The computer for the rest of us (la moglie del vicino ha sempre le tette più grosse)

Steve Martin - Cirano de Bergerac

L’amico Domenico mi ha dato lo spunto in questo commento, ma anche Martyr qui non scherza. È la solita storia, sembra quasi che ci divertiamo a parlar male di Apple e del suo sistema operativo, presente o futuro che sia, che non vediamo l’ora di farlo e che cerchiamo ogni motivo per farlo. Anche continuando ad utilizzare computer con la mela mordicchiata. Siamo dei masochisti informatici?

Di recente ho cambiato macchina, purtroppo costretto dalla dipartita prematura della precedente, ed ho preso un’auto francese. Mi sembrava la miglior occasione del momento, a kilometri zero. Non lo avessi mai fatto. Ancora la guido, ancora maledico i francesi e le loro auto, ma la guido.

Mac OS X invece l’ho scelto, me lo sono cucito addosso negli anni, come un abito di sartoria. Ogni tanto un’aggiustatina, taglia qui, cuci la, ma continuo a sostenere che Mac OS X è ancora il miglior sistema operativo degli emisferi conosciuti, e che lo sarà per parecchio tempo, visto che non ha praticamente rivali. Windows, per quanto stia cercando di mettersi un po’ in pace con il mondo con la versione sette, è ancora lontano dall’essere quello che si propone, Linux e i suoi fratelli sembra non vogliano mettersi d’accordo per fare quel salto qualitativo che potrebbe fare una certa differenza.

I numeri non ci danno ragione, sulla carta, ma sappiamo bene che i numeri di Windows arrivano da tutt’altre cose, la qualità del prodotto c’entra poco. E poi, quel che conta di più, è che noi sappiamo che è così. Punto e basta.

L’unico vero guaio di Mac OS X è Apple, e l’unico vero guaio di Apple è Steve Jobs. Solo che Jobs è pure una benedizione per Apple, il guaio lo è diventato solo da poco tempo, ed ho qualche idea in merito ma che mi riservo per un’altra occasione altrimenti facciamo notte.
Dite di no? Lecito e comprensibile, del resto Steve Jobs è sempre Steve Jobs, uno che ha fatto la storia.

The computer for the rest of us, certo, ma solo per chi vuole la vita facile? D’accordo che è nato per questo, ma se un po’ di quel resto di noi esigesse quella produttività in più che Mac OS prima e Mac OS X poi hanno da sempre promesso, e non solo facili bottoni da pigiare? Del resto, la filosofia del facile utilizzo l’abbiamo potuta godere e celebrare anche in settori ben lontani dalla massa a cui “The computer for the rest of us” si rivolge.
Come Mac OS X Server e i suoi strumenti di amministrazione, che per un po’ ci hanno fatto sognare. Altra pessima storia.

Qualcuno ci accusa di essere “vecchi”, “analogici”. Ebbene sì, l’anagrafe non mente, ma nel mio piccolo, e al contrario di come mi possa sentire qui, mi sento molto più “digitale” di tanti miei coetanei, decisamente e totalmente analogici
Ma anche “tendenzialmente analogico”, che poi è uno strano cocktail, fatto di tempi diversi, di esperienze diverse. Ma quante volte ci fa sentire meglio, più liberi se vogliamo…

Sempre più spesso critichiamo Apple, a volte pesantemente, ed a qualcuno sembra un atto di lesa maestà. Semplicemente non siamo più dei funboy, se per caso lo siamo stati (e io credo di esserlo stato, senza alcun pentimento), ma cerchiamo di vedere le cose per quello che sono ai nostri occhi più “analogici”. Magari diamo più peso ad altre sfumature, altri dettagli che ai più passano senza colpo ferire.

È quel punto di vista che ci ha permesso di notare (e criticare) quella situazione di “provincia dell’impero” ed altre piccole e grandi manchevolezze, nonostante avessimo ancora gli occhi foderati di prosciutto. Seppur più apprezzati, eravamo criticati pure allora.

Incontentabili… 😉

Apple - Introducing Macintosh - 1984

PS… a scanso di equivoci, il plurale non è mania di grandezza,  ma il piacevole e giornaliero scoprire di non essere solo, e ad una certa età fa piacere…

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11 Commenti a “The computer for the rest of us (la moglie del vicino ha sempre le tette più grosse)”

  1. martyr 14 luglio 2011 at 00:15 #

    visto che sono stato chiamato in causa (che onore 🙂 ) per quel post all’acido solforico che hai linkato ti dico subito che riscrivendolo aggiungerei una sola parola al finale… giovinezza informatica. così da scansare ogni equivoco sul concetto di giovinezza che volevo intendere.

    sappiamo tutti che la dismissione dei server apple ti ha rotto le uova nel paniere in molti sensi lo hai scritto in più occasioni, questo però non giustifica l’approccio da pessimismo cosmico morettiano anni ’90 (se mi perdoni il paragone) che ha oggi tevac.

    un approccio critico e anche spietato è sempre una buona cosa, non c’e’ dignità nelle opinioni di un thurroth o competenze tecniche in una foley e i loro pezzi sono più che altro un divertissement e mai vorrei vedere quel tipo di “informazione” su tevac ma rimestare nell’amarcord è sempre cosa brutta se viene tirata per le lunghe, alla luce di quello che era un tempo tevac.

    le mie critiche non sono in reazione alla lesa maestà di mr. jobs del caro steve onestamente me ne frega molto poco. sono uno di quelli che ha difeso l’abbandono dei floppy driver (per irruenza giovanile), dei ppc (per logica e praticità) e al contempo ho avuto i miei momenti di “ma che ca**o hanno/ha fatto” ma fa il suo lavoro, lo fa bene. ha avuto idee geniali e preso cantonate madornali… vogliamo parlare delle cantonate madornali della apple tra fine anni ’80 e quasi tutti gli anni ’90? ce ne sarebbe da parlarne per ore e quella apple rischiava di lasciarci a piedi (fallimento) ad ogni flatulenza del mercato. preferisco l’attuale, florida e dinamica, il giusto, apple che garantisce lo sviluppo di determinati software (osx su tutti… )

    apple pensa più a iphone che a macintosh, vero, senza iphone e ipod oggi ci sarebbe un macintosh? la mia risposta e’ bho. apple è cambiata nel tempo, da multinazionale guidata da un giovane invasato geniale è diventata una azienda di colletti bianchi per i colletti bianchi (o almeno ci provava) e ha rischiato il fallimento poi è tornato il genio invasato, ma un pochino meno invasato, e ha cambiato il mondo e il modo di approcciarci all’informatica, alla musica e ai contenuti digitali, alla telefonia mobile… per strada alcuni pezzi per qualcuno importanti si sono persi ma se ne sono persi così tanti di pezzi per strada nella storia di apple… stavolta è toccato a “te” la prossima toccherà a “me” lamentarmi? 🙂

    quello che mi offende profondamente (intellettualmente) è leggere su tevac i 10 passi “nel delirio” di venerandi che liquidano osx e la user experience di macintosh come un errore, una droga narcotizzante e una prigione…

    Mi sono rammaricato per non averlo fatto prima, e mi sono rammaricato che il disegno apple del computing si allontani sempre di più da un computer che fa cose, per promuovere un computer che le subisce.

    in tutta onesta credo che questa sia una vacata enorme.

  2. Filo63 14 luglio 2011 at 09:18 #

    Mi sento chiamato in causa per aver commentato i “10 passi“… Come tutti ho partecipato a questa evoluzione digitale che mi ha coinvolto negli anni migliori e che mi vede ancora come utilizzatore di OSX.
    Per quanto riguarda il discorso di analogico e digitale rimango perplesso visto che fondamentalmente siamo sempre uomini che vogliono soddisfare il proprio cervello e la propria logica, la fantasia, la cultura… La tecnologia è solo uno strumento che ci permette di elaborare o produrre un’idea; davanti ad un quadro osserviamo il risultato che ci comunica emozioni e non lo strumento che lo ha generato. Solo gli addetti ai lavori si soffermano a capire le tecniche e gli strumenti usati dall’artista. Quando leggiamo un libro non pensiamo a quale editor di testi, computer, penna è stata usata. Quando guardiamo una fotografia, la ammiriamo per quello che ci trasmette non perché è stata ottenuta con una macchina digitale o analogica. Andare oltre al mouse, entrare nelle gesture è fondamentalmente tornare ad un mondo analogico come metodologia d’uso dello strumento, niente di più. Come Martyr sono stato colpito dal senso dell’articolo, questo computer che subisce e non fa, questo tradimento alle origini della Apple!!!
    Nel progetto di Jobs e compagni credo che ci fosse la volontà di superare le difficoltà del rapporto uomo – macchina, il mouse era ed è un approccio analogico allo strumento digitale (in questo caso lo considero come il digitare comandi sulla tastiera). L’interfaccia grafica era una metafora di un luogo analogico che si sovrapponeva al mondo digitale. Nel percorso che c’è stato ed in quello che ci sarà si perderanno tante cose, più tragicamente si perderanno tante professionalità ma questa è la storia dell’uomo. L’evoluzione è sempre stata avara e dura con molti, là dove c’erano decine di uomini oggi c’è una macchina. Mio padre aveva un’officina meccanica e mi racconta che all’epoca dopo 30-40.000 km si rifaceva il motore, quando andavi a fare le vacanze in montagna andavi a farti regolare l’anticipo e così via, oggi i motori sono monitorati da sensori e computer che intervengono costantemente su ogni parametro ma… le auto sono fatte per trasportarci dal punto A al punto B anche se per alcuni amanti del mezzo e non del suo utilizzo tutto questo ci toglie il piacere di rabboccare l’olio, limare la testa, cambiare il carburatore, tutte cose che facevo sul mio amato Ktm 🙁
    È sicuramente castrante per molti tecnici pensare che giorno dopo giorno le reti di computer non avranno più necessità di assistenza, che in un domani prossimo forse non ci saranno neanche i server e che le visioni di Jobs o altri avranno trasformato il loro lavoro. Solo 10 anni fa nelle città era un proliferare di negozi d’informatica con tecnici ed assemblatori, oggi solo supermercati ed il web… ed alcune boutique di Apple (ma questo è solo marketing). Le auto sono fatte per chi le usa, non per i meccanici, i computer sono per tutti grazie all’ampia e omnicomprensiva vastità di software che ci gira sopra.
    Per finire mi unisco nuovamente a Martyr nel dire che non vorrei che Tevac si trasformasse in un nostalgico mondo anni ’90, perdendo la lucidità e la capacità di intravvedere un futuro che sarà la naturale evoluzione del passato. Soprattutto non vorrei essere costretto a non leggerlo più perché non ha più niente da comunicare, perché ha perso la ragione di esistere trasformandosi in un amarcord. Fino a qualche anno fa c’era un’architetto che continuava ad avere un vecchio FX collegato ad un plotter a penna che continuava a fare il suo dovere, le altre macchine e gli altri computer erano aggiornati alle versioni più recenti; lui non ha mai tentato di installare l’ultimissima versione di niente su quel computer, non lo ha mai preteso. Tutti noi vorremmo una retrocompatibilità infinita… soprattutto per il nostro corpo!!!

  3. fabriziovenerandi 14 luglio 2011 at 11:42 #

    Rispondo qua per non aprire troppi thread. La discussione è interessante e non sarebbe giusto banalizzarla, devo però dare anche alcune risposte personali e lo faccio subito:
    – nel momento in cui un pacchetto che non esiste per la mia piattaforma mi serve e mi dà reddito, non è un pacchetto inutile. Avere una piattaforma in X11 in cui utilizzo un text-editor xml e un programma di ritocco immagini a costo zero, con cui lavoro, non rende inutile il fatto di averli compilati, solo perché non sono sull’AppStore. Anzi.
    – non scopro oggi x11 e la finestra terminale. una decina di anni fa il mio imac era in rete 24/24 come server mud, con programmi scritti a mano per la gestione del tutto. penso anzi che il passaggio a mac os ten sia stato un passaggio epocale per gli sviluppatori mac.
    – hypercard è un esempio grigio: un prodotto in cui la stessa apple non ha mai voluto credere fino in fondo, su cui ha compiuto scelte ambigue e contraddittorie e che è stato “fatto morire” da apple con lenta agonia.
    – non sto qua contrapponendo la apple del macintosh anni novanta con la apple attuale. anzi: gli strumenti di manipolazione del computer sono oggi molto più ricchi rispetto ad allora. sto dicendo che il “the rest of us” emancipava l’utente dal computer per usare il computer. si poteva usare il computer come si usa la lavatrice. questo esempio, quello della lavatrice o dell’automobile, ha portato ad avere con il computer la stessa dipendenza e –appunto– lo stesso rapporto che abbiamo con un tostapane. la domanda implicita, ma neanche tanto, nei miei dieci passi è: a ragion veduta, dopo vent’anni di “the rest of us” siamo sicuri che questa sia effettivamente una miglioria? usare un computer con la stessa modalità con cui si usa un tostapane, ci fa bene?

    Perché, e qui finisco le risposte e entro nel cuore del discorso, questa linea produttiva è quella che ci ha reso in maniera sempre crescenti dei tempi di consumo dei produttori di questo o quel bene e non viceversa. Esclusi i casi virtuosi di architetti che hanno la fortuna di non dover aggiornare il proprio ambiente di lavoro, e che considero eccezioni che confermano la regola, siamo arrivati ad un panorama tecnologico in cui sono le macchine a dirci quando noi abbiamo bisogno di cambiarle, e questo “quando” è dettato dalle necessità delle case produttrici di mantenere il loro reddito con un cambio continuo e costante dei loro prodotti hardware e software. questo spreco, di risorse e di tecnologie, è impacchettato come ‘progresso’, che siamo bene o male costretti a seguire per non rimanere fuori dall’informazione digitale.
    quello che ci precipita in questo *reale* digital divide, è in primo luogo la nostra incompetenza dei mezzi che stiamo utilizzando, per i quali dipendiamo da chi li ha preparati per farci restare “the rest of us”. pensare a una tecnologia come iPhone, e pensare che una tecnologia del genere non duri per almeno vent’anni, ci dovrebbe far pensare. abbiamo accettato che una device tecnologica o un pacchetto software possa morire in due o tre anni al massimo e lo consideriamo un valore sacrificabile in luogo del progresso.
    ma la natura di questo progresso a me pare molto ambigua.

    sono andato un po’ a ruota libera, ma penso di aver chiarito alcuni concetti che mi stavano a cuore quando ho scritto il pezzo dei dieci passi.

    • fabriziovenerandi 14 luglio 2011 at 11:44 #

      errata corrige: “sempre crescenti dei tempi” ” sempre più crescente dipendenti dei tempi”

    • martyr 14 luglio 2011 at 12:19 #

      chi ha parlato di APPSTORE? se tu la smettessi di manipolare i pensieri altrui sarebbe meglio… x11 e’ inutile perché’ non e’ integrato in aqua e’ qualcosa di alieno e di fuori sincro con la user user experience di macintosh (che oggi tu declassi a un errore, una droga narcotizzante e una prigione mi autocito)

      hai un computer vecchio, basato su una piattaforma non più supportata – puoi essere critico quanto vuoi ma pretendi veramente che apple supporti ancora nel 2011 ppc? – e supportata male, da sempre, da linux visto che quasi tutto quello che e’ proprietario su ppc non viene compilato e rilasciato… ma tu il computer lo usi non ti fai usare quindi alla bisogna ti scrivi da solo i driver e i programmi… fortunato… questo ti fa sentire attivo e non dipendente dal computer? buon per te io il computer lo uso come mezzo per arrivare ad un fine non come ostacolo continuo alla buona riuscita di un qualcosa, sarà anche un approccio più avventuroso ed eccitante ma non sono un ragazzino brufoloso con troppo tempo da perdere per risolvere i problemi del computer o uno smanettone appassionato.

      se in passato sei stato preso dalla frenesia dell’aggiornamento e oggi più saggio e deluso dai al mondo e ad apple la colpa della tua frenesia da appassionato di informatica non è certo problema nostro, se non sei mai stato preso da tale frenesia chi sei tu per giudicare? le persone normali tengono i pc e i telefoni per anni e anni non aggiornano neanche i sistemi operativi (frammentazione del mercato windows docet) tu fai critica feroce ad una nicchia di utenti che ha tutto il diritto di seguire la propria passione…

      rimane che hai scritto delle vaccate su cosa si o non sia l’informatica vista da apple…

    • cristianof 14 luglio 2011 at 12:41 #

      Dieci anni fa un computer professionale costava svariati milioni, normalmente 7/8 stipendi medi. Ora con un computer che costa meno di uno stipendio ci puoi lavorare (ovviamente a seconda di cosa fai). Se la competizione porta ad evolvere e far sì che cambi più spesso non ne farei un dramma.
      Se sempre più persone possono godere di ciò che ora è condivisibile allora a me sembra progresso, perchè nel mondo di cui sembri avere nostalgia la conoscenza sarebbe stata riservata a pochi professionisti.
      La tecnologia come iPhone evolverà così come già ora è un evoluzione di quello che è stato l’iPod. All’epoca dell’uscita dell’iPod la divisione era la stessa, tra chi voleva la tal feature in più sul computer e si incazzava per gli igadget senza cogliere la strada tracciata e chi invece, magari senza riuscire a spiegarlo con termini forbiti, ne gustava la novità e la user experience.
      Col senno di poi qualcuno è disposto a farsi venire il dubbio che forse aveva più senso investire in un iPod che non nel mettere la tal porta ad un computer?
      Tutti quelli che ora creano o lavorano con un iPad (all’epoca tacciato come gioco per subire il computer e basta) non è che sono più concentrati sul loro lavoro anzichè sul dover imparare a fare il meccanico?
      Per me questo è progresso, piaccia o no.
      Quel progresso senza il quale saremmo fermi a qualche secolo fa perchè ogni tuo discorso lo si può applicare a ritroso a tutte le cose tecnologiche che usiamo quotidianamente….

    • Riccardo.S 14 luglio 2011 at 16:14 #

      Tu dici:
      “pensare a una tecnologia come iPhone, e pensare che una tecnologia del genere non duri per almeno vent’anni, ci dovrebbe far pensare. abbiamo accettato che una device tecnologica o un pacchetto software possa morire in due o tre anni al massimo e lo consideriamo un valore sacrificabile in luogo del progresso.
      ma la natura di questo progresso a me pare molto ambigua.”

      Ecco io non capisco proprio perché una simile cosa ti faccia stare così male.
      Perché dovremmo rimanere ancorati alla tecnologia iPhone per 20 anni se tra 5 o 10 venisse tirata fuori una nuova tecnologia migliore ?

      Siamo rimasti ancorati al mouse ed interfaccia ad icone perché per più di 25 anni nessuno era riuscito a creare qualcosa di meglio.

      Ancora non ho capito se hai sviluppato una fobia per il progresso, oppure se hai paura di non riuscire a imparare i nuovi trucchi.
      Ma quello che mi fa davvero paura è pensare che forse dentro di te seppellito nel profondo incatenato e senza più neanche una bocca, ci sia ancora il Venerandi dei vecchi tempi, quello che guardava con trepidazione al futuro, e che ora sta urlando di terrore, un urlo silenzioso, vedendo cosa è diventato.

      Addio Venerandi, salve a te Buon Vecchio Venerandi.

  4. Filo63 14 luglio 2011 at 12:54 #

    “questo spreco, di risorse e di tecnologie, è impacchettato come progresso”
    Purtroppo il progresso è anche figlio della necessità di fare lavorare la popolazione mondiale che a causa di una notevole crescita demografica ci spinge inesorabilmente verso un consumismo obbligato (quante t-shirt in più hai rispetto a quando eri giovane) anche se i risultati economici di tutto questo non sono equamente distribuiti (per non aprire altre polemiche).
    L’invecchiamento tecnologico dipende da quanto scritto sopra e dalle reali necessità di aggiornamento dei nostri strumenti (nessuno ci obbliga ad aggiornarle, vedi esempio plotter a penna)… tu parli della lavatrice, la cambi quando si rompe, il mac è affidabile al punto che io riciclo quelli vecchi di 6 anni come file server che rimangono accesi 24 su 24 ore senza grossi cedimenti per altri anni.
    Cambi l’iPhone quando si rompe, quando non assolve più alle tue reali esigenze o quando le nuove e complesse funzioni immaginate da Apple e da migliaia di softweristi sparsi nel mondo te lo rendono artificiosamente obsoleto? Io credo che ci sia un mix di risposte, credo anche che una grande componente ludica ed edonistica di noi stessi ci impone di andare avanti…
    Ho recentemente acquistato una nuova auto che aveva quelle chiavi che non si infilano più da nessuna parte, con un ulteriore pacchetto di accessori avrei avuto la possibilità, avvicinandomi all’auto, di non doverla estrarre neanche per aprire la portiera!!!… pensai, già non me ne frega niente della chiave che per accendere il motore basta averla in tasca, figurati quella per aprire la macchina…!!! Dopo un anno, dopo aver numerose volte scaricato i pacchi sotto la pioggia, dopo aver cercato le chiavi nella borsa milioni di volte dico… avessi preso quelle dannate chiavi 😉

    Tu parli di ricompilare, di scrivere applicazioni e ti senti abbandonato da Apple… certo con il system di origine (7-8-9) eri ancora di più nel panico, con lo unix va sicuramente meglio… io ti rispondo che tu fai parte di una minoranza di persone molto preparate che si addentrano veramente nel “digitale“ scrivendosi o adattandosi le applicazioni, altri no (ne ieri ne oggi). Io credo che gli strumenti per compilare li troverai sempre ma, vorrei anche rispondere alla tua domanda “a ragion veduta, dopo vent’anni di “the rest of us” siamo sicuri che questa sia effettivamente una miglioria? usare un computer con la stessa modalità con cui si usa un tostapane, ci fa bene?” Per me si! Per me questo mondo ha avvicinato più persone a tecnologie che fino a 15-20 anni fa erano relegate ad usi esclusivamente professionali che necessitavano di corsi e di forte impegno personale per capire come fare il proprio lavoro… il proprio lavoro… cavolo, ricordarsi stringhe di comandi per cercare dove era il proprio lavoro, perdersi in ls-s e via dicendo… combinazioni di tasti per aprire menù o per ruotare un’immagine… una segretaria doveva fare un corso per poter usare un word processor e per capire come archiviare le proprie lettere (rispetto alla macchina da scrivere e i faldoni quello sì che sembrava non essere un progresso)… oggi anche mio padre di 80 anni sfoglia le foto su un iPad, le ingrandisce, va a cercarsi le notizie sui club di bocce in internet e si scarica le app senza avere angosce di installazioni… A me sembra più ambiguo limitare questo mondo tecnologico a pochi adepti, a me sembra più complesso obbligare a conoscere tutta la tecnologia hardware e software di uno strumento che si adatta a migliaia di lavori diversi… questo è il mio pensiero, questo mi ha mosso a rispondervi!!!

  5. Puce 14 luglio 2011 at 16:55 #

    Rob, non prenderla come fatto personale (come forse hai già fatto) ma non ho né tempo né voglia di trattare certe argomentazioni, per cui dopo questo mio post non ne faranno seguito altri… semplicemente ribadisco che certi discorsi lasciano il tempo che trovano, e che è sempre più facile/frequente cadere in sterili polemiche. Il punto non è criticare o meno Apple, ma fare delle critiche che siano sensate.

    Ha senso lamentarsi che su una macchina di 7 anni fa non si possono installare le ultime cose (toh…) o scoprire solo ora che una delle cose buone di Mac OS X è il terminale?

    Ha senso dire che Mac OS X è il sistema migliore ma che il suo guaio è Apple, e a sua volta il guaio Apple è Jobs? Vogliamo forse dimenticare che Mac OS X arriva da NeXT (e quindi da Jobs) o rinnegare il fatto che senza il rientro di Jobs, forse oggi non esisterebbero né Apple né Mac OS X?

    Ha senso rinnegare che Apple ha fatto della semplicità la sua forza? Nel 1984 andava bene abbandonare la finestra nera dell’MS-DOS per abbracciare la GUI, e oggi non possiamo fare a meno del terminale?

    Non è che forse 20-25-30 anni fa, avevate un approccio diverso all’informatica, più da “utilizzatore dello strumento”, mentre oggi siete più smaliziati e “pretendete” di più? (com’è lecito che sia, se lo ritenete necessario, ma non è lecito pretenderlo da Apple, che segue la “sua” strada… che vi piaccia o no)

    Non siete contenti di cosa sta facendo Apple? Avete tutto il diritto di esserlo, ma non per questo avete il diritto di considerare fanboy senza cervello (o utonti narcorizzati) quelli che invece sono pienamente soddisfatti dei suoi prodotti.

    Se volete criticare Apple potete farlo per molte altre cose: i motivi di critica ci sono e non credo che abbiate bisogno dei miei suggerimenti… ma lasciate perdere certi piagnistei puerili.

    PS: continuo a leggere Tevac, nonostante tutto…

  6. pepito 14 luglio 2011 at 18:13 #

    Forse non sarò del tutto OT, visto che siamo in tema di nostalgia…
    Beh, io ho nostalgia dei tuoi racconti “Io Ce e”. Ho comprato Macworld Italia per non so quanto tempo, unicamente per quei racconti (oltre che per Accomazzi, lo ammetto) e li considero, nel loro genere, dei piccoli capolavori. Negli anni ho continuato a leggerti, qua e là, e pur apprezzando ancora alcune cose, non mi è più capitato di amare così tanto le cose che scrivevi. Capita. Fine del OT.
    Forse, se nel 2005 Jobs avesse annunciato il G5 nei powerbook ti avremmo ancora tra noi macfanatici, ma ne dubito. Credo che il discorso sia più ampio e non dipenda tanto da quello che ha fatto o non fatto Apple. Vorrei solo dirti due cose, in breve, insieme ai saluti finali. La prima è grazie, per quei racconti, che per ringraziare forse non è mai troppo tardi. La seconda è che sento una fitta, qui al cuore, se penso al Fabrizio Venerandi post powerbook 12” scrivere su un portatile qualsiasi comprato al centro commerciale vicino casa. Stammi bene, alla prossima.

  7. ciccio 20 luglio 2011 at 22:48 #

    Ognuno ha diritto di vederla a modo proprio, ma che la Apple stia evolvendo verso una “big Brother” farm é fuor di dubbio. Chi lo nega é a dir poco Addicted… poi puó anche piacere la droga del “faccio tutto facilmente”, tanto da scordarsi di chi ha il controllo di quello che uno fa. Ai miei tempi per fare qualcosa occorreva inventarsi la strada, ora é giá pronta, ci ha giá pensato Steve… a voi pensare non serve piú… l’imprevedibile, la libertá di scelta, la privacy… tutti vecchi orpelli per noi vecchi informatici che, oggi, preferiscono scontrarsi con mille problemi, ma usando linux non essere trattati come decerebrati sotto tutela…

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