Xpress 9: prova sul campo digitale (di battaglia)

“Xpress9 apre al digital publishing”, più o meno questo il lancio che Quark, la storica casa di Xpress, ha fatto circolare attorno alla nuova release del suo storico pacchetto per impaginare. Un pacchetto amato e odiato dai suoi utilizzatori, difeso strenuamente da alcuni e rigettato da altri che perferiscono la suite Adobe che gravita attorno al dtp Indesign.
Quark mi ha anche mandato l’email promozionale nella casella di posta e non ho saputo resistere allo scaricamento del demo e al testing delle nuove possibilità per l’editoria digitale.
Devo aggiungere che l’interesse non era del tutto accademico, lavorando io come editore digitale ed avendo spesso a che fare con pacchetti costruiti proprio con Xpress.
La prima novità, rispetto a Xpress 8, è che non c’è più un installer per PPC. Con questa versione Quark abbandona il microprocessore dei computer pre-intel, per dedicarsi solo alle ultime macchine apple. Se avete un PPC è una novità di cui tener conto (btw, se avete invece windows, Xpress funziona ancora con Windows XP. Think different).
Comunque, scaricato il grosso installer, l’installazione ci lascia nelle applicazioni una cartella del peso di circa un giga e mezzo. Il programma è lì dentro, assieme a svariati file di libreria e alcune cartelle che impareremo a conoscere bene, soprattutto una.

crash all'avvio di Xpress

Lo splash screen alternativo di Xpress

Il primo avvio, dopo un lungo ragionare di Xpress, mi ha mostrato lo splash-screen di avvio e poi una finestra di chiusura inaspettata. Il programma partiva e dopo un po’ si richiudeva inaspettatamente.
Siccome qualche mese fa avevo installato un demo di Xpress 8, ho pensato che fosse quella la causa. Ho quindi de-installato tutto e cancellato dalle diverse librerie ogni tipo di file collegato a Xpress o a Quark. Ho poi reinstallato tutto e il risultato non è cambiato: un crash all’avvio.
La ricerca in rete di feedback al riguardo mi ha portato ad un documento Quark in cui consigliava, nel caso si incappasse in questa situazione, di rimuovere tutte le estensioni contenute nella cartella XTensions e poi di aggiungerle una a una, fino ad arrivare ad un avvio funzionante. Siccome le estensioni sono più di ottanta la cosa richiede un certo impegno.
Senza estensioni Xpress 9 parte, ma appena si inizia a voler fare qualcosa si lamenta che manca l’estensione per farlo, specie per la parte che riguarda l’editoria digitale, e quindi è poi necessario inserirle di volta in volta e rilanciare l’applicazione.

icona Xpress

Cliccherete spesso su questa icona. Per farla ripartire.

Con Xpress attivo ho finalmente aperto il documento su cui dovevo lavorare per esportarlo in ePub e valutare il tipo di lavoro fatto dal programma.
Come immaginavo non c’è modo di farlo automaticamente: editoria digitale ed editoria tradizionale parlano linguaggi diversi e quindi non c’è modo di fare una esportazione di massa di un documento di Xpress. Quello che è possibile fare è ‘appendere’ uno a uno gli articoli che si vogliono inserire nell’epub, creando degli “articoli di riscorrimento”. Questi “articoli di riscorrimento” diventano gli articoli di cui Xpress terrà conto per la sua esportazione in ePub. O almeno credo, vedremo tra poco il perché. Prima voglio segnalare al traduttore italiano di Xpress, che “riscorrimento” in italiano non esiste.

Garzanti linguistica non è aggiornata all'ultimo Xpress.

Garzanti linguistica non è aggiornata all'ultimo Xpress.

Il concetto è semplice: siccome ePub altro non è che un file zippato contenente l’impaginato in formato xhtml (sì, gli ePub sono impaginati in xhtml, come i siti web) ed altri file xml di contorno, non è possibile “convertire” un impaginato concepito per box, magari sovrapposti e linkati tra di loro nello spazio fisico di una pagina. Si tratta proprio di due concezioni diverse di lavoro.
L’idea di Xpress è quella di far segnalare tutti i box che dovranno finire nell’epub, in modo che ogni box diventerà poi un file xhtml. L’insieme dei diversi file xhtml sarà, per il lettore, l’ePub. Questo significa che da subito il lavoro di impaginazione deve tener conto di questa doppia prospettiva di uscita, specie nell’uso dei box immagine o dei box di testo “fluttuanti”.
Dopo aver selezionato tutti gli “articoli di riscorrimento”, che io suppongo sia il “flusso degli articoli” che poi verranno inseriti nell’ebook, si può scegliere di esportare tutto in ePub. L’opzione di esportazione è assieme alle altre, nella voce di menu dedicata alle esportazioni.
Dopo aver scelto la voce, e dopo aver inserito tutte le XTension che di volta in volta Xpress richiede di attivare, finalmente l’esportazione parte e dopo pochi secondi Xpress va in crash.

Godetevi questa finestra perché dura poco.

Godetevi questa finestra perché dura poco.

Non ci sono spiegazioni a questo crash che evidentemente è causato da Qualcosa che vuole farmi risparmiare i soldi di una licenza e farmi continuare a impaginare con un text-editor gratuito. Detto con franchezza, dopo aver speso una intera giornata a cercare di far funzionare questo grosso e pesante demo, tra crash, estensioni e traduzioni incomprensibii, ho rinunciato.
La mia percezione d’uso è che un pacchetto come Xpress non dovrebbe avere questi problemi. Che un demo, anche in presenza di una precedente installazione, vada in crash all’avvio; che abbia bisogno di un tuning manuale delle estensioni; che sia stato tradotto in maniera perlomeno perfettibile; e che abbia una gestione –proprio delle novità introdotte in questa versione– oscura e buggata, ecco questo non è accettabile da un pacchetto con questo costo e con questa tradizione.
Il segnale che Quark lancia è che non vuole essere lasciata fuori dal nuovo mercato dell’editoria digitale e che vuole fornire gli strumenti agli editori per poter “uscire” con una copia digitale accanto a quella cartacea. Ma la prova sul campo mostra un pacchetto in affanno rispetto al lavoro già iniziato da InDesign, e soprattutto poco calibrato rispetto ai numerosi tool di sviluppo per ebook, molto più snelli ed economici.

Il test è stato fatto con MacOsX 10.6.8 e Macmini4,1

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23 Commenti a “Xpress 9: prova sul campo digitale (di battaglia)”

  1. Riccardo.S 15 luglio 2011 at 07:19 #

    Qaurk non è nuova a trattare gli utenti Mac a pesci in faccia, non ti ricordi quando al passaggio da 68xx ai primi PPC Adobe ebbe il coraggio di far pagare a prezzo pieno la versione per PPC anche se si trattava di una brutale ricompilazione piena di bug, e questo malgrado il fatto che la versione per 68xx fosse uscita solo 3 mesi prima.
    Sono anni che Xpress peggiora ad ogni nuova versione, conosco gente, sopratutto tipografie, che ci lavora fin dalla prima versione, ed orami molti di loro sono passati dalla disperazione, all’accettazione, lo accettato per quel che è diventato un pacchetto elefantiaco, con un sacco di problemi, e con l’assoluto bisogno di salvare ogni 5 minuti, quasi tutti quelli che conosco lo continuano ad usare solo perché sono costretti a farlo, i loro clienti gli mandano i file impaginati con xpress.
    Peccato che Quark i vari aggiornamenti te li fa pagare come se fosse oro.

    • Riccardo.S 15 luglio 2011 at 08:38 #

      Ovviamente intendevo dire Quark non Adobe

  2. cristianof 15 luglio 2011 at 08:06 #

    Sono partiti dal Catalyst per i fotocompositori e gli editori, hanno invaso il DTP con XPress diffondendolo a chiunque, sembra che torneranno ad essere solo di nicchia presso gli editori.

  3. macdave 15 luglio 2011 at 09:49 #

    Io lavoro nel settore tipografico ed editoriale da quando Quark non esisteva ancora. XPress, per quel che mi riguarda, ha ufficialmente smesso di essere un programma degno di questo nome quando è passato all’OS X (quindi alla versione 6).
    All’epoca, viste le “performance” del leader-di-mercato, decisi di switchare tutte le licenze dell’azienda al nascente InDesign, che era un software pieno di ottime prospettive (tutte confermate nel tempo) ma aveva – rispetto ad Xpress – la snellezza ed il peso di una billetta di ghisa.
    Il tempo, fortunatamente, mi ha dato ragione.
    Quello che non riesco a capire è come un’azienda che aveva letteralmente in mano il mercato – pur con un prodotto che, ancora oggi, non regge il confronto con il suo diretto concorrente – se lo sia lasciato sfilare di mano. E confermo, da esperienze dirette con competitor e clienti, che chi lo usa ancora oggi lo fa perché ha uno storico talmente ampio da rendere lo switch potenzialmente un bagno di sangue.

    Piccola nota a margine: esiste un buon convertitore commerciale XPress->InDesign, nettamente migliore di quello built-in fornito da Adobe. Quello che mi lascia allibito è che la stessa azienda vende anche un convertitore InDesign->Xpress… 😮

  4. Puce 15 luglio 2011 at 11:49 #

    <>

    Sarà mica perché (dalle statitiche di netmarketshare) il 60% degli utenti Windows è ancora ferma a XP, mentre l’80% degli utenti Mac ha già un Intel? certe “frecciatine” proprio non le capisco… ma continuerò a leggere Tevac, nonostante tutto

  5. Puce 15 luglio 2011 at 11:49 #

    “Se avete un PPC è una novità di cui tener conto (btw, se avete invece windows, Xpress funziona ancora con Windows XP. Think different).”

    Sarà mica perché (dalle statitiche di netmarketshare) il 60% degli utenti Windows è ancora ferma a XP, mentre l’80% degli utenti Mac ha già un Intel? certe “frecciatine” proprio non le capisco… ma continuerò a leggere Tevac, nonostante tutto

  6. MacRaiser 16 luglio 2011 at 12:55 #

    Sara’ mica che, a partire da una decina d’anni or sono, la massa dei tipografi e’ migrata su piattaforma Windows (come i musicisti, gli architetti e i disegnatori 2-3D e adesso pure i montatori video)? Sara’ mica che se Apple stessa penalizza gli utenti Mac, non badando alla retrocompatibilita’ che per gli utenti Windows (iFoni e iPaddi recenti funzionano con XP, ma non con Tiger o Leopard fino alla 5.8) , sai quanto gliene impippa a Quark? Sara’ mica che la durata (alias costi fratto tempo) di un prodotto e’ indice assoluto della sua qualita’? Sara’ mica che Steve Jobs, all’opposto, ci ha fatto arrivare a credere che meno ci dura un hardware o un software, e quindi tanto prima rimettiamo mano al portafogli per rimpinguare le sue tasche, tanto piu’ e’ comprovata la sua eccelsa qualita’? Sara’ quel che sara’, gli utenti Mac lo prendono sempre piu’ in quel posto la’.

    • Riccardo.S 16 luglio 2011 at 13:31 #

      Guarda che Xpress ha gli stessi problemi se non peggiori anche su XP, Vista, 7.
      Il problema in questo specifico caso non è della piattaforma o di Apple, ma di come quark tratta, ma in effetti ha sempre trattato i suoi clienti.

      Tra l’altro nel suo articolo Venerandi, sembra che confonda sistemi operativi differenti con piattaforme e processori differenti e data la sua esperienza dubito che il suo sia une errore.
      Per una azienda è molto più costoso mantenere lo sviluppo su due processori differenti PPC ed intel anche se con il medesimo sistema operativo, che non mantenere la compatibilità tra le varie versioni di windows.
      Anche perché la compatibilità con windows da XP a 7 in questo caso, ma non è certo l’unico, è fatta a scapito dell’utilizzo di tutte quelle particolarità “avanzate” di windows che sono state introdotte dopo XP.

      Per ultimo a Quark gliene dovrebbe “impippare” perché ha perso moltissimi clienti da quando è uscito indesign.

      Quanto all’emorragia di utenti che sono passati da Mac a windows, ha partire da una decina di anni fà, hai ragione, guarda caso era anche il periodo, in cui apple con le macchine pro era ferma con il G5, il cui costo in proporzione alla velocità diventava sempre più ridicolo.

      • MacRaiser 16 luglio 2011 at 18:19 #

        1) Gli stessi problemi a meta’ prezzo scocciano assai meno.
        2) Il problema e’ come Quark tratta i clienti Apple. A parita’ di software (cacca o cioccolata che sia, non e’ questo il punto) i clienti Windows possono tranquillamente lavorare in retrocompatibilita’, il che significa costi notevolmente piu’ bassi. Quindi i clienti Windows vengono trattati meglio (come Venerandi testimonia). Perche’? Perche’ e’ Apple stessa che tratta i propri clienti a pesci in faccia. Ho gia’ scritto riguardo iPaddi, iFoni e iPoddi, percio’ non mi dilungo oltre.
        3) Venerandi non confonde un piffero e ti ricordo che in ambiente Windows esiste una certa casa costruttrice che si chiama AMD, la quale fabbrica processori con architettura completamente differente da quella degli Intel. Dunque la faccenda delle architetture c’entra poco e nulla. C’entra il numero dei clienti, quello si: quelli Mac sono sempre meno in tutti i distretti professionali.
        4) Fammi capire: il tuo discorso e’ “meglio prenderlo nel sedere e dover per forza ricomprare tutte le macchine subito, piuttosto che avere la possibilita’ della retrocompatibilita’” (che per definizione e’ sempre parziale, senno’ che retrocompatibilita’ e’)? Beh, che dire… e’ indubbiamente un punto di vista.
        5) Che InDesign abbia tolto clienti a Quark e’ indubbio. Come e’ indubbio che molti InDesign o Xpress che sia, ormai lo usano da anni in ambiente Windows. E siccome non sono deceduti, colti da peste fulminante, anzi, evidentemente cosi’ male il tutto non deve funzionare.
        7) No. 10 anni fa il G5 manco c’era. Il primissimo modello e’ uscito nel 2003. Il periodo al quale ti riferisci e’ quello della sua uscita di produzione, 5 anni or sono.

        • cappecar 16 luglio 2011 at 23:39 #

          Ragazzi calma…
          Comunque giusto per dover di cronaca AMD produce processori differenti ma con la stessa architettura di Intel cioè la x86, quindi la compilazione è unica (al limite può differire per 32 o 64Bit).
          PPC invece è una architettura differente dalla x86, pertanto ha istruzioni differenti. Fare funzionare un programma su entrambe le piattaforme è molto dispendioso, ha conti fatti spesso non ne fale la pena pr una softwarehouse.
          Inoltre non ho capito le accuse rivolte ad Apple, che in questa storia non centra nulla, la scelta di non supportare più PPC è di Quark.

          Io non consoco X-press, ma da quello che ho letto mi sembra che abbia notevoli problemi di stabilità, ora secondo voi se hanno problemi lavorando su un’unica architettura, come sarebbe quel prodotto se dovesse tener conto anche dei PPC?

          • MacRaiser 17 luglio 2011 at 02:20 #

            “nel novembre 2008, Intel è migrata ad una architettura di memoria simile a quella degli Opteron a partire dalla famiglia di processori Xeon (serie 35xx e successive) che si basano sulla microarchitettura Nehalem.” Da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Opteron

            Bastano queste poche righe per capire che le architetture che gestiscono la piattaforma Windows sono a dir poco variegate (d’altronde si parla di un arco temporale che copra una dozzina d’anni). Quindi ribadisco: la questione architettura del processore mi pare a dir poco speciosa. La scelta e’ puramente questione di numeri: gli utenti Windows pro con vecchi processori sono tanti e dunque mantenere la compatibilita’ all’indietro conviene; quelli Mac ormai sono al lumicino e dunque non conviene, tutto qui.

            Per capire di cosa parlo, a proposito di Apple e retrocompatibilita’, non hai che da andare sul sito Apple e verificare da te quali sono i requisiti di sistema minimi per gli utenti Mac e quali per gli utenti Windows. Salta all’occhio immediatamente che per Apple ci sono figli e figliastri, per cosi’ dire. Dunque perche’ mai Quark dovrebbe comportarsi in modo differente?

            Per quanto riguarda la stabilita’ di Xpress, non comprendo per quale motivo si cerca di giustificarla a tutti i costi per la mancata retrocompatibilita’ solo su Mac. In generale non comprendo gli interventi che tendono sempre a sottolineare le difficolta’ di societa’ che hanno accumulato milioni vendendo software (spesso bacati) agli utenti pro. La nostra solidarieta’ non dovrebbe piuttosto andare a chi con questi software ci si guadagna il pane?

          • cappecar 17 luglio 2011 at 11:13 #

            @MacRaiser
            Intel non ha assolutamente cambiato architettura, come dice proprio il link he hai pubblicato nella prima righa: “Opteron è un microprocessore x86”.

    • Puce 17 luglio 2011 at 21:11 #

      Non essere ridicolo: lo sanno tutti che XP ha tirato lungo perché Vista è stato un buco nell’acqua, senza contare che MS ci ha messo ben 6 anni per metterlo sul mercato… 
      Aggiungo: il problema della compatibilità in Win è spesso contrario, con software “storicamente” legati a XP che hanno tardato a rendersi compatibili con Vista/Seven, il che ha ritardato l’adozione dei nuovi sistemi anche dal punto di vista aziendale (e potrei portarti diversi esempi a sostegno).
      Premesso questo, vabbè che il tuo “astio ossessivo” nei confronti di Apple è arcinoto, ma qui stiamo parlando del comportamento di Quark, comportamento ineccepibile dal punto di vista della strategia aziendale, visti i numeri di cui sopra.

  7. fabriziovenerandi 17 luglio 2011 at 10:49 #

    nel mio pezzo non avevo intenzione da dare alcun grado di colpa. colpa di apple, colpa di ibm, colpa del consorzio powerpc, colpa di quark: ognuno legge a proprio modo la storia al riguardo. oggi un pacchetto dtp come xpress funziona su windows xp, 2001, quindi su un os di dieci anni fa e con macchine di dieci anni fa, mentre su mac vengono tagliate fuori le macchine prodotte prima del 2006 e i sistemi operativi progettati prima del 2007. questo è un fatto, su cui ognuno può trarre le proprie considerazioni.

    • Riccardo.S 17 luglio 2011 at 14:25 #

      Scusa Fabrizio ma come puoi mettere sullo stesso piano il produrre un pacchetto per due processori totalmente differenti con il produrre lo stesso pacchetto per 3 versioni di windos dove in pratica il codice ed il compilato è sempre lo stesso ?

      Detto questo anche in questa occasione Quark ha dimostrato ancora una volta che dei suoi utenti non gliene importa poi tanto.
      Loro continuano a scommettere sul fatto che i loro utenti continueranno ad comperare quark a causa dello storico dei precedenti lavori.

      Io non mi arrabbio perché quark a lasciato a terra gli utenti PPC, ma perché xpress ha problemi a funzionare anche sui Mac Intel ed così anche la versione precedente, soprattutto all’inizio non era certo un esempio di stabilità, la stessa cosa vale anche su Windows, almeno per la versione precedente, per questa è ancora presto per dirlo, anche se ho già sentito alcune persone che su Windows XP lamentano diversi problemi.

      PS
      Adobe in questo non è certamente migliore.

  8. Puce 17 luglio 2011 at 21:57 #

    Cavolo… hai ragione!!!
    anziché badare al 60% degli utenti win che usa ancora XP, potrebbero spendere risorse per quel 20% scarso di utenti Mac che ha anche un PPC: che sciocchi…

    PS: OS a parte, davvero tu installeresti, convinto di farlo funzionare bene, Xpress9 su un PC di 10 anni fa?

    PPS: mi associo a chi aveva nostalgia di “Io Ce e…”

    PPPS: “Continuo a leggere Tevac, nonostante tutto…”

  9. MacMomo 19 luglio 2011 at 14:15 #

    Polemiche a parte, io da (quasi ex) utilizzatore di XPress mi trovo d’accordo con macdave.
    Con la versione 6 ha iniziato a perdere colpi.
    Sarà stato il fatto di dover convertire il codice per il nuovo Mac OS X, ma quella versione non portava praticamente niente di nuovo rispetto alla vecchia 4, e anzi aveva molti bug che non facevano funzionare bene neanche le vecchie… funzioni.
    A quell’epoca il passaggio ad inDesign era più che altro una prova, perché XPress fino a quel momento si può dire che non aveva avuto rivali, ed era il meglio che si poteva desiderare in ambito DTP.
    Ma chi ha avuto il coraggio di migrare al concorrente si è subito accorto delle potenzialità del nuovo arrivato, soprattutto per l’integrazione con gli altri programmi della suite Adobe.
    E il bello è che le nuove feature introdotte col tempo in XPress erano proprio (solo) l’integrazione con i programmi Adobe.
    Poi la Quark non ha certo favorito i vecchi clienti, con dei prezzi da paura anche per gli aggiornamenti, quando dall’altra parte si poteva avere insieme alla Creative Suite (acquisto comunque obbligato) anche inDesign.
    Insomma la Adobe è stata scaltra, ma alla Quark se la sono proprio cercata.

  10. Giambattista Marcucci 4 ottobre 2012 at 02:32 #

    Scusatemi tanto se mi “intrometto”, ma la qualità dei file PDF prodotti dalle vecchie versioni di Quark Xpress (la 4 ad esempio) vi sembra uguale a quella della versione 8? A me sembra che ci sia un abisso. Andrebbe considerato che i file PDF son quelli che si portano al tipografo per andare in stampa. Sbaglio?

  11. Federico 28 novembre 2012 at 18:24 #

    Ognuno ha i suoi gusti, personalmente non faccio doppio clic su un’icona “Xpress” da almeno 6 anni, Quark si è seduta sugli allori in modo arrogante, poi quando qualcuno si è svegliato, ha visto che siamo negli anni 2000 e che per fare un filetto di colore rosso di 2 punti attorno ad un testo nero non serve passare per Illustrator… beh per Quark sono stati dolori 🙂

  12. vale 29 marzo 2013 at 14:37 #

    Ciao!
    ho una domanda, c’è compatibilità tra la versione 8 del mac e quella del pc??? mi spiego meglio: se faccio un file sul mac riesco poi a leggerlo su pc???

  13. giuseppe 19 dicembre 2013 at 10:04 #

    ciao a tutti , volevo sapere se quarkxpress 7.31 è compatibile con Window 8 a 64 bit

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