Novità dalla rete – Prima parte

Microsoft BingUltimamente Google e Microsoft hanno deciso di smuovere il web. Ad esse, si sono aggiunte la Wolfram Research e Opera con i loro prodotti. Google è uscita con Google Wave e Squared, Microsoft con Bing, Wolfram ha rilasciato il suo Alpha e Opera è alle prese con Opera Unite. Tutte le novità sono al primo rilascio o poco più ma promettono bene.
In questa puntata si darà un’occhiata a Bing, in seguito ai due prodotti Google, a Wolfram Alpha e a quanto sta facendo o provando a fare Opera.

Bing, descritto dalla Microsoft come un motore decisionale, ha iniziato prendendo varie cose da Kumo e Live Search, altre proposte della casa madre; poi, per differenziarsi dalla concorrenza, ne ha aggiunte altre: una pagina principale in cui l’immagine di sfondo cambia quotidianamente, la ricerca localizzata e quella specializzata in alcune aree web; ha conservato alcune ricerche classiche come quella nel web e nelle immagini; infine, ha inserito  anche qualcuna delle ultime tendenze come le mappe, le ricerche più frequenti e le novità dalla rete sulla ricerca in corso.

Come secondo passo, ha dato la possibilità all’utente di affinare la ricerca per tentativi successivi e sempre più precisi.

L’utente può accettare il risultato che gli viene proposto, rifiutarlo, fornire ulteriori particolari per chiarire a se stesso e al motore di ricerca cosa sta cercando o, eventualmente. abbandonare la ricerca.
Bing, a questo punto, può offrirgli i risultati definitivi, proseguire aumentando progressivamente la precisione della risposta, fermarsi.
Inutile dire che Google sta studiando il concorrente per carpirgli il maggiore numero possibile di informazioni, trarne ispirazione o, forse, più semplicemente, per tenerlo il più lontano possibile da sè, dal suo motore di ricerca e dai suoi utenti.
Bing, naturalmente, non è esente da difetti.

Al momento, si nota che in talune cose è ancora troppo simile a Google, i menu e alcune preferenze nella parte superiore della pagina principale, sembrano scopiazzati da Google.
Solo il testo, classicamente Microsoft, li differenzia. Una maggiore originalità avrebbe, sicuramente, aiutato gli utenti a ricordare meglio Bing e la Microsoft.

D’altro canto, però, il nome scelto sembra un parola in codice: Bing può essere letto anche come Bin G. Tradotto malamente, significa Cestina G, Cestina Google; come acronimo (ricorsivo, se può interessare), significa: Bing is not Google (Bing non è Google).

Non è abitudine Microsoft usare acronimi o giochi di parole come questo. Nemmeno presentare un suo software come un Decision Engine per differenziarsi dai Search Engines della concorrenza lo è.
Forse c’è speranza. Nonostante i suoi difetti, la Microsoft ha reso disponibile un buon prodotto che sembra funzionare bene.

Se continuerà a farlo anche in futuro, gli utenti avranno un motore di ricerca in più a disposizione. Non ci resta che attendere.

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