotografare assieme a Steve Jobs.

  2. dataghoul 8 giugno 2009 at 14:55 #

    se consideri che c’è chi ucciderebbe la madre per una foto con Totti o con Berlusconi, direi che tu sei ancora su un elevato livello di spiritualità…

    😉

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