Un’estate digitale

fabriziovenerandi

Questa estate sono andato qualche giorno fuori Genova. Mi sono portato dietro da leggere, come sempre, ma quest’anno per la prima volta ho potuto mettere le cose che volevo leggere dentro al mio lettore digitale. Non libri, quindi, ma ebook. A volte versioni digitali di libri di carta, a volte cose che non esistono proprio in carta, ma solo in formato elettronico. Siccome il mio lettore è abbastanza datato, ho convertito per tempo le cose che volevo leggere in un formato adatto per lui, e sono partito.
La differenza rispetto agli altri anni è che oggi per la prima volta potevo scegliere tra un catalogo digitale di una certa importanza. Se l’anno scorso i titoli di ebook erano poche centinaia, oggi superano i dodicimila, parlo dei testi in lingua italiana. Ho potuto quindi prendere alcuni testi di narrativa un po’ particolare dal catalogo di un editore solo digitale, un romanzo classico che da tempo volevo leggere, alcuni numeri di una rivista “di intervento culturale” che editiamo noi di quinta in collaborazione con un altro editore, e un piccolo manuale di un linguaggio di programmazione, che andava ad accompagnare un grosso testo di storia che invece sto leggendo da mesi. Un bel bagaglio, che non pesava nulla, se non dentro la mia testa.
Sono arrivato in questa piccola isola della costa croata, ho preso i figli, la compagna e sono sceso in spiaggia, sui sassi, ho messo asciugamani, ombrelloni di rito, creme solari a protezione infinita e poi mi sono seduto, ho osservato il mare per un bel po’, poi ho acceso il lettore e ho iniziato a leggere, sotto al sole cocente. E, subito non me ne sono accorto, ma dopo un po’ mi sono reso conto che leggevo che era una favola.

Leggere all’aperto, sul terrazzo, per strada, sulla spiaggia, naturalmente come si legge con un normale libro di carta, fa bene. Leggere digitale con l’inchiostro è un’esperienza di lettura che per me oggi è ricercata, non è una necessità che faccio controvoglia, o a cui mi devo adattare, ma è un piacere della testa e degli occhi. Leggere digitale significa passare dal piacere della carta, che è un piacere fisico, tattile, sensoriale, a un altro piacere che ha altri motivi per farmi stare bene.
Quella tavoletta è una tavoletta magica, dal punto di vista delle parole. Sdraiarsi sopra un tappeto di sabbia bollente, leggere per un’oretta un romanzo, lasciare tutto per andare a farsi un bagno, tornare, dormire, riaprire il lettore e mettersi a studiare javascript, andare a bere un caffé in un bar e, via wireless, scaricarsi un quotidiano e poi leggerlo con calma e attenzione nelle ore brucianti del primo pomeriggio: un lettore digitale non sostituisce un libro, come spesso sento dire in rete, ma fornisce un ambiente di lettura.
E ho letto molto, tutto quello che mi ero portato dietro, ho letto la piccola biblioteca che mi segue tutti i giorni e i libri che avevo comprato per l’estate. Di volta in volta il lettore digitale diventava un romanzo, poi un saggio da annotare, poi un mensile e poi un quotidiano.
Ho letto molto e ho letto molto perché non ero on line e non avevo fra le mani un tablet.
Non è solo una questione di inchiostro elettronico, è una questione di linguaggio. La parola scritta è uno strumento, ha un suo linguaggio e ha suoi tempi. Con la parola puoi scriverci un tweet o un saggio di centinaia di cartelle, è uno strumento economico e manipolabile, la parola: puoi usarla saltando di pagina web in pagina web, puoi dimenticarla dopo pochi minuti che l’hai letta, puoi interromperla e condividerla anche senza averla capita. È la parola, è una cosa molto umile. Ma è anche uno strumento prezioso. Puoi tornarci sopra, puoi rileggerla, sottolinearla, riscriverla, riassumerla, ripeterla ad alta voce, impararla a memoria. Puoi farla fruttare, se la tratti con cura.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, la parola digitale può essere trattata bene, e io questa estate me la sono goduta, off-line, con un lettore che era nato per quello. Potevo navigarla, cliccarla se era iperestuale, ma all’interno di un ambiente coerente e protetto, che dava modo di concentrarmi, di dare curiosità, di crearmi aspettative che non potevo esaurire immediatamente con un post o una googlata, ma che potevo invece fare crescere dentro e amplificare.

Quando sono tornato in Italia la prima cosa che ho fatto è stata cercare un libro che da tempo volevo leggere, e me lo sono comprato. Non ho nemmeno pensato di comprarlo di carta, ho preso l’ebook. È stato naturale perché era il modo più piacevole di averlo con me e studiarmelo e godermelo. Non è una regola, alcuni libri li voglio di carta perché devo farci delle cose diverse o perché hanno un rapporto con lo spazio che non può essere tradotto in digitale. Ma altri nascono già digitali, anzi, sono /naturalmente/ digitali.

Ecco, questa è stata la mia prima estate da lettore completamente digitale, una specie di giro di boa dal quale non voglio più tornare indietro.

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